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Burqa e stranieri in aula, Vannacci spinge il governo sul suo terreno

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La sfida su immigrazione e sicurezza, il leader di Futuro Nazionale, a differenza della premier, è più libero da vincoli e più radicale nel posizionamento
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Manca ancora tempo alle Politiche del 2027, ma la campagna elettorale sembra già iniziata.

Mentre il Campo Largo si ritrova intrappolato nella discussione sulla leadership e sull’opportunità di organizzare le primarie per la selezione del candidato premier, Giorgia Meloni nell’ultima settimana si è scatenata.

Prima, l’annuncio dell’abolizione del bollo per le auto medio-piccole: una mossa che nasce dalle difficoltà della maggioranza nel trovare soluzioni al caro prezzi, in particolar modo all’impennata dei costi di diesel e benzina.

Poi, la promessa di un provvedimento per mettere un tetto al numero degli stranieri nelle classi e per vietare burqa e niqab a scuola, declamata solennemente dal palco di Fenix, la festa della giovanile di Fratelli d’Italia, dove è stata accolta trionfalmente, in un tripudio di urla e standing ovation.

Se la prima è stata una sorpresa, anche per le ironie che Meloni aveva espresso quando a proporre l’esenzione era stato Pasquale Tridico, candidato del cent…

Manca ancora tempo alle Politiche del 2027, ma la campagna elettorale sembra già iniziata.

Mentre il Campo Largo si ritrova intrappolato nella discussione sulla leadership e sull’opportunità di organizzare le primarie per la selezione del candidato premier, Giorgia Meloni nell’ultima settimana si è scatenata.

Prima, l’annuncio dell’abolizione del bollo per le auto medio-piccole: una mossa che nasce dalle difficoltà della maggioranza nel trovare soluzioni al caro prezzi, in particolar modo all’impennata dei costi di diesel e benzina.

Poi, la promessa di un provvedimento per mettere un tetto al numero degli stranieri nelle classi e per vietare burqa e niqab a scuola, declamata solennemente dal palco di Fenix, la festa della giovanile di Fratelli d’Italia, dove è stata accolta trionfalmente, in un tripudio di urla e standing ovation.

Se la prima è stata una sorpresa, anche per le ironie che Meloni aveva espresso quando a proporre l’esenzione era stato Pasquale Tridico, candidato del centrosinistra in Calabria, pur rispondendo a un’emergenza concreta, la seconda non sorprende sul piano ideologico, ma arriva comunque inattesa.

Giorgia Meloni torna apparentemente a giocare in attacco, ma le sue sono in realtà scelte difensive: rappresentano una risposta all’erosione dell’elettorato conservatore e leghista da parte di Vannacci con il suo Futuro Nazionale. Nell’ultima Supermedia Youtrend il centrodestra è sceso per la prima volta sotto il 41%, più di tre punti sotto il Campo Largo. Futuro Nazionale ha raggiunto il 7.7%, a discapito soprattutto di Fratelli d’Italia, oggi accreditato al 26.6%, quando a inizio anno superava il 30%, e della Lega, oggi al 5.7%, a inizio anno sopra l’8. Il centrodestra oggi perderebbe le elezioni politiche, e Meloni ha intenzione di usare tutte le armi di cui dispone, dal governo, per guidare la rimonta.

Questi giorni, infatti, ci dicono molto della campagna elettorale che verrà. Meloni e Fratelli d’Italia cercheranno di tornare a condurre il gioco e a dettare l’agenda.

Vannacci, nel suo piccolo, ha modificato gli equilibri della politica italiana. Prima, ha indebolito il centrodestra e in generale l’impianto bipolare del nostro sistema, e ora sta imponendo una svolta a destra a tutta la coalizione di governo, costretta a inseguirlo per recuperare consensi.

La presidente del Consiglio, quindi, decide di dettare nuovamente l’agenda politica, di dominare il dibattito, ma per farlo è costretta a giocare sul terreno scelto da Vannacci. Un terreno, quello dell’immigrazione e della sicurezza, nel quale può incidere grazie al ruolo di governo e ai poteri che ne conseguono, ma che vede il leader di Futuro Nazionale più libero da vincoli di governo e più radicale nel posizionamento. Meloni può trasformare le sue parole in provvedimenti, ma Vannacci avrà sempre la posizione più radicale e forte sui temi identitari, e potrà rivendicare il merito indiretto di aver smosso il governo su questo fronte.

Per Futuro Nazionale, questa è già una mezza vittoria. Per Meloni, invece, è il primo segnale di quanto la campagna del 2027, in assenza di un allargamento della coalizione, rischi di essere combattuta più dentro il campo della destra che contro il centrosinistra.

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