Saviano: il ritratto di un anno in 16 immagini
di ROBERTO SAVIANOL’odissea dei profughi e le speranze di Cuba, la corsa alla Casa Bianca e le proteste degli afroamericani, il terremoto e gli attentati dell’Isis, la Brexit e la repressione di Erdogan: l’autore di Gomorra - su Robinson in edicola - ha scelto e commentato sedici immagini simbolo che raccontano la storia del 2016. Eccole VIDEO
Ma questa immagine esprime una incredibile forza e dignità, sembra quasi racchiudere l’identità e il coraggio di un popolo che resiste alla tenaglia di tre dittature, ed è riuscito a costruirsi un’isola di autonomia che difende con le unghie e con i denti: ne parla ZeroCalcare in queste pagine.
Vediamo una madre, con i suoi tre figli in una casa ormai svuotata dalla guerra: i dettagli ci suggeriscono che non era una famiglia povera, i fregi sui soffitti, ai quali erano probabilmente appesi dei lampadari, lo dimostrano.…!-->!-->
Ma questa immagine esprime una incredibile forza e dignità, sembra quasi racchiudere l’identità e il coraggio di un popolo che resiste alla tenaglia di tre dittature, ed è riuscito a costruirsi un’isola di autonomia che difende con le unghie e con i denti: ne parla ZeroCalcare in queste pagine.
Vediamo una madre, con i suoi tre figli in una casa ormai svuotata dalla guerra: i dettagli ci suggeriscono che non era una famiglia povera, i fregi sui soffitti, ai quali erano probabilmente appesi dei lampadari, lo dimostrano. Non ci sono più mobili, solo una panca, un cuscino e macerie sui pavimenti. Dove dormiranno nelle notti gelide di gennaio? Come si riscalderanno? Cosa mangeranno?
Hanno perso tutto. Eppure, la donna sta in piedi, ferma, senza urla nè lacrime. Guarda con fierezza oltre la voragine che è stata aperta nella parete della sua casa. Oltre la repressione di Erdogan, oltre le sofferenze della guerra, c’è la sua gente che combatte tenacemente per continuare a sperare nel futuro.
Ma questa foto è un presagio, sembra descrivere il futuro dei Clinton. Il destino è già scritto. Due pensionati, di lusso ma pensionati, sono seduti al tavolo di un fast food come una coppia qualsiasi. Il fotografo li ha colti nella loro normalità, nella loro solitudine, mentre mangiano durante una delle tante manifestazioni organizzate per le primarie.
È una foto che evoca un tramonto, una foto in cui c’è già scritta la parola fine. È strano, finiva così anche la serie dei Soprano, una delle serie più longeve e amate d’America: l’ultima scena vedeva il boss Tony con la moglie e i figli seduti al tavolo di un fast food. Hillary aveva imitato quella scena in uno spot, quando perse le primarie con Obama. Qui l’ha interpretata di nuovo: ma questa volta inconsapevolmente.
È marzo, Fidel Castro è ancora vivo, ed è ancora inimmaginabile che Donald Trump conquisti la Casa Bianca: vedremo cosa farà di quel muro il nuovo presidente Usa.
Le sue lacrime raccontano quanto è profondo e importante il rapporto che abbiamo con chi scrive le colonne sonore delle nostre vite. Le loro parole, le loro musiche sono il telaio sul quale costruiamo sensazioni, emozioni, sogni. Quando i loro autori muoiono, ci sembra che un pezzo di noi, della nostra vita muoia con loro.
È il metodo cinese: addestrare severamente, come dei professionisti, i bambini già in tenera età. Soprattutto in discipline come la ginnastica. In modo che il corpo dei piccoli atleti possa essere plasmato secondo le esigenze dello sport che praticano. Perché lo sport non è una passione individuale, è una missione nazionale. E si misura in medaglie.
