✕

Trump e Meloni, la sfida di (im)popolarità

Ascolta l'audio

Entrambi accusano il rivale di essere in crisi di consenso e usano l’opinione pubblica come un motore dei rapporti internazionali. Ecco l’indice di gradimento dei due leader
2 minuti di lettura

Giorgia Meloni “sta andando male in Italia in quanto a livello di popolarità”, e vuole tornare a essere amica degli Usa “per far risalire i suoi numeri”.

“Presidente Trump (…), quanto alla mia popolarità, esserti amica non mi ha certamente aiutata”, e ancora: “la mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerirei di concentrarti sulla tua”.

Nella surreale querelle che ha coinvolto il presidente americano e la presidente del Consiglio italiana, sono stati quantomeno inusuali i riferimenti, con tanto di accuse frontali, ai reciproci indici di popolarità, utilizzati come arma di politica estera.

Entrambi accusano il rivale di essere in crisi di consenso, usando l’opinione pubblica come un motore dei rapporti internazionali. Chi appare più debole nel proprio Paese divent…

Giorgia Meloni “sta andando male in Italia in quanto a livello di popolarità”, e vuole tornare a essere amica degli Usa “per far risalire i suoi numeri”.

“Presidente Trump (…), quanto alla mia popolarità, esserti amica non mi ha certamente aiutata”, e ancora: “la mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerirei di concentrarti sulla tua”.

Nella surreale querelle che ha coinvolto il presidente americano e la presidente del Consiglio italiana, sono stati quantomeno inusuali i riferimenti, con tanto di accuse frontali, ai reciproci indici di popolarità, utilizzati come arma di politica estera.

Entrambi accusano il rivale di essere in crisi di consenso, usando l’opinione pubblica come un motore dei rapporti internazionali. Chi appare più debole nel proprio Paese diventa, di conseguenza, meno immune agli attacchi dei colleghi. Non solo, oltre alle frecciatine sullo scarso consenso “in casa propria”, Meloni allude in modo neanche troppo velato alla difficoltà che la scarsa fiducia di Trump tra gli italiani le avrebbe generato.

Di questo scontro, e della modalità inedite e un po’ sgradevoli che l’hanno caratterizzato, si è parlato molto. È però interessante provare ad addentrarsi un po’ nei numeri del consenso dei due leader, per capirne le mosse e le dichiarazioni.

L’indice di gradimento, il cosiddetto approval rating, del presidente Trump in patria è decisamente negativo. Secondo il Silver bulletin, la media ponderata elaborata da Nate Silver, il 58.1% degli americani disapprova il suo operato, a fronte di un 39.2% che lo promuove: sono numeri stabili da mesi e decisamente negativi. Tra gli italiani, inoltre, la fiducia nel tycoon è decisamente più bassa, al 14% secondo un sondaggio di Youtrend di marzo: un dato, questo, che dà ragione a Giorgia Meloni quando spiega che l’amicizia con il presidente Usa “non l’ha certamente aiutata”.

L’approvazione degli italiani verso la presidente del Consiglio è invece bassa da tempo, la promuove il 35% a fronte di un 55% di giudizi negativi. In questo caso, sono numeri piuttosto cristallizzati, le bocciature superano il 50% da inizio 2025 con un picco a inizio 2026 e una leggera ripresa successiva.

Il paradosso è che entrambi parlano da una posizione di debolezza nel consenso nei rispettivi Paesi.

Il consenso dei leader in patria è un elemento fondamentale per comprendere le dinamiche della politica interna e i trend futuri. La vera novità semmai è la rilevanza che il gradimento dei leader ha iniziato ad avere nelle relazioni internazionali. Non è la prima volta che Trump sferra attacchi a leader stranieri citando (a volte anche erroneamente) la loro popolarità in patria: l’ha fatto anche con Zelensky in passato, nel tentativo di mettergli pressione relativamente alle trattative sul conflitto con la Russia. Ciò che tuttavia i dati segnalano è che il consenso non è certo un punto di forza del presidente americano, né in patria né all’estero. Anzi, come abbiamo visto in più occasioni, i suoi attacchi possono semmai rafforzare i leader che li subiscono: di recente è accaduto a Sanchez, in passato ai leader progressisti in Australia e Canada. È più difficile la polemica finisca per rafforzare anche Giorgia Meloni, che per anni ha difeso la propria amicizia con Trump, e si ritrova oggi a realizzare risposte efficaci, ma tardive: il giudizio dell’elettorato italiano sul presidente americano è fortemente negativo da molto tempo. Il consenso può essere un’arma efficace, ma solo finché lo si possiede.

Leggi i commenti