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Una donna nella miniera di carbone spagnola in Asturia (nord della Spagna)foto di Alvaro Fuente/NurPhoto via Getty Images 

L’ultima lotta delle minatrici nelle Asturie

In Spagna le donne che scendono nei pozzi sono in prima fila anche nelle proteste contro la fine delle miniere sancita dalla Ue per tutti i distretti del carbone europei. GUARDA: Tutti i reportage fotografici di R2

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Alvaro Fuente/NurPhoto via Getty Images 
 
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Mirài, mirài Maruxina, mirài como vengo yo. Per secoli l'hanno cantata solo gli uomini. Nella guerra civile, nelle rivolte contro il franchismo, negli scioperi del 1962, nelle manifestazioni del 2012. Ora quel coro lo intonano anche le "mujeres del carbon", le donne che ogni giorno indossano l'elmetto e si calano nelle viscere delle Asturie e degli altri distretti minerari spagnoli, come i loro mariti, i loro padri, i loro fratelli. Guarda, guarda Maruxina, guarda come sono. È la canzone dedicata a Santa Barbara, protettrice dei minatori, è la canzone che racconta l'esplosione in un pozzo e il ritorno a casa di un operaio coperto di sangue.
La cantano nelle manifestazioni le donne del carbone spagnole che dopo aver conquistato vent'anni fa il diritto a scendere nei pozzi al fianco degli uomini, adesso lottano per la sopravvivenza delle miniere. Vanno in piazza, affrontano la polizia, urlano la loro disperazione.
Combattono per la difesa del lavoro. Però una battaglia senza speranza, perché il destino della civiltà industriale del carbone è segnato: in Asturia, ma anche nei distretti inglesi, dove hanno chiuso dopo trecento anni di storia la miniera di Kellingley che dava lavoro a 450 operai. I distretti francesi, quelli del Belgio. Si sono fermate le miniere tedesche, come la Auguste Viktoria nella quale ogni giorno scendevano fino a tremila minatori. Sono deserte, in Sardegna, le decine di miniere del Sulcis, attraversate ora da percorsi escursionistici per i turisti.
L'Unione europea da tempo ha fatto i suoi conti con l'evoluzione delle fonti energetiche e con le riserve di carbone disponibili, ha deciso che tra il 2018 e il 2019 non esisteranno più miniere nel Vecchio continente. È la fine di un'epopea che ha permeato interi territori, ha creato comunità, ha prodotto lavoro, ha ispirato letteratura. "Il popolo dell'abisso" di Jack London; i bassifondi di George Orwell ("La strada di Wigan Pier"); il "paese nero" delle miniere del Borinage belga, descritto da Vincent Van Gogh nelle lettere al fratello Theo. L'umanità del villaggio dei minatori nel Montsou, Francia settentrionale, raccontati da Emile Zola in "Germinal" con il personaggio Catherine Maheu, la ragazza che trasportava il carbone fuori dal pozzo, a ricordarci come le donne in miniera siano sempre scese.
Secoli lontani, ma non troppo, dalla desolazione delle Asturie incastonate tra Cantabria e Galizia. Una terra di lotte operaie: la rivoluzione del 1934 schiacciata nel sangue dall'allora generale Franco che, da dittatore, sarà di nuovo combattuto dai minatori delle Asturie negli scioperi del 1962. Gli scontri del 2012, contro i tagli ai sussidi pubblici, sfociati nella "marcia nera" di centinaia di minatori arrivati fino alle piazze di Madrid. Cinque anni fa lungo la strada c'erano anche le donne e ci sono ancora oggi a difendere un'utopia, quella di mantenere in vita le miniere delle Asturie.
La lenta agonia del carbone spagnolo, messo in ginocchio dall'import a basso costo da Russia, Africa, Sudamerica, si interromperà a fine 2018, con lo stop della Ue agli aiuti alla produzione. Chi vorrà continuare a estrarre carbone, a quel punto, dovrà restituire tutti i finanziamenti ricevuti negli anni. Praticamente un'eutanasia. Negli anni Sessanta i minatori iberici erano quasi centomila, poi è iniziato il declino che ha sconvolto interi territori: negli ultimi quindici anni, per dire, i Comuni dei distretti minerari hanno perso 50mila abitanti con casi di spopolamento che hanno raggiunto il 40%. Nelle sole Asturie si è passati dai 15mila minatori degli anni Novanta ai 2.400 di oggi (1.200 nel resto della Spagna). Il gigante pubblico Hunosa, che ha occupato 20mila lavoratori, adesso ne ha 1.300. Nel 1985 l'industria mineraria spagnola estraeva 14,47 milioni di tonnellate all'anno, ora meno di tre e la ristrutturazione ha bruciato, a partire dagli anni Novanta, 26 miliardi di euro.
È il declino che provano a frenare le "mujeres del carbon", perché vedere i pozzi trasformati soltanto in una Disneyland delle miniere per loro sarebbe l'ultimo, insopportabile affronto.
 
LA TRADIZIONE
Nelle miniere delle Asturie ( Spagna settentrionale), quando un operaio muore la priorità è dare un lavoro ai suoi figli o ai suoi generi, alleviando così il dramma di famiglie che hanno nello stipendio del padre l'unica fonte di sostentamento.
Da venti anni anche le donne hanno conquistato il diritto a scendere nei pozzi dove si estrae il carbone. Il destino delle miniere europee è comunque segnato: la Ue ne ha determinato la chiusura nei prossimi anni