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Caccia alla sedia perfetta

ll segreto: alzarsi spesso e seguire alcune regole (dettate dai monaci buddisti)
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La prima sedia pare fosse un trono ed era perciò usato solo dai regnanti. Poi si è estesa a vescovi, prelati, principi e monaci e, più tardi, ai cittadini benestanti fino a tutti gli strati sociali. «La prima sedia prodotta in serie fu quella da caffè viennese e sedersi è divenuta una fissazione moderna, con radici culturali», spiega l’architetto canadese Witold Rybczynski, autore del nuovo libro Now I Sit Me Down(Farrar, Straus and Giroux, 2016). Lo scrittore ricorda come lo stare seduti sia legato da sempre a importanti momenti di meditazione (la “posizione del loto” è perfetta). «Ma l’arte di stare seduti richiede una notevole preparazione atletica, tipica dei monaci buddisti e degli yogi», ha precisato Rybczynski al Wall Street Journal. Chi non possiede un tale allenamento paga il conto perché stare seduti a lungo mina il nostro benessere. «Oltre il 72% della popolazione che vive…
La prima sedia pare fosse un trono ed era perciò usato solo dai regnanti. Poi si è estesa a vescovi, prelati, principi e monaci e, più tardi, ai cittadini benestanti fino a tutti gli strati sociali. «La prima sedia prodotta in serie fu quella da caffè viennese e sedersi è divenuta una fissazione moderna, con radici culturali», spiega l’architetto canadese Witold Rybczynski, autore del nuovo libro Now I Sit Me Down(Farrar, Straus and Giroux, 2016). Lo scrittore ricorda come lo stare seduti sia legato da sempre a importanti momenti di meditazione (la “posizione del loto” è perfetta). «Ma l’arte di stare seduti richiede una notevole preparazione atletica, tipica dei monaci buddisti e degli yogi», ha precisato Rybczynski al Wall Street Journal. Chi non possiede un tale allenamento paga il conto perché stare seduti a lungo mina il nostro benessere. «Oltre il 72% della popolazione che vive nella parte del mondo industrializzata svolge lavori sedentari e passa in media dalle 8 alle 10 ore al giorno senza muoversi – spiega Roman Peter Kuster, dell’università di scienze applicate di Zurigo, Svizzera – In ufficio, il 75 per cento delle ore si passano seduti e l’8 per cento muovendosi», sottolinea l’esperto. Come sedersi dunque? «Il meno possibile e scegliendo sedie adatte – spiega Kuster – Sui benefici degli sgabelli ergonomici senza schienale ancora si discute e non si è ancora certi che migliorino la posizione quando si sta fermi a lungo, come in ufficio». Quindi sì alla sedia con schienale per lavorare purché sia dotata di ruote, regolabile in altezza, sul piano orizzontale e sagittale per facilitare i movimenti. Come la curiosa Balance Ball chairs e l’ergonomica Stokke. Ma per aumentare la possibilità di sedersi attivamente il gruppo di ricercatori diretti da Kuster ha progettato la prima “sedia dinamica” per l’ufficio, con un ulteriore grado di libertà della seduta. Confrontata con l’atto del camminare e con altre sedie, i risultati sono stati pubblicati su Human Factor. Scrive Kuster: «È una seduta oscillante che mantiene fermo il torace e la testa; la seduta dinamica permette una flessione laterale della spina dorsale sollecitando l’asse del movimento».