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L’effetto giovani sul voto e le risposte di Meloni. Ecco perché per i ventenni ci sono solo briciole

(ansa)

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Gli elettori tra i 18 e i 34 anni hanno trainato l’affluenza alle urne sulla separazione delle carriere a favore del No. Senza trascurare la spinta di ventenni e trentenni nell’ondata che ha travolto Donald Trump
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Questo è il numero di giovedì 5 novembre 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

La scoperta dei giovani. O di come i ventenni e trentenni possano decidere di andare a votare e determinare il risultato delle elezioni.

È la conseguenza ovvia del risultato del referendum sulla giustizia di marzo e delle piazze di ottobre, in questo 2026. Mobilitati per dire “No”. Gli elettori tra i 18 e i 34 anni hanno trainato l’affluenza alle urne sulla separazione delle carriere: il 67,3% contro il 58,9% di media nazionale. E soprattutto hanno imposto la bocciatura della riforma Nordio-Meloni, con il 57% di voti contrari. Ed è questo il dato che determina le strategie, a pochi mesi dalle elezioni politiche. È un fattore che la sinistra è ottimista di poter sfruttare, con qualche avventatezza di troppo forse, visto che non è affatto scontato riuscire davvero a mobilitare. È un fattore che Giorgia Meloni non sembra voler affatto ignorare, visto l’aumento di usci…

Questo è il numero di giovedì 5 novembre 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

La scoperta dei giovani. O di come i ventenni e trentenni possano decidere di andare a votare e determinare il risultato delle elezioni.

È la conseguenza ovvia del risultato del referendum sulla giustizia di marzo e delle piazze di ottobre, in questo 2026. Mobilitati per dire “No”. Gli elettori tra i 18 e i 34 anni hanno trainato l’affluenza alle urne sulla separazione delle carriere: il 67,3% contro il 58,9% di media nazionale. E soprattutto hanno imposto la bocciatura della riforma Nordio-Meloni, con il 57% di voti contrari. Ed è questo il dato che determina le strategie, a pochi mesi dalle elezioni politiche. È un fattore che la sinistra è ottimista di poter sfruttare, con qualche avventatezza di troppo forse, visto che non è affatto scontato riuscire davvero a mobilitare. È un fattore che Giorgia Meloni non sembra voler affatto ignorare, visto l’aumento di uscite pubbliche, propositi, misure dichiarate per “le giovani generazioni”. E che di sicuro non potrà trascurare dopo aver letto le analisi sul voto americano, che certificano la spinta di ventenni e trentenni nell’ondata che ha travolto Donald Trump.

E qui veniamo al punto che questa settimana proviamo a esplorare. L’impegno a parole di Meloni - e di una destra tradizionalmente più attenta a pensioni e dentiere che a precarietà e scuola – sta producendo frutti? All’apparenza no. Per due ragioni assai diverse e però sovrapponibili. La prima: il bisogno di frenare l’ascesa di Roberto Vannacci con parole d’ordine securitarie che appaghino l’elettorato di destra. E dunque, per fare solo un esempio, ecco la presidente del Consiglio il 2 novembre dichiarare: “Non possiamo rassegnarci all'idea che violenza, sopraffazione e criminalità diventino comportamenti normali, soprattutto tra i più giovani”. Tra fine 2022 e fine 2025 si è passati da 381 a 572 ragazzi detenuti negli istituti minorili, circa il 50% in più. Effetto del decreto Caivano varato a un anno dalla nascita del governo, uno dei nove affannosi e controversi decreti sicurezza approvati da inizio legislatura, a dare l’impressione del pugno duro. Se così è, è chiara la scelta della premier, che aveva aperto il suo mandato con un messaggio di ascolto per le piazze: parlare a quella larga fetta di italiani che chiede sicurezza. Anche a costo di creare su un certo tipo di elettorato, soprattutto di chi si affaccia all’età adulta, l’effetto mobilitante (e penalizzante) che l’Ice ha avuto per Trump.

La seconda ragione è ancor più concreta e attuale, perché riguarda le risposte economiche che il governo è in grado di dare ai ragazzi che tra meno di un anno saranno chiamati a scegliere chi votare. E qui un dato su tutti spicca: la manovra per il 2027 riserva ai giovani poco più di 600 milioni tra sgravi e agevolazioni, appena il 2% del totale. Troppo poco, a dispetto degli annunci, per dare la parvenza di una risposta vera alla mancanza di prospettive e stipendi troppo bassi. E per ribaltare una tendenza che secondo YouTrend vedeva ad agosto tra gli under 35 il gradimento del governo al 25%, dieci punti sotto la media tra tutte le fasce d’età, e le intenzioni di voto per l’intero centrodestra sotto il 30%, quanto FdI da solo raccoglieva nel 2023.

Ai venti-trentenni il governo propone un “premio da 2.500 euro per gli under 30”, ha annunciato Meloni. Peccato che non sia un premio e che non siano neanche 2.500 euro, ma un’imposta dell’1% sugli aumenti di stipendio, fino a 2.500 euro l’anno, per i dipendenti privati con reddito fino a 28mila euro. Il risparmio massimo è di 550 euro l’anno, circa 46 euro al mese. E scatta solo se l’azienda concede un aumento: con lo stesso stipendio del 2026 non c’è alcun beneficio. Pensare che erano state evocate ben altre misure: l’azzeramento dell’Irpef sotto i 30 anni voluto da Forza Italia, la flat tax al 5% della Lega, la no tax area per gli under 25. Nessuna è entrata in manovra. Giorgetti lo aveva anticipato: “la coperta è corta”. Ed è stata tirata verso il ceto medio: l’Irpef al 33% fino a 55mila euro vale al massimo circa 500 euro l’anno, per redditi ben sopra quelli d’ingresso. E ancora: per la casa si tagliano le tasse ai proprietari: cedolare all’1% se affittano a un under 35, cioè 120 euro di imposta su un canone annuo di 12mila. L’obiettivo è più offerta, ma non garantisce necessariamente affitti più bassi. Per le assunzioni, superdeduzione al 140% e sgravi contributivi prorogati, che sarebbero scaduti a fine anno: aiuti alle imprese, che dipendono da chi assume. Per le lavoratrici ci sono sì sostegni, ma per la gran parte destinati a madri di più figli e a basso reddito.“Noi dobbiamo garantire alle nuove generazioni il diritto di poter restare o tornare dove sono nati”, ha dichiarato ancora la presidente del Consiglio a valle della legge di bilancio. Ma ben poco c’è in concreto per rendere più favorevole il mercato del lavoro per i ventenni. Contro la fuga dei cervelli, nessuna misura concreta.

Quel che manca, è evidente. Quel che c’è, ha detto la premier, è “un segnale di attenzione”. Ma i 46 euro al mese sugli aumenti di stipendio rischiano di sembrare poco anche a chi li riceve. La coperta è corta, l’elettorato volubile, l’investimento vero continua a essere fatto sugli adulti conservatori, sulle risposte di destra. I giovani sono in agenda, lo sguardo è rivolto ad altri.

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