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Il governo dei commissari: settanta nomine, poteri in deroga e inciampi

(ansa)

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Un’infornata di figure chiamate a incarnare l’eccezionalità: dai cataclismi alle carceri, dal degrado urbano alla peste suina. Da ultimo il caso dell’emergenza idrica, della poltrona vacante per mesi e della corsa in extremis per evitare di bloccare un dissalatore
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Questo è il numero di mercoledì 15 aprile 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Settanta commissari straordinari. Il governo Meloni festeggia cifra tonda. Un’infornata senza fine di figure chiamate a incarnare l’eccezionalità, con tanto di poteri in deroga e staff dedicati. Per i cataclismi come per le carceri, contro il degrado come contro la peste suina. Settanta. Palazzo Chigi delega, ci pensa il commissario. Prorogato, nuovo di zecca, duplicato. Sempre che ci sia, però. Perché capita anche questo, nel balletto degli incarichi: la crisi incalza e il commissario in teoria c’è ma la poltrona è vacante, urge una nomina. Pro tempore, in emergenza. Poi si vedrà.

Siccità. Da qui parte questa newsletter. Prende spunto da una nomina ufficializzata il 9 aprile in Consiglio dei ministri, per tornare su un tema non nuovo (ne abbiamo parlato in passato): il record di figure in deroga promosse dall’esecutivo della destra.

Questa la vicenda. Ai piani alt…

Questo è il numero di mercoledì 15 aprile 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Settanta commissari straordinari. Il governo Meloni festeggia cifra tonda. Un’infornata senza fine di figure chiamate a incarnare l’eccezionalità, con tanto di poteri in deroga e staff dedicati. Per i cataclismi come per le carceri, contro il degrado come contro la peste suina. Settanta. Palazzo Chigi delega, ci pensa il commissario. Prorogato, nuovo di zecca, duplicato. Sempre che ci sia, però. Perché capita anche questo, nel balletto degli incarichi: la crisi incalza e il commissario in teoria c’è ma la poltrona è vacante, urge una nomina. Pro tempore, in emergenza. Poi si vedrà.

Siccità. Da qui parte questa newsletter. Prende spunto da una nomina ufficializzata il 9 aprile in Consiglio dei ministri, per tornare su un tema non nuovo (ne abbiamo parlato in passato): il record di figure in deroga promosse dall’esecutivo della destra.

Questa la vicenda. Ai piani alti del governo ci si rende conto che sta per scoppiare una grana: se si vuole, un’emergenza. Il 10 aprile rischia di essere spento l’impianto di dissalazione di Porto Empedocle, “con gravi conseguenze per l’approvvigionamento idrico dei cittadini dell’Agrigentino”. Che fare? Serve un commissario, che possa agire “in via d’urgenza e in deroga alle ordinarie procedure autorizzative”, per prorogare “l’esercizio provvisorio della fase 1” dell’impianto. Peccato che il commissario già c’è, la struttura per il contrasto del fenomeno della scarsità idrica esiste dal 2023 ed è stata prorogata dall’ultima manovra fino alla fine del 2027. Ma il governo a inizio dicembre ha deciso di spedire quel commissario, Nicola Dell’Acqua, a fare il presidente di Arera, l’Autorità che si occupa di regolazione di elettricità, gas, servizi idrici e rifiuti. E non l’ha sostituito. Così quando da Porto Empedocle parte l’alert per la possibile paralisi, non c’è nessuno che possa firmare il decreto urgente. Ed ecco la mossa. A poche ore dalla scadenza, il 9 aprile, in Cdm Meloni propone la nomina a commissario di Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile. E lui subito dopo esercita i nuovi poteri per sbloccare il dissalatore siciliano.

Ciciliano prende in carico l’emergenza siccità, ma solo fino al prossimo 30 giugno. Del resto è già capo della Protezione civile e commissario del governo per “fronteggiare il degrado e il disagio giovanile” a Caivano. L’uomo delle emergenze viene scelto nell’urgenza della poltrona vacante, mentre si avvicina l’estate e riesplode l’allarme per la carenza idrica in diverse aree del Sud Italia. Del resto che l’eredità fosse pesante lo aveva chiarito già Dell’Acqua a marzo 2025, quando, dopo due anni di mandato, si era detto “pessimista” per una situazione “particolarmente dura”. Parlava dell’estate scorsa, quest’anno chissà: per ora c’è un nuovo commissario, a coprire tutta la primavera. Sospiro di sollievo nell’Agrigentino, il resto si vedrà.

Non è stato l’unico, comunque, Ciciliano, ad essere investito di un incarico con poteri in deroga nel Consiglio dei ministri del 9 aprile. Con lui l’ingegnere Stefano Babini è diventato commissario straordinario alla ricostruzione nei territori delle Marche colpiti dall’alluvione del settembre 2022, segnando una fase 2 dopo la gestione dell’emergenza vera e propria, che era stata affidata al presidente Francesco Acquaroli.

Con Babini, fanno settanta. Settanta in tre anni e mezzo, stando al sito del governo (non di granitica affidabilità dal momento che cita ancora Dell’Acqua come commissario). Figure delegate a governare un’emergenza. O semplicemente a gestire un problema, con poteri in deroga. A volte gratis, a volte con uno stipendio fino a centomila euro. E spesso con una struttura e uno staff. Per una spesa complessiva per lo Stato che esattamente un anno fa il quotidiano Domani calcolava in oltre dieci milioni di euro l’anno e che secondo alcune stime potrebbe avvicinarsi ai venti milioni.

Settanta commissari hanno il sapore del record, se si considera che il governo Conte 2 ne vantava appena 32. Ed è vero che Meloni e i suoi ministri hanno avuto molto più tempo per le nomine, detenendo anche il record di terzo esecutivo più longevo della storia repubblicana. Ma è anche chiaro che commissariare è una scelta. Creare uno spazio di straordinarietà. Sia che si tratti della prosecuzione di strutture commissariali ereditate dal passato, sia che si punti alla valorizzazione e al restauro dell’ex carcere sull’isola di Santo Stefano a Ventotene, sia che l’obiettivo sia il superamento di situazioni di particolare degrado nel comune di Manfredonia in Puglia o di San Ferdinando in Calabria. Infrastrutture da completare, come strade e rigassificatori, vittime della mafia da sostenere, beni confiscati da gestire, bonifiche a Bagnoli e Taranto da completare. Giochi del Mediterraneo, Giubileo di Roma, Olimpiadi Milano Cortina, Europei 2032, metropolitana di Torino, nuovo complesso ospedaliero a Siracusa, brucellosi e tubercolosi bovina, granchio blu e peste suina, edilizia penitenziaria e caporalato. E naturalmente le emergenze sul territorio, le alluvioni, i terremoti. In alcuni casi un commissario riveste più incarichi: Fulvio Soccodato ne ha ricevuti tre, Marco Corsini e Guido Castelli due. In altri casi vengono delegati sindaci e presidenti di Regione, senza compenso aggiuntivo.

Il risultato è un lungo elenco di nomi e deleghe, un sovrapporsi di livelli, un concentrarsi di poteri speciali. A tenere il conto ci si perde, a valutare i risultati a volte si fatica. L’unica certezza è che ci sarà ancora un’emergenza, e un commissario a domarla. Fino a fine legislatura e oltre.

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