Mussolini, l'avanguardia che ha portato lo spettacolo in politica e ora viceversa
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 10 aprile 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
“Bassoli’, hai fatto crolla’ la lira!”. Chi la ascoltò in diretta tv, quella frase di Alessandra Mussolini rivolta ad Antonio Bassolino, non se la può dimenticare. Mancava solo la mano a cucchiara (o c'era?). Era l’autunno del 1993, l'inizio dello show: Bassolino e la nipote del Duce erano rivali alle comunali di Napoli, le prime con il nuovo sistema elettorale: elezione diretta del sindaco. Si ritrovarono in un duello tv a “Milano, Italia”, lo storico programma di Gad Lerner ma in quell’edizione conduceva Gianni Riotta, e con quella strampalata accusa Mussolini anticipò a tutti cosa sarebbe successo alla politica italiana e al nostro dibattito pubblico. Ora pare acqua fresca, quella battuta, roba ordinaria, quotidiana, potrebbe persino apparire seriosa a qualcuno. Ma all’epoca non c'erano né Internet né i social, non era normale che la…
Questo è il numero di venerdì 10 aprile 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
“Bassoli’, hai fatto crolla’ la lira!”. Chi la ascoltò in diretta tv, quella frase di Alessandra Mussolini rivolta ad Antonio Bassolino, non se la può dimenticare. Mancava solo la mano a cucchiara (o c'era?). Era l’autunno del 1993, l'inizio dello show: Bassolino e la nipote del Duce erano rivali alle comunali di Napoli, le prime con il nuovo sistema elettorale: elezione diretta del sindaco. Si ritrovarono in un duello tv a “Milano, Italia”, lo storico programma di Gad Lerner ma in quell’edizione conduceva Gianni Riotta, e con quella strampalata accusa Mussolini anticipò a tutti cosa sarebbe successo alla politica italiana e al nostro dibattito pubblico. Ora pare acqua fresca, quella battuta, roba ordinaria, quotidiana, potrebbe persino apparire seriosa a qualcuno. Ma all’epoca non c'erano né Internet né i social, non era normale che la politica fosse sostituita dall’avanspettacolo. E, ogni volta che Mussolini apriva bocca, non c’era traccia di politica. Era puro cabaret, e presto anche un pezzo di giornalismo si sarebbe votato alla causa (pure Lerner, è finito a fare la prima firma di un quotidiano filotrumpiano dove, solo per dirne una, l'ex presidente Usa Joe Biden era nei titoli Rimbambiden, poi se ne è andato spiegando che non si era accorto della cosa).
Per capirci sull'impatto del mussolinismo tendenza Alessandra: alla fine del 1993 non era nemmeno sceso in campo Silvio Berlusconi. Lo fece, di fatto, proprio in quella tornata amministrativa spiegando che, se avesse votato per il sindaco di Roma, avrebbe preferito il postfascista Gianfranco Fini a Francesco Rutelli. In compenso, alla Garbatella la sedicenne Giorgia Meloni aveva già in tasca la tessera del Movimento sociale, lo stesso partito che aveva candidato Mussolini a Napoli. Sia chiaro: il Msi l’aveva candidata proprio per il nome, mica nonostante. La sera dello spoglio del primo turno (Bassolino diventò sindaco solo al ballottaggio), uno dei dirigenti del Msi di Napoli, Antonio Piccenna, si presentò festante davanti alle telecamere con un distintivo della Repubblica di Salò appuntato sul bavero della giacca. Molti italiani conoscevano Mussolini perché era "la nipote della Loren" prima ancora che quella di Benito. Sua madre, Maria Scicolone, sorella minore dell’attrice, nel 1962 aveva sposato Romano Mussolini, uno dei figli del Duce. Chi leggeva Gente o altri rotocalchi conosceva benissimo la storia. A una minoranza di connazionali Mussolini era nota per un servizio in topless su Playboy nel 1983, quando voleva fare l’attrice come la zia. I cinefili più scrupolosi la ricordavano per un ruolo minore in Noi uomini duri, un filmetto comico con due star del tempo, Renato Pozzetto ed Enrico Montesano. Mussolini aveva un vantaggio rispetto alle Claudia Conte di oggi: avendo a disposizione quel nome, e un partito che lo idolatrava, per rifarsi il curriculum non aveva bisogno di osservatori sul bullismo o documentari “contro tutte le mafie”. Nemmeno di fidanzarsi con Gianfranco Fini o chi per lui, un marito ce l’aveva già. Si era sposata a Predappio il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, e quando aveva dovuto battezzare la figlia aveva usato il corredino del papà Romano, inaugurato nel 1927 e comprendente un cuscinetto tutti ricamato di fasci.
Molti anni dopo la battuta a Bassolino, quando già aveva cominciato a cambiare partiti, Mussolini fu protagonista della prima scazzottata televisiva politica, a Porta a porta, con la ministra comunista Katia Bellillo che le lanciò un microfono e lei che le rifilò un calcione visibile senza moviola. Sempre da Vespa, alla vigilia delle elezioni del 2006 si era accapigliata con Vladimir Luxuria, candidata di Rifondazione comunista, alla quale aveva rivolto la famigerata battuta “meglio fascista che frocio”. Quel giorno, mentre qualcuno ancora si illudeva di assistere a un confronto politico, stavano battagliando un futuro mito dell’Isola dei famosi, Luxuria, che avrebbe prima vinto da concorrente e poi addirittura condotto e l’attuale protagonista assoluta del Grande fratello vip. Molti anni dopo quello scontro, all’inizio degli anni Venti, e con in mezzo traversie familiari così gravi che è bene non tirare in ballo, Mussolini passò al periodo arcobaleno: voleva diventare icona gay e fece dichiarazioni pro lgbtq+ più spinte e convinte di almeno mezzo Pd. Mussolini disse di essere a favore di: matrimonio gay, adozioni gay, maternità surrogata, passaporti con indicazione del terzo genere neutro. Poi nel 2025 ha scelto il nuovo partito dove condurre queste sentite battaglie: la Lega di Matteo Salvini. Si è capito che le battaglie lgbtq erano l'equivalente dell'osservatorio bullismo per quell'altra.
Al Grande Fratello vip Mussolini sta tenendo in piedi da sola un format logoro e inguardabile. È irrefrenabile. Balla, canta, fa la mossa, flirta, ride, irride, deride, è portatrice sana di meme. Di questo aveva bisogno un programma finito come il Gf vip per resuscitare: una sana e robusta iniezione di politica contemporanea.