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L’interventismo non basta, Trump rimane largamente impopolare

(reuters)

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L’opinione pubblica americana non sembra sorridere al presidente. Oggi, a poco meno di un anno dal suo insediamento l’indice di gradimento del presidente Usa non va oltre il 44.1% per la media di RealClearPolitic
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La politica estera secondo Trump, in questo secondo mandato, è stata fino ad ora coerente con l’immagine che il presidente americano ha scelto di dare di sé. Muscolare, aggressiva, a tratti caotica, corrisponde all’immagine di un uomo forte, fuori dagli schemi, lontano dalla politica tradizionale. Trump non risponde ai riti della politica, e ormai nemmeno più al diritto internazionale: come ha di recente affermato, risponde solo a sé stesso (o meglio, “alla sua moralità”). Le crisi internazionali possono innescare un effetto rally-round-the-flag, ovvero un incremento di consenso verso il presidente come “Comandante in capo”; tuttavia, la profonda polarizzazione dell’elettorato americano, che rende i giudizi anche sulle scelte estere rigidamente partigiani anziché allargati, ha indebolito questo effetto, che difficilmente mostrerà grandi scostamenti dopo mosse aggressive come il blitz contro Maduro.

L’opinione pubblica americana, infatti, non sembra sorridere al presidente. Oggi, a poc…

La politica estera secondo Trump, in questo secondo mandato, è stata fino ad ora coerente con l’immagine che il presidente americano ha scelto di dare di sé. Muscolare, aggressiva, a tratti caotica, corrisponde all’immagine di un uomo forte, fuori dagli schemi, lontano dalla politica tradizionale. Trump non risponde ai riti della politica, e ormai nemmeno più al diritto internazionale: come ha di recente affermato, risponde solo a sé stesso (o meglio, “alla sua moralità”). Le crisi internazionali possono innescare un effetto rally-round-the-flag, ovvero un incremento di consenso verso il presidente come “Comandante in capo”; tuttavia, la profonda polarizzazione dell’elettorato americano, che rende i giudizi anche sulle scelte estere rigidamente partigiani anziché allargati, ha indebolito questo effetto, che difficilmente mostrerà grandi scostamenti dopo mosse aggressive come il blitz contro Maduro.

L’opinione pubblica americana, infatti, non sembra sorridere al presidente. Oggi, a poco meno di un anno dal suo insediamento, avvenuto il 20 gennaio 2025, l’indice di gradimento del presidente Trump non va oltre il 44.1% per la media di RealClearPolitics, ed è al 42.1% secondo le stime del celebre analista Nate Silver. Numeri che mostrano un Presidente largamente impopolare. In particolar modo, Silver evidenzia come il declino dei consensi trumpiani, dopo l’elezione, sia stato piuttosto rapido: l’incoraggiante 52.4% seguito alla proclamazione si è rapidamente dissolto, e già il 29 aprile 2025 il gradimento era sceso al 43.6%. Da quel momento, osserviamo una stagnazione nei consensi abbastanza inscalfibile. Dopotutto, l’esasperata polarizzazione limita gli scostamenti nel breve temine e riduce lo spazio per gli swing voters, ovvero gli elettori senza appartenenza, che possono fluttuare tra i blocchi politici.Anche per questo, Trump non si rivolge agli indecisi, non governa “al centro”, non cerca trasversalità: si rivolge alla sua base per galvanizzarla. Nel 2025 la sua strategia è stata bocciata: non è solo calato presto nei sondaggi, ma i Repubblicani sono stati pesantemente sconfitti in quasi ogni competizione elettorale, perdendo malamente le elezioni per il governatore di New Jersey e Virginia, e la corsa per il sindaco di New York.

Il 2026 sarà un anno fondamentale: a novembre si terranno le elezioni di Mid-term, con il rinnovo di tutta la Camera e di un terzo del Senato. È ancora presto per capire se la cattura di Maduro e l’interventismo di Trump riusciranno a muovere consensi. I primi segnali, tuttavia, non sono incoraggianti per il tycoon: l’intervento viene complessivamente bocciato dalla maggioranza degli americani, pur risultando efficace nel ricompattare la base repubblicana. In vista delle elezioni di metà mandato, tradizionalmente segnate da un’affluenza piuttosto bassa, la polarizzazione potrebbe venire in soccorso di Trump. Tuttavia, proprio le elezioni del 2025 hanno evidenziato come la disaffezione resti diffusa anche nell’elettorato repubblicano, che non ha risposto ai tentativi di mobilitazione.Per i Democratici sarà un anno chiave, e un’elezione che si giocherà sul filo. Vincerla sarebbe fondamentale per rinvigorire un partito uscito a pezzi dalle ultime presidenziali, e che oggi spera molto nell’effetto-Trump: la polarizzazione generata da The Donald mobilita gli elettori repubblicani, ma dall’altro lato stimola anche la partecipazione di democratici delusi.

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