La parlamentare laburista inglese stava facendo campagna elettorale contro la Brexit. L’emozione provocata dall’omicidio fu enorme, e i giornali di tutto il mondo pubblicarono la storia di una donna forte, coraggiosa, impegnata. Mancavano sette giorni al voto e tutti pensarono e dissero che l’omicidio avrebbe regalato voti al “Remain”, portandolo alla vittoria. I sondaggisti confermarono.
Ma così non è stato. Forse Farage sarebbe stato sconfitto se si fosse votato uno o due giorni dopo. Ma viviamo in un’epoca dalla memoria corta, le grandi ondate emotive durano lo spazio di un mattino. Ed è bastata una settimana per dimenticare Jo Cox.
È la reazione feroce della guardia di Erdogan al tentativo di destituirlo. Questo è uno dei pochi scatti che testimoniano cosa aspetta — la violenza, gli arresti, e per alcuni la morte — i militari che hanno osato sfidare Erdogan. Golpisti per la democrazia.
Agosto - Questo scatto ha fatto il giro del mondo, per i media stranieri è stato il simbolo del terremoto che ha devastato il nostro Paese. L’hanno pubblicato tutti e a più riprese. Perché è Italia: una suora, giovane, ferita,con un cellulare di vecchia generazione in mano, con semplici sandali ai piedi. C’è tutto ciò che per i giornali, i siti e le tv del mondo rappresenta il nostro paese: la religione, una bellezza antica, persino una certa eleganza e compostezza nel dolore.
Non ha importanza che la suora si chiami Marjan Lleshi e sia albanese. Nel mondo simbolico la sua immagine è diventata la sintesi non solo dell’Italia ferita ma anche dell’Italia sopravvissuta. Quel suo gesto, il tentativo di telefonare prima ancora di rialzarsi da terra, pronta a rassicurare i suoi cari, ha commosso tutti.
Settembre - Senza perdere la tenerezza: nella tragedia della guerra, nel dolore di Aleppo devastata dai bombardamenti, due uomini portano in salvo alcuni bambini appena nati. Sembrano padri, e forse lo sono: certo ricordano i papà che, per la prima volta, prendono in braccio al nido i figli neonati. Lo fanno con cura, delicatezza, quasi con la paura di far loro del male. E per le piccolissime, fragilissime vite di Aleppo questa è una seconda nascita. La prima è quando questi figli della guerra sono venuti al mondo, la seconda è quando sono stati risparmiati dalle bombe. Speriamo per sempre.
Ottobre - Il giocatore di football americano Colin Kaepernick, si inginocchia mentre viene suonato l’inno nazionale americano, nella stadio di Santa Clara, in California. Lo affiancano i compagni di squadra Eli Harold (a sinistra) e Eric Reid (a destra). È la protesta contro le violenze della polizia sulla popolazione afroamericana, che evoca i pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi del ’68 in Messico in nome del Black Power. Kaepernick aveva cominciato in un altro modo ad esprimere la sua muta ma clamorosa protesta: restava seduto durante l’esecuzione dell’inno prima di ogni partita. Ma era stato criticato da una parte della sua stessa comunità. «Così — gli avevano detto — non onori fratelli che sono morti sui campi di battaglia». Per questo il quarterback dei San Francisco 49ers ha deciso di inginocchiarsi: «In questo modo rendo onore a chi ha sacrificato la sua vita per noi, ma continuo a non alzarmi per omaggiare uno Stato che ci offende e ci uccide». E la sua protesta è diventata virale.
Il grande terrore che nasce da questo attentato è che a compierlo è stato un agente di polizia, un uomo che ha fatto parte delle scorte di esponenti politici: la paura è che ne possano nascere altri come lui. Se anche i poliziotti si radicalizzano, se diventano dei pericoli, difendersi diventa quasi impossibile. Ma questo è il messaggio che l’Isis vuole mandare da Ankara: anche chi vi protegge vi può uccidere.