Il confronto non s’ha da fare. E non stupisce. Dalle elezioni politiche del 2006, l’epoca delle sfide in prima serata in Rai tra Berlusconi e Prodi, l’unico presidente del Consiglio a concedere confronti televisivi ai leader dell’opposizione – soprattutto in occasione del referendum costituzionale – fu Matteo Renzi. Non siamo gli Stati Uniti, dove i confronti sono regolamentati. Ma non siamo nemmeno come molti altri paesi europei, dove sono una prassi difficile da aggirare. In Italia, i confronti sono un’eccezione, che tuttavia in molti casi ha inciso sugli esiti elettorali: i dibattiti sono rari, ma incidono sull’opinione pubblica, e a volte sono in grado di cambiare le sorti di una partita.
Giorgia Meloni è riuscita ad eludere il pressing di Schlein con abilità: ha rilanciato la palla nel campo (largo) opposto, evidenziando per l’ennesima volta le contraddizioni interne al centrosinistra, e apparentemente (ma solo apparentemente) non si è sottratta a una sfida dalla quale sulla cart…
Il confronto non s’ha da fare. E non stupisce. Dalle elezioni politiche del 2006, l’epoca delle sfide in prima serata in Rai tra Berlusconi e Prodi, l’unico presidente del Consiglio a concedere confronti televisivi ai leader dell’opposizione – soprattutto in occasione del referendum costituzionale – fu Matteo Renzi. Non siamo gli Stati Uniti, dove i confronti sono regolamentati. Ma non siamo nemmeno come molti altri paesi europei, dove sono una prassi difficile da aggirare. In Italia, i confronti sono un’eccezione, che tuttavia in molti casi ha inciso sugli esiti elettorali: i dibattiti sono rari, ma incidono sull’opinione pubblica, e a volte sono in grado di cambiare le sorti di una partita.
Giorgia Meloni è riuscita ad eludere il pressing di Schlein con abilità: ha rilanciato la palla nel campo (largo) opposto, evidenziando per l’ennesima volta le contraddizioni interne al centrosinistra, e apparentemente (ma solo apparentemente) non si è sottratta a una sfida dalla quale sulla carta ha molto da perdere – con la complicità attiva dell’ex premier Conte. Insomma, il confronto non c’è, ma – strategicamente - l’ha vinto Meloni.
Il Campo largo non ha ancora sciolto il nodo della leadership, ed è su questa debolezza che il centrodestra sembra intenzionato a giocare strategicamente. Conte e Schlein, MoVimento 5 Stelle e Pd, sono oggi alleati, ma restano prima di tutto competitor, e si contendono sulla carta la guida della coalizione – nonostante i risultati piuttosto magri dei pentastellati in buona parte delle elezioni amministrative e regionali degli ultimi anni. Senza alleanza, il MoVimento 5 Stelle diventerebbe marginale nella politica italiana, ma dall’altro lato con l’alleanza rischia di farsi imbrigliare in logiche che scontentano un pezzo della propria base. Conte rimane dunque all’interno del Campo largo, ben concentrato a logorare la leader del primo partito della coalizione.
I confronti televisivi, nella storia, hanno sempre assunto diverse funzioni: da un lato, il loro lato pop e spettacolare permette di coinvolgere fasce di elettorato sempre più ai margini della vita politica, dall’altro sono un’occasione per i leader di lanciare i propri messaggi a un pubblico vasto – una sorta di prova generale in vista delle Politiche del 2027. Chi è in vantaggio di solito ha interesse a evitarli: perché “regalare” a chi insegue un’occasione in cui recuperare e rafforzarsi?
In questo caso, il faccia a faccia avrebbe legittimato Schlein come leader, e le avrebbe dato un’occasione importante e visibile per mostrare autorevolezza sui temi, per lanciare messaggi forti e per intercettare il vasto scontento nei confronti del Governo presente nel Paese. Il centrodestra, infatti, pur rimanendo in leggero vantaggio nelle intenzioni di voto, vede i consensi al governo scendere lentamente ma costantemente: secondo l’ultimo sondaggio Youtrend per SkyTg24, solo il 32% promuove il governo (contro un 59% di giudizi negativi). È questo il bacino di scontento a cui il centrosinistra deve attingere, per ribaltare una partita ancora aperta: tuttavia, fino a che mostrerà queste divisioni interne, fino a che non avrà una strategia comune, sarà difficile intercettarlo.