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C’è un antidoto alla polarizzazione: è Mattarella

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Il capo dello Stato non si è mai adattato all’estetica polarizzante, è sempre rimasto “alto”. Anche in questi giorni la comunicazione del presidente della Repubblica è stata impeccabile, addirittura emozionante, come nell’occasione del video registrato sul tram guidato da Valentino Rossi verso San Siro, in occasione dell’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali
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Viviamo nell’epoca della polarizzazione. Non è un caso che quest’epoca coincida anche con il periodo di maggior sfiducia verso la politica e i leader: la polarizzazione alimenta sentimenti radicali, in maggioranza negativi, di rabbia, disincanto, rancore. Il terreno su cui si muove è reso fertile dall’allontanamento dalla politica di segmenti sempre più ampi di elettorato, e da una conseguente affluenza al voto ridotta ai minimi termini. In questo scenario, c’è un unico leader che sfugge completamente alle cerimonie radicalizzanti: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Certo, il suo ruolo e le sue funzioni gli suggeriscono di sottrarsi a un dibattito aspro e duro, ma la storia ci ha mostrato come il ruolo del presidente della Repubblica sia interpretabile, “a fisarmonica” per citare Giuliano Amato, in grado di adattarsi alle situazioni, di volta in volta intervenendo con forza nello scenario politico o rimanendo più sullo sfondo. Mattarella non si è mai adattato all’estet…

Viviamo nell’epoca della polarizzazione. Non è un caso che quest’epoca coincida anche con il periodo di maggior sfiducia verso la politica e i leader: la polarizzazione alimenta sentimenti radicali, in maggioranza negativi, di rabbia, disincanto, rancore. Il terreno su cui si muove è reso fertile dall’allontanamento dalla politica di segmenti sempre più ampi di elettorato, e da una conseguente affluenza al voto ridotta ai minimi termini. In questo scenario, c’è un unico leader che sfugge completamente alle cerimonie radicalizzanti: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Certo, il suo ruolo e le sue funzioni gli suggeriscono di sottrarsi a un dibattito aspro e duro, ma la storia ci ha mostrato come il ruolo del presidente della Repubblica sia interpretabile, “a fisarmonica” per citare Giuliano Amato, in grado di adattarsi alle situazioni, di volta in volta intervenendo con forza nello scenario politico o rimanendo più sullo sfondo. Mattarella non si è mai adattato all’estetica polarizzante, è sempre rimasto “alto”. Anche in questi giorni la comunicazione del presidente della Repubblica è stata impeccabile, addirittura emozionante, come nell’occasione del video registrato sul tram guidato da Valentino Rossi verso San Siro, in occasione dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. L’opinione pubblica non l’ha mai tradito, anzi, ha sempre promosso la sua attività con dati a cui non siamo più abituati, senza mostrare alcun segno anche remoto di logoramento. In un tempo di leadership veloci, dopo più di undici anni di guida, il grado di fiducia in Mattarella è oggi, secondo l’ultimo sondaggio Youtrend, al 65%. Quasi il doppio di Giorgia Meloni, seconda leader per gradimento, al 33%, e più del doppio di Tajani, al 29%, e Conte e Schlein, al 27%.

Oggi, un qualunque scontro con il Colle da parte di un leader politico, molto semplicemente non converrebbe: lo testimoniano le retromarce rapide che figure di rilievo istituzionale del centrodestra hanno effettuato quest’autunno dopo gli affondi a Garofani (e quindi, indirettamente, al Presidente). Il tempo passa, la politica italiana cede sempre più al dogma polarizzante, ma Mattarella rimane fermo sul proprio posizionamento istituzionale, sobrio e austero, e rimane sempre popolare: una speranza di un’alternativa alla radicalizzazione dei toni e del dibattito pubblico. Non a caso, il presidente del Consiglio con il gradimento personale più elevato di quest’ultimo decennio è stato nettamente Mario Draghi – il più tecnico e il meno abituato a cedere alla contrapposizione tanto cara allo spirito del tempo. Le logiche elettorali, tuttavia, impongono modalità diverse di costruzione del consenso e di mobilitazione.

Ma siamo sicuri che non ci siano alternative alla polarizzazione infinita e sempre più radicale? Diversi leader storicamente pacati sono stati inghiottiti inseguendo queste logiche negli ultimi decenni. L’ultimo caso è quello del Pd guidato da Enrico Letta alle ultime elezioni politiche. Se l’unico leader italiano a rifuggire da queste dinamiche è anche il leader più amato, forse è lecito conservare un po’ di fiducia e speranza nei riti generativi del consenso della politica italiana. E, forse, è ora di cercare strade diverse per conquistare l’opinione pubblica.

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