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La domanda ormai è: Trump è ancora disposto ad accettare libere elezioni?

Donald Trump (reuters)

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Il Washington Post scrive oggi che il presidente è pronto a un ordine esecutivo che gli attribuirebbe poteri straordinari nella gestione del voto. La giustificazione: un quadro di emergenza nazionale causato dalle interferenze cinesi nelle urne americane
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Questo è il numero di venerdì 27 febbraio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Un autorevole sondaggio dello scorso anno certificava che negli Stati Uniti circa due terzi degli elettori repubblicani sono convinti che le elezioni presidenziali del 2020, quelle in cui Joe Biden sconfisse Donald Trump, siano state truccate. Credono insomma alla tesi che Trump stesso ha sempre sostenuto e che fu alla base del suo sostegno al tentato golpe del 6 gennaio 2021 con l’assalto a Capitol Hill. Trump non perde occasione di rimarcare questa verità alternativa, come la chiamerebbe lui. Lo fece anche in occasione dell’incontro alla Casa Bianca con Giorgia Meloni, che ritenne di lasciar correre e ascoltò silente Trump che rilanciava la teoria dei brogli.

Negli Usa la domanda che si pongono sempre più persone, addetti ai lavori o semplici cittadini, non è se Trump vincerà o perderà le elezioni di metà mandato – a giudicare dai …

Questo è il numero di venerdì 27 febbraio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Un autorevole sondaggio dello scorso anno certificava che negli Stati Uniti circa due terzi degli elettori repubblicani sono convinti che le elezioni presidenziali del 2020, quelle in cui Joe Biden sconfisse Donald Trump, siano state truccate. Credono insomma alla tesi che Trump stesso ha sempre sostenuto e che fu alla base del suo sostegno al tentato golpe del 6 gennaio 2021 con l’assalto a Capitol Hill. Trump non perde occasione di rimarcare questa verità alternativa, come la chiamerebbe lui. Lo fece anche in occasione dell’incontro alla Casa Bianca con Giorgia Meloni, che ritenne di lasciar correre e ascoltò silente Trump che rilanciava la teoria dei brogli.

Negli Usa la domanda che si pongono sempre più persone, addetti ai lavori o semplici cittadini, non è se Trump vincerà o perderà le elezioni di metà mandato – a giudicare dai sondaggi non sembrano esserci molti dubbi: i repubblicani sono candidati a perderle - ma se accetterà il verdetto, e quanto cercherà di alterarlo prima e dopo il voto. Lo stesso vale per le prossime presidenziali, alle quali peraltro Trump non potrebbe correre essendogli precluso un terzo mandato. Ma anche qui Trump ha già evocato la possibilità di una nuova corsa alla Casa Bianca. Come potrebbe? Forzando le regole o ignorandole, come del resto ha già fatto sui dazi esautorando il Congresso. Cosa che, ha certificato la fresca sentenza della Corte Suprema, non aveva facoltà di fare.

Stamattina il Washington Post, quotidiano falcidiato da licenziamenti di massa e zavorrato da un editore, Jeff Bezos, che ha aderito al trumpismo al punto da finanziare di fatto a fondo perduto un documentario su Melania Trump interessante come un fermo immagine di due ore su un semaforo, ha in prima pagina una notizia sui piani di Trump in vista del voto di midterm. Scrive il Washington Post che tra gli attivisti pro Trump circola la bozza di un executive order che la Casa Bianca conoscerebbe bene: 17 pagine nelle quali, denunciando interferenze cinesi nelle elezioni del 2020, si delinea un perdurante quadro di emergenza nazionale e si dispongono poteri straordinari del presidente sul voto. Nella bozza visionata dal quotidiano si parla di “minaccia straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”. Nell’articolo viene data voce a Peter Ticktin, un avvocato della Florida che ha lavorato alla stesura del documento. Ticktin non è un legale qualunque: conosce Trump dai tempi del college e ha già fatto parte del team di legali ai quali l’attuale presidente affidò la causa per le ingerenze russe nel voto presidenziale del 2016, quando Trump prevalse su Hillary Clinton. Ingerenze in questo caso meno fantasiose ma che, per quel che è accertato, non furono certo tese a danneggiare Trump, casomai l’esatto contrario. Dice Ticktin: “Per la Costituzione tocca agli Stati la gestione delle elezioni, ma qui abbiamo interessi stranieri che stanno interferendo nei nostri processi elettorali, situazione della quale il presidente è consapevole. È un’emergenza nazionale e il presidente deve essere in grado di affrontarla”. Ticktin aggiunge di lavorare in coordinamento con la Casa Bianca e che, per esigenze di sicurezza nazionale, non può dire di più.

