Incastonato tra larici e abeti sui Monti Urali centrali, ora che il gelido inverno l'ha vestito con un'elegante livrea bianca e azzurra di neve, il monastero buddista Shad Tchup Ling appare come il luogo magico di una favola. Non penseresti mai di trovarlo in mezzo alla regione mineraria e ortodossa di Sverdlovsk. E presto potresti davvero non trovarlo più. Si posa su una riserva di minerali reclamata da Evraz, il colosso siderurgico russo quotato a Londra, proprietà di uno dei più potenti oligarchi: Roman Abramovich, vicinissimo al presidente Vladimir Putin. Dopo anni di contese tra Evraz "il gigante" e gli otto buddisti della sparuta comunità, le autorità hanno infine sancito che il primo marzo l'eremo incantato andrà demolito.
Un sentiero accidentato porta al "posto della pratica e della realizzazione", Shad Tchup Ling. È qui che 22 anni fa s'inerpicò un veterano di nome Mikhail Sannikov, oggi monaco Lama Sanye Tenzin Dokshit. Combatté in Afghanistan durante l'occupazione sovietica. Quegli anni gli procurarono ferite nel fisico, ma soprattutto nell'animo. Lasciato l'esercito nel 1987 e perseguitato dai demoni della guerra, viaggiò sino alla repubblica di Buriazia, dove studiò buddismo sei anni. Pensava fosse strano che venisse praticato solo nell'Est della Russia.
"C'è della brava gente anche nel centro del Paese. Il mio maestro mi disse: "Allora vai lì"". Tracciò il profilo di una montagna e per Sannikov "tutto fu chiaro". Così ha raccontato ad Amos Chapple, il fotografo che ha catturato queste immagini.
Era il 1995. Come dimora del suo rifugio Sannikov scelse la vetta del Monte Kachkara ignorando che nelle sue vene scorressero oltre 8,2 miliardi di tonnellate di titanomagnetite.
Oggi Shad Tchup Ling conta alloggi, una cucina, una sauna e varie stupa (templi). È l'unico monastero buddista in Russia al di fuori delle regioni orientali di Tuva, Calmucchia e Buriazia, ad eccezione di Datsan Gunzechojnej a San Pietroburgo. Lo sormonta una statua di Buddha in vetroresina alta sei metri.
Ospita otto buddisti a tempo pieno a cui talvolta si uniscono alcuni abitanti della vicina città Kachkanar e turisti. Chiunque è il benvenuto, dice l'ex soldato, "se è una brava persona". E se rispetta le regole: niente alcol, droghe o parolacce; meditazione di gruppo dalle 7 alle 8 e cinque ore al giorno di lavoro.
Qui tutto è silenzio. Lo interrompe occasionalmente il rombo delle vicine miniere. Ora che uno dei giacimenti si è esaurito, Evraz vuole attingere al deposito su cui giace il monastero.
Anche perché, sostiene, per legge è proibito costruirvi sopra.
Forti della fede e di una petizione firmata persino da Boris Grebenshchikov, uno dei padri del rock russo, Sannikov e i suoi seguaci ignorano gli ultimatum governativi. Non abbandonano il monastero, anzi progettano di espanderlo.
"Non si trasloca una stupa", dicono.
La vicina città di Kachkanar si divide. Su 45mila abitanti, 10mila dipendono da Evraz. "Se non si potrà più scavare qui, la città cesserà di esistere", temono. La nuova miniera invece darebbe lavoro per altri 140 anni. Yiulia Gasheva, trent'anni, è una delle sole tre donne che fanno parte della comunità buddista. "Qui c'è una pace - dice - che non si trova nella vita normale". Almeno finché Evraz il gigante non la romperà.
IL FOTOGRAFO*
Amos Chapple è fotografo dal 2003, ha lavorato in più di 70 paesi. Gli scatti qui pubblicati fanno parte del suo fotoracconto per "Radio Free Europe/ Radio Liberty"
IL FOTOGRAFO*
Amos Chapple è fotografo dal 2003, ha lavorato in più di 70 paesi. Gli scatti qui pubblicati fanno parte del suo fotoracconto per "Radio Free Europe/ Radio Liberty"