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Trump, Vance e l’ultimo passo nell’orrore: ora uccidere gli oppositori è legale

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Mentre il presidente mente senza ritegno sull'uccisione di Renee Good da parte delle forze speciali anti-immigrati, il vicepresidente preferisce una brutale verità: “È morta per la sua ideologia”.
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Questo è il numero di venerdì 9 gennaio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, accreditato della fama di ala social-proletaria del trumpismo, uno insomma che sta a Trump come le Sa dei fratelli Strasser stavano ad Adolf Hitler, ha detto che Renee Good, 37 anni, poetessa, madre di tre figli, “è morta per la sua ideologia”. Vance, che alla politica arriva reduce da velleità intellettuali, uno insomma che sta al movimento Maga come Goebbels al Partito nazional-socialista, è convinto che rivendicare sia anche meglio che mentire: sui fatti di Minneapolis non sente il bisogno di negare l’evidenza come il presidente Trump, capace di sostenere che il killer dell’Ice sia stato aggredito e investito dalla vittima, mentre tutti i video mostrano chiaramente come la donna si stesse allontanando con la macchina senza minacciare nessuno quando è stata uccisa deliberatamente.

Vance…

Questo è il numero di venerdì 9 gennaio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, accreditato della fama di ala social-proletaria del trumpismo, uno insomma che sta a Trump come le Sa dei fratelli Strasser stavano ad Adolf Hitler, ha detto che Renee Good, 37 anni, poetessa, madre di tre figli, “è morta per la sua ideologia”. Vance, che alla politica arriva reduce da velleità intellettuali, uno insomma che sta al movimento Maga come Goebbels al Partito nazional-socialista, è convinto che rivendicare sia anche meglio che mentire: sui fatti di Minneapolis non sente il bisogno di negare l’evidenza come il presidente Trump, capace di sostenere che il killer dell’Ice sia stato aggredito e investito dalla vittima, mentre tutti i video mostrano chiaramente come la donna si stesse allontanando con la macchina senza minacciare nessuno quando è stata uccisa deliberatamente.

Vance, la tesi della legittima difesa dell’agente, la sostiene da par suo: quella donna è “morta per la sua ideologia”. Capito? Certo che l’agente è stato aggredito: aggredito dall’ideologia di Renee Good. Quella è la minaccia alla quale ha reagito il pistolero delle squadracce trumpiane che da mesi terrorizzano gli Stati Uniti.

Pensarla diversamente da Trump è in sé una forma di aggressione. Le idee diverse da quelle della cosca di Washington sono un pericolo per la nazione e da oggi chi le professa è degno di essere ucciso con la benedizione della Casa Bianca. L’amministrazione Trump ha infatti già garantito pubblicamente piena e immediata immunità al killer, perché uno dei primi paletti a saltare, quando al potere si insedia gente che disprezza la democrazia, è la separazione tra potere esecutivo e potere giudiziario. Nel volantino di rivendicazione dell’omicidio il vicepresidente Vance spiega che il sostegno all’Ice è incondizionato e che la risposta del governo a chi si oppone alle sue politiche sarà “ancora più dura”, “even harder” nell’originale. Un passaggio inquietante nella sua brutale sincerità: sappiate, cari americani, che all’intellettuale Vance frullano già in testa soluzioni “più dure” di un omicidio a sangue freddo. Cosa c’è di “più duro” di un omicidio a sangue freddo? Non è chiaro quale altra soglia debba essere superata per arrendersi all’evidenza che il più potente e importante Stato del mondo non si muove più dentro i confini della democrazia e dello Stato di diritto.

Ricorderete Vance bullizzare Zelensky nello Studio Ovale - una scena che resterà nella storia, a testimoniare il livello politico e morale dell’amministrazione in carica – mentre aizzava il capo a sbranare a sua volta, perché Trump non è tipo da accettare di arrivare secondo in prepotenza, sarebbe come se in Goodfellas Bob De Niro si facesse rubare il ruolo di boss protagonista da Joe Pesci. I gangster minori, in questa elegia americana, fanno la fine di Maduro, accusato giustamente di aver truccato le elezioni ed essere rimasto abusivamente al potere, ciò che ha tentato invano di fare Trump nel gennaio 2021 con una spedizione di bravi ragazzi a Capitol Hill, tutti già graziati dopo il ritorno del tycoon alla Casa Bianca.

C'è una categoria di persone che Trump sopporta ancora meno di tutti gli altri: quelli che riescono a fare peggio di lui. Ha detto che uno degli errori di Maduro è stato imitare i suoi balletti. Era serio. Ha detto che è stato sbagliato dare il premio Nobel per la pace a Marìa Corina Machado, leader dell’opposizione al regime venezuelano, e Machado, che aspira a governare Caracas, intervistata da Fox News ha risposto che è pronta a cointestare ufficialmente il Nobel a Donald, dimostrando che persino Trump ogni tanto ha ragione: il premio per la pace meritava mani migliori.

Il blitz sul Venezuela ha aperto la vista panoramica sulla drammatica situazione in cui si trovano i democratici in ogni angolo del globo: stretti tra i supporter di un tiranno nordamericano, pronti a giustificarne ogni nefandezza, e i simpatizzanti di un tiranno deposto, tra i quali spiccano pezzi di sinistra convinti che quello venezuelano fosse un avanzato tentativo di socialismo, anche costoro, sebbene in tutt'altro senso rispetto a Renee Good, morti di ideologia. L’unico capo di governo europeo ad aver definito “legittimo” il raid di Caracas è l'ex missina Giorgia Meloni, cresciuta politicamente su un colle romano dal nome non a caso allucinogeno.

Renee, dunque, è “morta per la sua ideologia”. Quale poi? L’essere comunista? Non risulta. L’essere democratica? Possibile. L’essere umana? Probabile. O forse l’essere lesbica, ma questo il suo killer non poteva saperlo. Gli unici indizi a sua disposizione sulla vita di Renee erano i peluche dei figli sui sedili dell’automobile.

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