Trump non ha mai smesso di insistere sulla necessità di cambiare le regole di voto. Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence nazionale, ha avviato un’indagine formale sul voto del 2020. Non si vede altro fondamento di questa investigazione che non sia la possibilità di tenere gli avversari sotto minaccia giudiziaria e creare una base politica per futuri colpi di mano. Il presidente sta già spingendo per approvare definitivamente il cosiddetto Save America Act, nome che è già un programma: prevede fortissime limitazioni al voto per corrispondenza e nuove regole per la registrazione degli elettori con l’obiettivo, nemmeno velato, di rendere più difficile il voto delle minoranze. Il Save America Act, già approvato alla Camera, è fermo al Senato per le resistenze tra gli stessi repubblicani. Trump, con un messaggio sul social Truth lo scorso 13 febbraio, ha spiegato che in caso di impasse sulla legge interverrà personalmente: “Presenterò un ordine esecutivo su base inconfutabile”.

Quali siano le intenzioni nel mondo Maga in vista delle future tornate elettorali è già emerso anche dalle dichiarazioni di Steve Bannon. Uno che non ha certo il potere e l'influenza della prima stagione trumpiana ma esprime ancora bene gli umori e le aspirazioni di un pezzo rilevante del mondo che sostiene il presidente. Parlando all’indomani delle esecuzioni di Minneapolis, e come se niente fosse successo, Bannon ha proposto di schierare l’Ice fuori dai seggi per le elezioni di midterm. Una proposta da Stato di polizia, realtà che gli abitanti di Minneapolis hanno già sperimentato sulla loro pelle. Le mosse del presidente potrebbero essere proporzionali alla posta in gioco, almeno secondo il suo più che distorto concetto di proporzione. Quest'anno le elezioni di midterm non rappresentano infatti solo un termometro politico. Se i repubblicani perdessero la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, Trump correrebbe il concreto rischio di trovarsi sotto impeachment.

In questo secondo mandato Trump ha dato abbondante prova di essere capace di tutto. La questione ormai si pone con chiarezza agghiacciante: Trump si muove ancora dentro i confini di una democrazia dell’alternanza? O tra le sue intemperanze va considerato probabile, persino scontato, che cerchi di forzare la mano per sbloccare tutti i limiti del suo potere? Trump non ama sentirsi secondo a nessuno e, da questo punto di vista, lo è nei confronti di Xi e Putin. Autocrati che rispetta, a differenza dei democratici leader europei, e che non hanno il problema di dover chiedere ai loro elettori cosa pensino dell’operato del governo. Nel gennaio 2021 il golpe trumpiano fallì anche perché il presidente ci arrivò sconfitto dalle urne e uscente. L’allora vicepresidente Mike Pence si rifiutò di collaborare ad azioni che invalidassero il responso delle urne. All’epoca, però, i repubblicani esprimevano ancora parzialmente un pezzo di classe dirigente non steso in adorazione ai piedi del leader. Oggi chi si opporrebbe a un eventuale colpo di mano? La speranza è che, nel caso, gli americani trovino il modo di farlo.

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