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Se il gatto ci ruba l'anima

Ci studiano e si appropriano delle pose e dello sguardo del padrone. Della sua intimità. Ma mai per imitarlo. Loro restano gli stessi

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Ascanio, canadian sphinx rosso di 9 mesi con Angela di Grosseto 
Bartholomeo, un abissino di 13 mesi, in braccio a Maurizio di Lugano 
Zabava, una devon rex femmina di 8 mesi con la sua padrona ucraina, Violetta. 
Some Like It Hot è il bengala di 2 anni in braccio a Joan Carlos, portoghese 
Rafael, persiano a pelo corto, un anno, con la spagnola Raquel 
Cpu- Cou, balinese di 4 anni con Rachele di Firenze 
Elrond, maine coon di un anno pluripremiato in Bugaria con la padrona, la modella Claudiam
  
Per quale ragione se la saranno cavata così a lungo sulla Terra, così sgraziati, rumorosi e incapaci di dominare le emozioni come sono, pensano i gatti di noi. Non c’era una razza migliore, un’evoluzione più giusta capace di plasmare creature più appropriate? E sospirano. Potremmo sentirli sospirare sempre, i gatti, se solo fossimo un po’ più attenti e meno sgraziati. Sono felini, e se la caverebbero benissimo senza di noi. Ma a un certo punto della loro carriera di predatori, dopo aver cacciato gazzelle e sbranato stormi di pettirossi, hanno scoperto i cuscini. È successo molti anni fa, gli antichi egizi già ospitavano nelle loro case quelle buffe creature glabre che oggi sono diventate rare e incredibilmente costose. Solo perché in natura è difficile trovare cuscini, i gatti sono scesi a patti col loro destino e hanno deciso di vivere accanto a noi. Da allora ci tollerano e ci accudiscono. Ma non abbandonano mai del tutto la loro anima selvaggia. 

Provate a chiedere a un gatto di mettersi in posa accanto a voi per fare una fotografia. Impossibile. E questo nonostante la loro vanità. I gatti, come ogni creatura dotata di saggezza, sanno che la bellezza e la felicità sono la stessa cosa. E la felicità coincide con la possibilità di farsi esattamente gli affari propri. Sembrano tutti uguali, i gatti, hanno musi e dimensioni simili. Se incontri per strada una cosa che somiglia a un gatto, quasi sempre è un gatto. Diversamente da quanto avviene per i cani. Immaginate il solito marziano che veda una fotografia in cui sono ritratti un chihuahua, un bovaro, un levriero e un bull dog francese. Difficile convincerlo che si tratta della stessa razza. Come il celebre paradosso dell’ombrello, quanta roba si può togliere perché un cane posso ancora essere riconosciuto come un cane? Quand’è che un cane può essere considerato più verosimilmente un topo, o un orso, o una faina? I gatti invece hanno questa loro inoppugnabile gattitudine, che deriva più da una predisposizione metafisica che dalla forma del corpo.

Si somigliano tutti, perché afferiscono alla stessa idea, altissima, di sé. O almeno, questo è quello che sembra a una prima occhiata sgraziata e rumorosa come può essere la nostra. Studiandoli, ci si accorge che un gatto e un altro gatto possono essere molto diversi e si differenziano l’uno dall’altro in virtù di uno speciale talento, un’attitudine che potrebbe essere considerata persino una raffinata forma di umiltà: la capacità di adeguarsi morfologicamente al loro padrone. Non come i cani, che talvolta ci imitano. I gatti si appropriano della nostra intima personalità e la riproducono nelle pose, nello sguardo. Ci studiano, proprio quando noi immaginiamo che stiano ronfando sui cuscini, accumulano informazioni e al momento buono, per esempio quando li prendiamo in braccio costringendoli a farsi fotografare (cosa che, come abbiamo già spiegato, i gatti non amano affatto), sanno diventare noi. O anche niente, come il gatto del Cheshire. Ma soprattutto noi. Stesso naso, stessa espressione. È un gioco, è il senso dell’umorismo dei gatti difficile da afferrare per noi. E forse anche un piccolo regalo che ci fanno. In cambio di tutto il nostro amore, la devozione che coltiviamo nei loro confronti, loro, di tanto in tanto, diventano noi. Probabile che questo significhi qualcosa di più di quel che noi riusciamo a comprendere, probabile anche che i gatti trovino fastidioso che noi non riusciamo a comprenderlo. Ma di nuovo si tratta di avere pazienza: loro capiscono le cose profonde del mondo ma noi sappiamo fare i cuscini.

I ritratti
Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni hanno collaborato negli ultimi anni a vari progetti fotografici, pubblicando tra l’altro su Time, Newsweek, Cnn, Der Spiegel. Insieme hanno firmato tre libri (uno dedicato al quartiere Forcella di Napoli), e hanno lavorato a documentari sulla migrazione lungo la rotta balcanica, sui pellegrinaggi religiosi e sulle aree inquinate in Italia