Succede in politica di imbattersi in un personaggio che anni prima frequentava i salotti tv in quota sinistra e ora in quota destra. Naturalmente, anche il contrario. È invece quasi impossibile imbattersi in un ospite di quei programmi centrati sulla cronaca nera che da colpevolista diventi innocentista o viceversa. Il colpevolista è per sempre. L’innocentista pure. Non c’è sviluppo di una inchiesta, per quanto clamoroso, che possa smuovere dalle proprie granitiche convinzioni la fauna di giornalisti, criminologi, youtuber, podcaster, avvocati ed ex carabinieri che affolla i palinsesti offrendo la propria soluzione del giallo del momento. Questa passione degli italiani per il crime, che non ha in sé nulla di biasimevole, doveva pur trovare un cast che ne sfogasse gli istinti.
Garlasco, con la sua incredibile dinamica di un condannato in via definitiva e un indagato quasi rinviato a giudizio, entrambi per il medesimo delitto, ha portato al massimo livello la furia del processo mediatic…
Succede in politica di imbattersi in un personaggio che anni prima frequentava i salotti tv in quota sinistra e ora in quota destra. Naturalmente, anche il contrario. È invece quasi impossibile imbattersi in un ospite di quei programmi centrati sulla cronaca nera che da colpevolista diventi innocentista o viceversa. Il colpevolista è per sempre. L’innocentista pure. Non c’è sviluppo di una inchiesta, per quanto clamoroso, che possa smuovere dalle proprie granitiche convinzioni la fauna di giornalisti, criminologi, youtuber, podcaster, avvocati ed ex carabinieri che affolla i palinsesti offrendo la propria soluzione del giallo del momento. Questa passione degli italiani per il crime, che non ha in sé nulla di biasimevole, doveva pur trovare un cast che ne sfogasse gli istinti.
Garlasco, con la sua incredibile dinamica di un condannato in via definitiva e un indagato quasi rinviato a giudizio, entrambi per il medesimo delitto, ha portato al massimo livello la furia del processo mediatico e la partigianeria delle fazioni. Ci sono opinionisti pro Stasi e opinionisti pro Sempio. Ma non vale solo per gli ospiti, la lottizzazione investe gli stessi programmi, alcuni schierati con il primo e altri con il secondo. Ormai questi contenitori funzionano come talent. Lanciano volti e personaggi, in primis gli avvocati delle parti, che ovviamente sono schierati per parcella. Svetta Angela Taccia, l’amica avvocata di Sempio, ma anche Massimo Lovati, avvocato sempre di Sempio ripudiato dopo essere caduto in una trappola di Fabrizio Corona, immancabile quando c’è da trasformare la cronaca in showbiz. Lovati ha sfruttato la popolarità per candidarsi sindaco a Vigevano nelle liste del partitino rossobruno di Marco Rizzo. Poteva andargli meglio. La ribalta attira personaggi di ogni risma. C’è addirittura il caso di un criminologo che poi si è scoperto non essere un criminologo, una specie di Di Caprio di Prova a prendermi che ha simulato una identità professionale. Per mesi è comparso a tutte le ore per parlare di un altro giallo, non Garlasco. In questo mercato ci sono sgambetti, furti di ospiti, colpi bassi. A un certo punto si è scoperto che la cronista di un programma Rai che seguiva Garlasco, ma in dissenso con la linea della sua testata, ha registrato di nascosto riunioni e conversazioni per smascherare presunte irregolarità, il programma le ha risposto per le rime e qui non siamo certo in grado di dirvi chi ha prevalso.
Il processo mediatico segue delle regole precise e molto diverse del processo vero e proprio, basato sul diritto. Soprattutto, il problema è che il processo mediatico è ormai da anni in grado di esportare i suoi meccanismi nel processo reale mentre non succede quasi mai il contrario. Intendiamoci, il fenomeno del condizionamento mediatico su indagini e processi è sempre esistito. Il caso Montesi, parliamo di una vicenda dell’Italia anni Cinquanta, una giovane ragazza trovata senza vita sulla spiaggia di Torvaianica, ipotesi di festini e orge, il figlio di un importante notabile democristiano coinvolto nei sospetti, fu combattuto a colpi di veline sui quotidiani dell’epoca. In una intervista che mi concesse poco prima di andarsene, Pietro Ingrao, direttore dell’Unità all’epoca del giallo, raccontò che di quel caso il giornale non si interessò fino a quando qualche imbeccata arrivata dalla Dc, e in particolare dai nemici interni di quel notabile, fece capire al Pci che su quella vicenda si poteva fare campagna politica, eccome. Improvvisamente l’Unità cominciò a scriverne con insistenza, ingaggiando le sue migliori firme. La differenza, oggi, sta nella pervasività dei media e, come detto, nella sovrapposizione tra processo reale e processo televisivo, con quest’ultimo che ha preso la funzione del vecchio giudice istruttore.
L’accusa parte sempre in vantaggio. Ci sono stati casi in cui informazioni fatte filtrare ad arte sui giornali e in tv hanno impresso una torsione nefasta agli eventi. Penso per esempio a quando dagli inquirenti uscì l’indiscrezione su Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, i ricercatori di Filosofia del diritto condannati per il delitto di Marta Russo all’università La Sapienza di Roma, indiscrezione secondo la quale nelle loro carte di studio ci sarebbe stata la prova che il movente dell’omicidio della povera ragazza era la realizzazione del delitto perfetto. Si trattava di una balla, ma un pezzo di opinione pubblica se ne convinse a lungo e chissà se ancora adesso. Su Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, successe che furono date ai media delle immagini di un furgoncino che transitava nelle zone del delitto, presentate come il video che immortalava il passaggio del mezzo di Bossetti. Poi si scoprì che il filmato era una collazione di immagini di veicoli simili a quello di Bossetti. In teoria è solo nell’aula del processo, nella sacra fase dibattimentale, che su episodi come questi si può fare chiarezza. Infatti, sia la teoria del delitto perfetto che quel famigerato video caddero in aula o non ci arrivarono proprio, per manifesta infondatezza. Eppure, restarono per mesi al centro del dibattito pubblico. Lo stesso si dovrebbe dire ora degli audio di Sempio, senza che questo significhi schierarsi per la sua innocenza. Ma lo show non può attendere l’aula. La battaglia si combatte prima, senza esclusione di mezzi e senza badare troppo alla coerenza. Selvaggia Lucarelli, che nella contesa su Garlasco è una esponente di punta del partito pro Sempio e anti Stasi, ha puntato il dito contro il Tg1 accusandolo di essere diventato “da un anno il megafono della procura”. Lucarelli scrive sul Fatto quotidiano.
In questo scontro furioso su Garlasco solo una cosa dovrebbe mettere tutti d’accordo. L’inchiesta su Sempio è la prova definitiva che Stasi, colpevole o meno che sia, è stato condannato senza che ce ne fossero i presupposti: oltre ogni ragionevole dubbio. Questo è ciò che dice il diritto in modo incontrovertibile. Ma in un programma tv il diritto funziona molto meno di una battuta piazzata con i tempi giusti.