Il governo s’incensa per salari in aumento, ma i prezzi crescono di più. E la realtà smonta le slide
di Serenella MatteraQuesto è il numero di giovedì 22 ottobre 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Quattro anni di governo Meloni e settanta slide di risultati. Le piazze in fiamme, gli scaffali vuoti, due Consigli dei ministri d’emergenza in quarantotto ore per provare a mostrare via decreto prontezza di reazione a eventi che non si è saputo prevenire o gestire. E l’esecutivo s’incensa.
Sempre legittimo, per carità. Il 22 ottobre del 2022 nasceva ufficialmente l’esecutivo di Giorgia Meloni. Palazzo Chigi vanta i suoi risultati. E però a voler verificare, ce ne sarebbero da confutare. Perché i dati, si sa, possono essere discutibili o parziali, possono affermare il vero eppure mentire per omissione.
È quel che salta agli occhi, per citare solo il caso che più parla con l’attualità, sfogliando la slide numero 38. Titolo: “A difesa del potere d’acquisto”. In sostanza il governo sostiene di aver aumentato gli stipendi in questi quattro anni. E aver così aiutato gli…
Questo è il numero di giovedì 22 ottobre 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Quattro anni di governo Meloni e settanta slide di risultati. Le piazze in fiamme, gli scaffali vuoti, due Consigli dei ministri d’emergenza in quarantotto ore per provare a mostrare via decreto prontezza di reazione a eventi che non si è saputo prevenire o gestire. E l’esecutivo s’incensa.
Sempre legittimo, per carità. Il 22 ottobre del 2022 nasceva ufficialmente l’esecutivo di Giorgia Meloni. Palazzo Chigi vanta i suoi risultati. E però a voler verificare, ce ne sarebbero da confutare. Perché i dati, si sa, possono essere discutibili o parziali, possono affermare il vero eppure mentire per omissione.
È quel che salta agli occhi, per citare solo il caso che più parla con l’attualità, sfogliando la slide numero 38. Titolo: “A difesa del potere d’acquisto”. In sostanza il governo sostiene di aver aumentato gli stipendi in questi quattro anni. E aver così aiutato gli italiani a vivere meglio nonostante i rincari. Ma la narrazione stona. Non solo per le scene degli ultimi giorni, le proteste che denunciano malessere e difficoltà economiche, sommosse alimentate di sicuro da molteplici e complesse cause. Contrasta pure, e soprattutto, con i dati che periodicamente raccontano un Paese dagli stipendi stagnanti, in cui il potere d’acquisto è eroso e anche il ceto medio soffre un progressivo impoverimento.
Vediamo perciò i numeri, a confronto. Il governo proclama che le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 2,9% nel 2023, del 3,1% nel 2024 e del 3,1% nel 2025. Nulla da ridire. E però tace molto altro.
Perché il potere d’acquisto non misura quanti euro arrivano in busta paga, bensì quante cose con quei soldi si può comprare. Se lo stipendio sale del 3% e i prezzi del 6%, per fare un esempio, si è più poveri, non più ricchi. E negli ultimi anni i prezzi hanno corso molto più degli stipendi. Secondo l’Istat l’inflazione media è stata dell’8,1% nel 2022, anno di insediamento del governo: la più alta dal 1985. Poi è scesa al 5,7% nel 2023, all’1% nel 2024, all’1,5% nel 2025. Messi in fila, fanno circa il 17% in quattro anni. Gli aumenti contrattuali delle slide, composti nello stesso periodo, arrivano a circa il 10,6%. Un calcolo grezzo, approssimativo, solo per dare un’idea.
Senza alcuna approssimazione, l’Ufficio parlamentare di bilancio segnala che i salari reali restano inferiori di oltre l’8% rispetto a sei anni fa. E l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) documenta un impietoso confronto con gli altri Paesi europei. Nel primo trimestre 2026 i salari reali italiani erano il 6,1% sotto il livello del primo trimestre 2021, il divario più ampio tra le principali economie. Nello stesso periodo in Germania sono saliti dello 0,9% e in Francia dello 0,1%. E così, spiega l’economista Ocse Andrea Garnero, se l’inflazione da noi non è diversa da quella degli altri Paesi, i salari nominali sono però più bassi: appena l’inflazione sale, i salari finiscono sott’acqua.
Una precisazione: il grosso dell’ondata inflattiva, tra il 2022 e il 2023, è arrivato con la crisi energetica, e il 2022 è un’annata solo in minima parte di questo governo. Ma la domanda non è chi ha acceso l’incendio. È se il governo lo ha spento. Il titolo della slide sembra dire che lo ha fatto. I dati affermano che al più ci si è provato.
Il 2024 e il 2025 sembrano dare in parte ragione al governo: lo scorso anno le retribuzioni contrattuali sono salite del 3%, contro un’inflazione all’1,5%. Ma lo si può considerare un rimbalzo, non uno strutturale recupero di quanto si è perso. Un rimbalzo legato tra l’altro alla frenata dei prezzi, non a una svolta sui salari. Lo conferma l’Ocse: c’è un +1,3% (reale, su base annua) anche nel primo trimestre 2026, ma è dovuto quasi esclusivamente al ritorno di una bassa inflazione.
Adesso, con la nuova impennata dell’energia legata alla guerra, quella bassa inflazione è finita. E l’Ocse prevede per l’Italia salari reali in calo dello 0,9% nel 2026 e in crescita di appena lo 0,2% nel 2027. I tir fermi, con il gasolio vicino ai 2,30 euro, sono forse solo il sintomo più chiassoso e visibile di questo problema: chi ha margini ridotti e costi in aumento non regge l’urto.
Ecco la distanza tra una slide e la realtà. È quel che fa apparire stonata l’autocelebrazione, mentre in Consiglio dei ministri si tampona l’emergenza. Perché il governo avrà pure provato a difendere il potere d’acquisto. Ma fuori dalle slide, i dati testimoniano un fallimento. Che diventa disagio quotidiano, per molti, alla cassa del supermercato.