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Taiwan fascista, la Grande Russia e altre amenità dei rossobruni alla riscossa

Il matematico Piergiorgio Odifreddi 

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Una sparata di Odifreddi sottolinea la specialità della casa: ammantare di ideali progressisti il sostegno all'imperialismo delle dittature
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Questo è il numero di venerdì 22 maggio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Avendo appena scritto un libro che si chiama Rossobruni mi trovo spesso nelle presentazioni a rispondere a domande che mi invitano a spiegare di chi e cosa stiamo parlando. Nel volume c’è una ricca galleria di casi storici e di attualità e da lì pesco i migliori esempi: ci sono rossobruni dichiarati, che rivendicano apertamente la fusione di estrema sinistra ed estrema destra e contribuiscono a definire i contorni ideologici dell’area, ma hanno sempre rappresentato un fenomeno di nicchia; e c’è uno spirito rossobruno, questo invece capace di prendere oggi più che mai una scena larga e influente, incarnato da personaggi o partiti che apparentemente restano legati a una parte politica e che in realtà partecipano di fatto alla fusione degli opposti campi.

Un formidabile aiuto a esemplificare quest’ultimo tipo di rossobrunismo dilagante mi …

Questo è il numero di venerdì 22 maggio 2026 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Avendo appena scritto un libro che si chiama Rossobruni mi trovo spesso nelle presentazioni a rispondere a domande che mi invitano a spiegare di chi e cosa stiamo parlando. Nel volume c’è una ricca galleria di casi storici e di attualità e da lì pesco i migliori esempi: ci sono rossobruni dichiarati, che rivendicano apertamente la fusione di estrema sinistra ed estrema destra e contribuiscono a definire i contorni ideologici dell’area, ma hanno sempre rappresentato un fenomeno di nicchia; e c’è uno spirito rossobruno, questo invece capace di prendere oggi più che mai una scena larga e influente, incarnato da personaggi o partiti che apparentemente restano legati a una parte politica e che in realtà partecipano di fatto alla fusione degli opposti campi.

Un formidabile aiuto a esemplificare quest’ultimo tipo di rossobrunismo dilagante mi è arrivato da un curioso siparietto televisivo dei giorni scorsi. Ospite del programma L’aria che tira era il matematico Piergiorgio Odifreddi, il quale a un certo punto della discussione geopolitica si è lanciato in questa riflessione: “Taiwan è l’analogo di quella che sarebbe la Repubblica di Salò oggi. Erano i fascisti, praticamente, che sono scappati dopo una guerra civile e hanno fatto un’enclave per resistere. Però questo non è un motivo per permettergli di esistere”. Il conduttore David Parenzo, fiutando subito il potenziale di una simile castroneria, per giunta accompagnata da un negato permesso di esistenza, ha provato a prendere le distanze con ironia: “Professore, lo sa che questa rischia di diventare virale?”. Odifreddi non ha mollato la presa e citando Chiang Kai-shek, il leader nazionalista avversario di Mao che è il padre storico di Taiwan, ha rilanciato: “Era l’analogo di Mussolini”.

Il matematico Piergiorgio Odifreddi 

Ci si potrebbe soffermare a lungo sulle improvvisazioni storiografiche di Odifreddi: Chiang Kai-shek era un nazionalista autoritario ma non era fascista, nella Seconda guerra mondiale la Cina era alleata delle potenze antifasciste che combatterono l’asse nazifascista di Germania, Italia e Giappone, per non dire che Taiwan nel frattempo è diventato un Paese civile e democratico dove i cittadini scelgono liberamente il loro governo, a differenza di un miliardo e rotti di cinesi. Ma il problema non è il livello di preparazione di Odifreddi. Il tratto rivelante del tic rossobruno è un altro e cioè l’arroganza con la quale un uomo che senz’altro si considera di sinistra va in televisione a sostenere che un Paese democratico possa, anzi debba essere fagocitato da un rivale dispotico. Tutto ciò continuando a percepirsi come campione di giustizia e progressismo. Ammantare di ideali il sostegno alle dittature e alle mire imperialistiche delle autocrazie è lo stesso meccanismo che da più di quattro anni anima il sostegno di molti opinionisti e agit-prop alla Russia, che consapevolmente alimenta questa propaganda con la favola della "denazificazione" dell’Ucraina. Putin entra con i carri armati in un altro Paese, massacra i civili, cerca di rovesciare un governo legittimo, compie quotidianamente atti di terrorismo contro i civili ma in Occidente ci sarà sempre un Santoro, un Di Battista, un Vauro, un Travaglio e decine di altri Masaniello pronti a spiegare all’opinione pubblica che il Cremlino ha avuto al massimo il torto di esagerare nella reazione e però le responsabilità profonde della guerra stanno tutte dall’altra parte. Un antioccidentalismo cieco e furente dove ciascuno trova le ragioni che preferisce: chi nella nostalgia dell’Urss, chi nell’eco di ideali giovanili, chi nella ricerca di nuove alchimie politiche e nell'odio per la sinistra riformista, chi nella semplice legge del beduino: il nemico del mio nemico è mio amico.

Per quale ragione una democrazia pacifica avrebbe il dovere di soccombere e una dittatura il diritto di predare? Per il medesimo furore, si potrebbe rispondere, che ha spinto il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco a dire pochi giorni fa: “Temo l’Occidente più di Putin”. Buttafuoco, che vanta una pubblicazione nella casa editrice di Franco Freda, ex Ordine Nuovo (il nome di un partito nazifascista preso a prestito dalla testata comunista di Gramsci), già pedina della strategia della tensione che insanguinò l’Italia con le stragi nonché teorico dell’alleanza di rossi e neri per la “disintegrazione del sistema”, ha una visione di politica estera squisitamente rossobruna. Chi è corso a dare ragione a Buttafuoco sull’apertura del padiglione russo alla Biennale? Lo storico Franco Cardini, militante in gioventù della Giovane Europa di Ian Thiriart, il padre nobile del nazional-comunismo. Il politologo Marco Tarchi, punto di riferimento della Nuova Destra italiana che tra fine Settanta e primi Ottanta era decisa ad abbattere i vecchi steccati tra destra e sinistra. Certo, tutta roba passata e di altre epoche. Ma la cultura, diceva qualcuno, è ciò che resta quando si è dimenticato tutto il resto.

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