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Dieci miliardi promessi, ma i soldi non ci sono: il piano casa fantasma di Meloni

(ansa)

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La premier ha promesso centomila case entro dieci anni. Ma a una settimana dall’approvazione in Cdm documenti non ce ne sono
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Dieci miliardi in dieci anni, per centomila case. Il claim è chiaro, i numeri tondi, il progetto cristallino. Buono per una slide, per un titolo, per una photo opportunity in conferenza stampa.

Dieci miliardi in dieci anni, recita la copertina. Un piano in tre pilastri. Centomila abitazioni popolari o a prezzi calmierati. Ambizioso, per carità.

Se ci si avventura però a sfogliare le pagine del piano casa di Meloni (e Salvini), le idee si confondono, le certezze vacillano, i numeri non tornano. Anche perché documenti definitivi non ce ne sono ancora, dopo una settimana dall’approvazione in Consiglio dei ministri. E, nota curiosa, Giorgia Meloni e Matteo Salvini nella conferenza stampa con cui hanno presentato il loro piano non hanno portato neanche slide.

E una ragione non è difficile da immaginare.

Perché a ben vedere al progetto abitativo della destra mancano le fondamenta. Il che non vuol dire che manca il cemento, ma non si trovano i soldi. Dopo mesi di annunci, rinvii, nuovi annun…

Dieci miliardi in dieci anni, per centomila case. Il claim è chiaro, i numeri tondi, il progetto cristallino. Buono per una slide, per un titolo, per una photo opportunity in conferenza stampa.

Dieci miliardi in dieci anni, recita la copertina. Un piano in tre pilastri. Centomila abitazioni popolari o a prezzi calmierati. Ambizioso, per carità.

Se ci si avventura però a sfogliare le pagine del piano casa di Meloni (e Salvini), le idee si confondono, le certezze vacillano, i numeri non tornano. Anche perché documenti definitivi non ce ne sono ancora, dopo una settimana dall’approvazione in Consiglio dei ministri. E, nota curiosa, Giorgia Meloni e Matteo Salvini nella conferenza stampa con cui hanno presentato il loro piano non hanno portato neanche slide.

E una ragione non è difficile da immaginare.

Perché a ben vedere al progetto abitativo della destra mancano le fondamenta. Il che non vuol dire che manca il cemento, ma non si trovano i soldi. Dopo mesi di annunci, rinvii, nuovi annunci, attese, la premier e l’alleato hanno deciso di dare il via in Consiglio dei ministri alla mastodontica operazione. Peccato però che non avessero neanche un euro in più per farlo: con la crisi energetica che morde e la procedura d’infrazione che vincola, quel poco che c’è è stato destinato ad abbassare il costo dei carburanti. E così sulla casa il governo s’è dovuto acconciare a racimolare fondi già stanziati e programmarne altri, ancora da trovare.

I dieci miliardi? Meloni lo ha detto, va riconosciuto: sono un “obiettivo”. Ma se è facile dimostrare che il Consiglio dei ministri il 30 aprile non ha stanziato neanche un euro nuovo, capire quanti siano e come e quando saranno usati i fondi che già erano disponibili è un complicato rompicapo.

Proviamoci, per chi avrà la pazienza di provare a seguire l’incastro di cifre. Ci sono innanzitutto 970 milioni di euro messi a disposizione dalle ultime leggi di bilancio e spalmati fino al 2030 ma non ancora spesi: sono poco meno di un miliardo su dieci, ma almeno appaiono una certezza. Altri 700 milioni circa dovrebbero poi arrivare dal fondo sociale per il clima, che è uno strumento dell’Ue che finanzia interventi di efficienza energetica. Il governo, ha spiegato Giorgia Meloni in conferenza stampa, conta poi di usare 4,8 miliardi già disponibili presso il ministero dell’Interno per progetti di rigenerazione urbana. A spanne si arriva a più di sei miliardi che dovrebbero servire a sistemare 60mila case popolari.

Altri 3,6 miliardi dovrebbero servire ad aiutare i cittadini “in zona grigia” e cioè persone non povere ma che non riescono a sostenere con il loro stipendio il peso di un affitto, perché gli affitti si impennano mentre gli stipendi arrancano. Ma da dove vengono quei miliardi? Dall’Europa, ancora. In teoria, almeno. Un mix di risorse da quei fondi di coesione che l’Italia fa sempre grande fatica a spendere, che sarebbero destinati alla casa attraverso un nuovo strumento finanziario gestito da Invimit.

Ed è a questo punto che il meccanismo inizia a manifestarsi così contorto, che la domanda diventa legittima: quei fondi al dunque arriveranno davvero? Difficile dire. Ma il piano del governo non finisce qui. Prevede di attivare investimenti privati per creare alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati (70 case scontatissime, su 100 costruite), beneficiando di procedure accelerate e dell’intervento di un commissario straordinario sopra il miliardo di investimento. Un dettaglio quest’ultimo non proprio rassicurante, se si considera che Salvini per dare più forza al piano avrebbe voluto annullare il controllo delle soprintendenze a tutela del territorio. Che qualcosa già in partenza non funzioni è poco più di un sospetto. Sostenuto da diversi indizi. È in corso ad esempio un tentativo - ne ha scritto il Sole 24 ore - di spostare sul piano casa 1,2 miliardi non spesi del Pnrr. E per dar corpo al suo piano il governo ha spacciato per nuova persino la misura da 60 milioni di euro in tre anni per sostenere le spese per la casa dei genitori separati: no, non è nuova, l’ha prevista l’ultima manovra e ora va attuata.

Infine, ha fatto notare il sindaco di Roma ed ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, gran parte delle risorse al momento “rischia di essere prese dai fondi per la rigenerazione urbana destinati ai Comuni che proprio io – rivendica – stanziai nel 2019”. Tentativi, par di capire, di puntellare l’edificio, verniciare la copertina di un piano per la casa che esiste davvero solo nella teoria. Ma che è passato dallo stato gassoso dell’annuncio a quello fluido dell’approvazione in Consiglio dei ministri. A scacciare l’immagine di un governo fermo ad aspettare di aver davvero trovato i fondi.

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