Questo è il numero di venerdì 24 aprile 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Julia Varvaro, 29 anni, era vicesegretaria per la lotta al terrorismo nel dipartimento di sicurezza interna degli Stati Uniti. Non lo è più da pochi giorni. Da quando, cioè, è stata sospesa dopo che un uomo ha presentato una denuncia nei suoi confronti accusandola di svolgere, parallelamente al mestiere ufficiale, quello di cacciatrice di sugar daddy. Con l’espressione sugar daddy si intende uomini anziani e facoltosi che ricompensano con denaro e beni di lusso l’avvio di una relazione con donne molto più giovani di loro. C’è un account con tanto di foto di Varvaro in una app specializzata nel fare incontrare la domanda e l’offerta nel settore, segnalato dall'uomo che l'ha denunciata. Unica accortezza: il nome del profilo è "Alessia".
Il direttore dell’Fbi Kash Patel, nominato dall’amministrazione Trump all’inizio del secondo mandato, h…
Questo è il numero di venerdì 24 aprile 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Julia Varvaro, 29 anni, era vicesegretaria per la lotta al terrorismo nel dipartimento di sicurezza interna degli Stati Uniti. Non lo è più da pochi giorni. Da quando, cioè, è stata sospesa dopo che un uomo ha presentato una denuncia nei suoi confronti accusandola di svolgere, parallelamente al mestiere ufficiale, quello di cacciatrice di sugar daddy. Con l’espressione sugar daddy si intende uomini anziani e facoltosi che ricompensano con denaro e beni di lusso l’avvio di una relazione con donne molto più giovani di loro. C’è un account con tanto di foto di Varvaro in una app specializzata nel fare incontrare la domanda e l’offerta nel settore, segnalato dall'uomo che l'ha denunciata. Unica accortezza: il nome del profilo è "Alessia".
Il direttore dell’Fbi Kash Patel, nominato dall’amministrazione Trump all’inizio del secondo mandato, ha appena fatto causa alla rivista The Atlantic per un articolo contenente oltre venti testimonianze anonime che riferiscono della grave situazione in cui versa il Bureau a causa delle condotte di Patel. Nell’articolo si racconta che l’Fbi ha dovuto riprogrammare alcune riunioni previste in mattinata perché il direttore aveva passato le serate precedenti a bere e non era in condizioni di partecipare. Si racconta inoltre che in almeno due circostanze, mentre l’Fbi era impegnato in delicate operazioni di caccia all’uomo o di sicurezza interna, Patel era letteralmente irreperibile.
Più gentile con The Atlantic è stato in passato il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che ha a sua volta un passato di alcolismo (oltre ad accuse di abusi sessuali e condotte violente). Hegseth non si accorse che il direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg era stato aggiunto per sbaglio in una chat nella quale alti rappresentanti del Pentagono e dell’amministrazione Trump si scambiavano informazioni sul piano di attacco militare americano agli Houti. A includere per errore Goldberg nel gruppo era stato il consigliere per la sicurezza Usa, Michael Waltz. Hegseth, che ha ammantato l’attacco all’Iran di scopi mistici e religiosi, è diventato zimbello mondiale qualche giorno fa quando, convinto di citare un passo originale della Bibbia, ha riprodotto testualmente il monologo “religioso” che Samuel Jackson pronuncia in Pulp Fiction.
Anche Kristi Noem, come Varvaro, non è più al suo posto. La donna che Trump aveva scelto come responsabile della sicurezza, in pratica per dare la caccia ai migranti con le squadracce dell’Ice, è una signora che in un libro sulla sua vita aveva raccontato di aver sparato al suo cane di 14 mesi perché non le obbediva e le aveva rovinato una battuta di caccia.
Il ministro della Salute scelto da Trump, Robert F. Kennedy junior, convinto No Vax, propalatore di ogni possibile teoria del complotto sul Covid, ha spiegato di non temere alcun germe perché in passato sniffava cocaina dalle tavolette del water.
L’economista che Trump ha imbarcato nella sua squadra come ispiratore della politica sui dazi, Peter Navarro, è un signore scovato su Amazon da Jared Kushner, il genero di Trump, perché aveva in vendita sulla piattaforma un libro contro la Cina. La particolarità degli studi, chiamiamoli così, di Navarro è che per suffragare le sue teorie citava spesso il magistero dell’economista Ron Vara. Chi era Ron Vara? Nessuno. Non esiste. Ron Vara è l’anagramma di Navarro.
Tulsi Gabbard, messa da Trump a capo dell’Intelligence, definita negli anni scorsi sulla tv di Stato russa “la nostra fidanzata americana”, all’inizio del mese si è presentata in audizione al Senato con un documento scritto nel quale si affermava che l’Iran non aveva ripreso ad arricchire l’uranio, tesi opposta a quella sostenuta da Trump per giustificare l’attacco militare a Teheran. Messa davanti all’evidente contraddizione, Gabbard ha detto a voce il contrario di quel che c’era scritto nel documento.
Il vicepresidente Jd Vance, considerato l’intellettuale della compagnia, pur di dare ragione a Trump dopo gli attacchi al Papa ha spiegato che la teologia di Leone XIV è fallace. Vance si professa cattolico.
Questa è solo una parte della squadra alla quale Trump ha affidato il ruolo di classe dirigente della nazione più potente e centrale al mondo. Quello che sta accadendo negli Usa è la degenerazione finale di processi che si sono manifestati in molte democrazie occidentali, spinti però al livello estremo e forse finale. L’esperimento Trump va oltre tutto ciò che abbiamo visto anche altrove: la politica spettacolo, il governo per annunci, la comunicazione con i meme e le card. Negli Stati Uniti l’antipolitica e il populismo si sono trasformati in un osceno Carnevale, una distopica autoparodia che avrebbe anche una sua forza comica e letteraria, se non stesse spingendo il mondo verso l’orrore di una guerra permanente. Trump è l’idolo degli agit prop putiniani perché sta attuando dall’interno il disegno degli autocrati: separare i popoli dalla democrazia. Quanto alle azioni e alle parole di Trump, che avrebbero arricchito la delirante antologia del suo team, resta solo una domanda: chi si è accorto solo ora, adesso, nell’ultimo mese e mezzo, che Trump ha anche problemi di lucidità, dov’era quando radunava la sua classe dirigente? Dov’era ogni volta che apriva bocca?