In un Paese alle prese con un costo della vita sempre più difficile da sostenere, il dibattito pubblico nell’ultimo mese si è ritrovato a discutere sostanzialmente un solo grande argomento: la sicurezza. Un tema, quello dell’ordine pubblico, che le forze progressiste hanno sempre faticato ad affrontare, per il quale non hanno individuato un frame preciso e credibile da contrapporre a quello, più semplice, della “linea dura” storicamente incarnato delle forze conservatrici.
A complicare uno scenario altrimenti quasi didascalico, però, c'è l'incombere di Futuro nazionale e di Roberto Vannacci, che solo poche settimane fa, il 24 settembre, raggiungevano il 7.8% delle intenzioni di voto nella Supermedia Youtrend. Oggi, poco più di un mese dopo, quella crescita si è trasformata in una discesa, che ha portato il partito del Generale al 6,1%.
Era stata proprio la sicurezza, abbinata alla parola d’ordine “remigrazione!”, la grande carta della crescita di Vannacci, che per mesi ha dettato l’ag…
In un Paese alle prese con un costo della vita sempre più difficile da sostenere, il dibattito pubblico nell’ultimo mese si è ritrovato a discutere sostanzialmente un solo grande argomento: la sicurezza. Un tema, quello dell’ordine pubblico, che le forze progressiste hanno sempre faticato ad affrontare, per il quale non hanno individuato un frame preciso e credibile da contrapporre a quello, più semplice, della “linea dura” storicamente incarnato delle forze conservatrici.
A complicare uno scenario altrimenti quasi didascalico, però, c'è l'incombere di Futuro nazionale e di Roberto Vannacci, che solo poche settimane fa, il 24 settembre, raggiungevano il 7.8% delle intenzioni di voto nella Supermedia Youtrend. Oggi, poco più di un mese dopo, quella crescita si è trasformata in una discesa, che ha portato il partito del Generale al 6,1%.
Era stata proprio la sicurezza, abbinata alla parola d’ordine “remigrazione!”, la grande carta della crescita di Vannacci, che per mesi ha dettato l’agenda con toni forti e proposte radicali.
Poi, è arrivata la risposta di Meloni, su più piani. Su quello strategico, non ha ceduto alle lusinghe del Generale, che più volte ha aperto a una possibile alleanza, e allo stesso tempo si è spostata a destra. Sul piano dei contenuti, alle proposte – in odore di incostituzionalità – di remigrazione, Meloni ha contrapposto una prima stretta sull'immigrazione e sui simboli dell'identità religiosa, intervenendo anche sulla presenza degli studenti stranieri nelle scuole e sul divieto di burqa in classe. Provvedimenti la cui efficacia concreta sulla sicurezza è quantomeno discutibile, ma che hanno contribuito a rafforzare l'immagine di fermezza della destra di governo.
Poi sono arrivati gli scontri nelle piazze, e la risposta si è spostata dal piano simbolico a quello dell'azione: un nuovo decreto sicurezza, misure più severe contro le manifestazioni violente e i cortei e un rafforzamento della presenza militare nelle città. Le misure, secondo l’ultimo sondaggio YouTrend per Sky, hanno raccolto giudizi favorevoli, con alcuni provvedimenti capaci di ottenere un consenso trasversale.
La destra di governo ha occupato lo spazio politico e mediatico della “sicurezza”, riprendendosi il tema con prepotenza, lasciando la destra “di lotta” ai margini del dibattito pubblico. E Vannacci sta accusando il colpo.
La provenienza politica dell’elettorato di Vannacci ne accentua le difficoltà. Accanto a una componente proveniente dall’astensione, una parte consistente dei suoi sostenitori ha un passato elettorale nel centrodestra e mantiene un giudizio positivo, anche se non più entusiasta, verso l’esecutivo. Sono proprio questi gli elettori a cui si rivolge Meloni con la sua strategia: nessuna apertura ad un’alleanza (per il momento), una stretta sulle politiche di sicurezza e ordine pubblico, e delegittimazione generalizzata delle manifestazioni di protesta.I primi risultati si vedono: la crescita nei sondaggi di Fratelli d’Italia in quest’ultimo mese va di pari passo con il calo di Futuro Nazionale. Non è ancora possibile stabilire se e quanto i due fenomeni siano direttamente collegati, ma la coincidenza è politicamente significativa.
Meloni sembra quindi aver vinto, almeno per ora, la battaglia per il controllo dell'agenda. Vannacci può promettere la linea dura, il governo può invece realizzarla, sottraendo a Futuro Nazionale la sua arma più efficace.
Ma vincere la battaglia dell'agenda non significa necessariamente vincere quella elettorale. Perché, senza un accordo con Vannacci, il centrodestra contro il campo largo partirebbe nel migliore dei casi appaiato. Giorgia Meloni ha recuperato con successo l'iniziativa politica, ma non è ancora riuscita a modificare i rapporti di forza tra gli schieramenti.