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I giovani, il governo e le buone intenzioni: c’è una nuova legge, zero soldi e tanta confusione

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Nel finale di legislatura il centrodestra approva un ddl che dichiara grandi ambizioni ma, denuncia l’opposizione, è in realtà una cornice vuota
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I giovani sono “persone di età compresa tra quattordici e trenta anni”. E però “ai giovani di età compresa tra diciotto e trentacinque anni è attribuita gratuitamente la Carta giovani nazionale (Cgn)”.

Si è colti quasi subito da un senso di spaesamento, ad avvicinarsi al disegno di legge delega in materia di giovani e servizio civile universale approvato in prima lettura alla Camera. L’arco di vita in cui per legge ci si può definire ragazzi è diverso, nello stesso testo, a distanza di due articoli. E però non è tecnicamente un errore. L’età 14-30 è lo standard europeo cui la nuova legge, firmata dai ministri Andrea Abodi ed Elisabetta Casellati, si allinea nell’attuare la “strategia europea per la gioventù”. La fascia 18-34 è invece lo standard italiano scelto dal governo per individuare i beneficiari della nuova “Carta” che darà accesso alla “fruizione agevolata di beni e servizi volti a favorire la crescita personale, sociale e culturale”.

Ma anche a voler sorvolare su quest’incert…

I giovani sono “persone di età compresa tra quattordici e trenta anni”. E però “ai giovani di età compresa tra diciotto e trentacinque anni è attribuita gratuitamente la Carta giovani nazionale (Cgn)”.

Si è colti quasi subito da un senso di spaesamento, ad avvicinarsi al disegno di legge delega in materia di giovani e servizio civile universale approvato in prima lettura alla Camera. L’arco di vita in cui per legge ci si può definire ragazzi è diverso, nello stesso testo, a distanza di due articoli. E però non è tecnicamente un errore. L’età 14-30 è lo standard europeo cui la nuova legge, firmata dai ministri Andrea Abodi ed Elisabetta Casellati, si allinea nell’attuare la “strategia europea per la gioventù”. La fascia 18-34 è invece lo standard italiano scelto dal governo per individuare i beneficiari della nuova “Carta” che darà accesso alla “fruizione agevolata di beni e servizi volti a favorire la crescita personale, sociale e culturale”.

Ma anche a voler sorvolare su quest’incertezza anagrafica, in concreto, chi sono i giovani cui l’esecutivo si rivolge? E cosa ha fatto, che intende fare per loro? La risposta non può che essere imprecisa. Perché il disegno di legge Abodi-Casellati disegna una cornice, indica principi che dovranno essere attuati dal governo entro sei mesi dall’approvazione definitiva del provvedimento (non prima di settembre, a voler correre, in Senato). E chissà se la delega verrà tutta davvero attuata prima che finisca la legislatura.

In teoria, la nuova legge ha grandi ambizioni: la definizione di politiche destinate ai ragazzi e il riordino del servizio civile. In pratica: non stanzia un euro, prevede zero risorse per realizzare l’obiettivo. In teoria, il testo proclama sanissimi principi: inclusione, autonomia, protagonismo e partecipazione attiva. In pratica: le norme prospettano una nuova Carta giovani, tutta da definire, e “strumenti di monitoraggio” delle politiche, con il coinvolgimento dell’Agenzia per la gioventù (creata nel 2023 per gestire programmi europei come l’Erasmus) e del Consiglio nazionale dei giovani (organo consultivo di rappresentanza che esiste dal 2018). Ma c’è di più: la legge prevede l’istituzione di un Osservatorio permanente per le politiche per i giovani. Come se fosse una novità, come se non esistessero già un Comitato per la valutazione dell'impatto generazionale, istituito dal governo Conte e mai riunito dal governo Meloni, e un Osservatorio nazionale sull’impatto generazionale delle leggi, istituito lo scorso novembre (sì, meno di un anno fa) dal governo Meloni.

A questo punto il lettore di questa newsletter, se è arrivato fin qui, condividerà il senso di spaesamento di cui in premessa. Aggiungere altri dettagli può solo peggiorare la confusione. Basti allora segnalare che il disegno di legge Abodi-Casellati sui giovani è stato approvato in prima lettura alla Camera, con il sì della maggioranza e l’astensione di tutti gli altri, vannacciani inclusi, perché ai buoni principi elencati dalla legge (e arricchiti da emendamenti in commissione) non si può dire di no. Ma quel testo, hanno denunciato i deputati di opposizione, è una cornice vuota e dubbia (spalanca anche la porta ai privati nella gestione del servizio civile, s’indignano tra l’altro i cinquestelle). Per andare al concreto servirebbero risorse adeguate e politiche mirate, concordano i partiti del centrosinistra: ricorda Meloni di essere stata ministra della gioventù?, rinfacciano alla premier. Servirebbe “una Nazione che creda nei giovani”, dichiara con roboante e vacua retorica di destra Domenico Furgiuele, che da Futuro nazionale prova a strappare temi e voti ai meloniani.

Ma andando oltre la retorica, che ha fatto in questi quattro anni il governo? La risposta è sul sito di palazzo Chigi: il rinnovo degli sgravi per le assunzioni, incentivi per la creazione di imprese, investimenti nello sport e varie riedizioni di quella carta per maturandi esistente dai tempi di Renzi. In più, rivendica il governo, è rivolto (anche) alle fasce di età più basse il piano casa. È abbastanza? La risposta immediata è difensiva: in passato, osservano dal centrodestra, non si è fatto molto di più.

E non si va molto oltre. I giovani, a un anno dalle politiche, vengono tenuti d’occhio sui social, per pesare l’impatto di reel e meme, ma vengono ignorati nella nuova legge elettorale, ancora priva di una norma per il voto ai fuorisede. E intanto l’Istat fotografa una crescita dell’occupazione non inclusiva, spinta dagli over 50, con i giovani ai margini, penalizzati da stipendi bassi e lavori precari, e in costante fuga all’estero in cerca di migliori fortune. Ci si può consolare con l’osservatorio che, se tutto va bene, sarà istituito entro fine legislatura? Difficile. Le politiche per i giovani sono lastricate di buone intenzioni, la loro sostanza ineffabile.

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