Questo è il numero di venerdì 10 ottobre 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Poco tempo fa nella redazione politica di un importante quotidiano nazionale arrivò una stagista, poco più di 20 anni, proveniente da una scuola di giornalismo. Un giorno le agenzie di stampa diedero la notizia che in una città italiana era in corso uno scontro perché la maggioranza locale di centrodestra stava per intitolare una via a Giorgio Almirante e l’opposizione era contraria. Alla stagista fu chiesto di lavorare alla stesura di un articolo per il sito della testata senonché, alla richiesta, il suo sguardo tradiva un certo smarrimento. Le fu chiesto: sai chi è Almirante? Occhi sbarrati, imbarazzo: non ne aveva la più pallida idea. Si era già lasciata serenamente alle spalle il Novecento. Se le avessero chiesto di scrivere un pezzo di meccanica quantistica sarebbe stata meno disorientata.
Ieri sera mi è capitato di vedere un serv…
Questo è il numero di venerdì 10 ottobre 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Poco tempo fa nella redazione politica di un importante quotidiano nazionale arrivò una stagista, poco più di 20 anni, proveniente da una scuola di giornalismo. Un giorno le agenzie di stampa diedero la notizia che in una città italiana era in corso uno scontro perché la maggioranza locale di centrodestra stava per intitolare una via a Giorgio Almirante e l’opposizione era contraria. Alla stagista fu chiesto di lavorare alla stesura di un articolo per il sito della testata senonché, alla richiesta, il suo sguardo tradiva un certo smarrimento. Le fu chiesto: sai chi è Almirante? Occhi sbarrati, imbarazzo: non ne aveva la più pallida idea. Si era già lasciata serenamente alle spalle il Novecento. Se le avessero chiesto di scrivere un pezzo di meccanica quantistica sarebbe stata meno disorientata.
Ieri sera mi è capitato di vedere un servizio del programma Ore 14, edizione serale. Erano interviste a giovani militanti Pro-Pal, tutti con la kefiah, tutti molto di sinistra, che spiegavano la legittimità dell’eccidio del 7 ottobre 2023. Uno di loro, per argomentare le sue ragioni, spiegava che anche i nostri partigiani avevano dovuto usare la violenza per combattere i nazisti, dunque perché negare questa via a Hamas? Tutti gli intervistati erano sulla medesima linea: il 7 ottobre è stato un atto di resistenza. Per quei giovani i miliziani che urlavano Allahu akbar mentre si dirigevano a sterminare i loro coetanei radunati al festival musicale e trucidare inermi famiglie nei kibbutz, terroristi che hanno sistematicamente ucciso le donne non prima di averle stuprate davanti ai compagni e ai figli, sono l’equivalente del partigiano Johnny e dell’Agnese che va a morire. Loro, a differenza della stagista che ignorava Almirante, del Novecento non sembrano del tutto digiuni. Ne hanno ingoiato un bignami edizione Savelli (questa è più difficile di Almirante), mutuando vecchie pose e antichi slogan come per esempio “Palestina libera, Palestina rossa”. Quando lo si cantava nelle piazze, Domenica in la conduceva Pippo Baudo, non ancora Tommaso Cerno. Gli autonomi romani che nel 1979 furono fermati in Abruzzo mentre trasportavano su un furgoncino un missile della resistenza palestinese erano in rapporti con il Fronte popolare di liberazione della Palestina. C’era almeno un vincolo ideologico: erano tutti comunisti. In quale modo i fondamentalisti di Hamas dovrebbero attuare il sogno di Palestina socialista vagheggiato da quei ragazzi non è chiaro a nessuno, verosimilmente nemmeno a loro. Non le hanno viste le immagini del 7 ottobre? Le hanno viste e approvano le esecuzioni di massa? Non sanno che degli stupri ci sono prove documentali e oggettive? Decidete voi cosa sia peggio: che quei ragazzi non sappiano di cosa parlano o che lo sappiano e abbiano deciso che uccidere a caso civili inermi sia un eroico atto di anticolonialismo di sinistra. Più paternalista criticare i ragazzi per le loro acerbe castronerie o prenderle per buone con una pacca sulla spalla?
“Non ci sono prove degli stupri il 7 ottobre”, ha detto qualche tempo fa la Relatrice speciale Onu per la Palestina Francesca Albanese, quando ancora non tutte le sue affermazioni avevano l’eco che hanno ora, e non è solo una sciagurata menzogna ma anche una affermazione che, se fosse pronunciata da un “maschio bianco privilegiato” su uno stupro consumato in Occidente, costerebbe guai seri al malcapitato, qui nel nuovo continente digitale che cerca di staccarsi dal Novecento. Una ormai famigerata attivista spagnola della Flotilla, nota alle cronache come Barbie Gaza, ha sostenuto in un video facilmente reperibile sul web che il 7 ottobre gli stupri non ci sono stati, anzi addirittura che una donna israeliana ostaggio di Hamas “si è sentita brutta” perché i suoi rapitori non l’avevano toccata e insomma ci è rimasta male che quei gentiluomini non l’avessero violentata. Immaginate le reazioni a una bestialità del genere in bocca a qualcuno senza il lasciapassare etico della Flotilla.
Sia chiaro: l’esistenza di queste frange non è certo la fotografia di tutti i giovani e non toglie valore e merito a chi, giovane o meno, si è mobilitato ed è sceso in piazza per fermare gli orrori subiti dai civili palestinesi. Ma queste posizioni ci sono, e non sono solo quelle di una trascurabile minoranza. La retorica dei tribuni le ha sdoganate, il silenzio dei partiti le ha legittimate. Non è stato un buon segnale che il Pd non abbia trovato il modo di far parlare qualcuno a titolo ufficiale a difesa del sindaco di Reggio Emilia angariato per aver pronunciato la parola “ostaggi” o contro l’ignobile striscione pro 7 ottobre che ha sfilato in bella vista nel corteo romano dello scorso fine settimana. Che si taccia per paura delle scomuniche, magari per evitare il rischio di non essere tutti perdonati e assolti, o invece per calcolo elettorale, cambia poco. Chi manifesta ha diritto di farlo con le parole d’ordine che ritiene, anche senza avere un piano o un programma; chi fa politica dovrebbe avere chiaro cosa assecondare e seguire e cosa arginare e tenere a distanza.
Si sa che, a dire che i giovani non sono per forza meglio degli adulti e degli anziani, si fa facilmente la figura dei tromboni passatisti. Ma anche a fare a tutti i costi la parte di quelli che “i giovani ci salveranno” si rischia una robusta dose di patetismo. I ragazzi hanno diritto a sbagliare e anche a non sapere, come è capitato a tanti di noi alla loro età, e a qualcuno pure dopo. Il problema è fermarsi almeno un metro prima che l'ignoranza dei vent’anni diventi la linea politica degli adulti.