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Tutti i profumi che arrivano dall'India

(reuters)
Oli essenziali e fragranze, dalla menta al patchouli, vengono creati grazie a un metodo di estrazione antico
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C'è un’altra patria dei profumi, oltre alla francese Grasse. È Kannauj, regione dell’India settentrionale. In questa Grasse d‘Oriente piante e fiori tipici si trasformano in oli essenziali e fragranze. Il metodo di estrazione è antico e risale all’epoca d’oro del continente, quella della dominazione islamica Moghul del XVI secolo. Fu infatti la regina Roses di Noorjahan ad iniziare la preparazione dei profumi (e degli aromi per i dolci) distillando rose e kewra con l’Attar, alambicchi rudimentali che sfornano oli profumati senza usare l’alcol, molto simili all’odore dei fiori e delle piante originali.
Usati un po’ ovunque per la produzione del Pan Masala (miscela di semi ed erbe da cucina) e nell’industria del tabacco, i forni Attar vivono una seconda giovinezza, in particolare a Kannauj, grazie alla produzione di essenze e profumi che, negli ultimi anni, stanno superando i confini per essere esportat…
C'è un’altra patria dei profumi, oltre alla francese Grasse. È Kannauj, regione dell’India settentrionale. In questa Grasse d‘Oriente piante e fiori tipici si trasformano in oli essenziali e fragranze. Il metodo di estrazione è antico e risale all’epoca d’oro del continente, quella della dominazione islamica Moghul del XVI secolo. Fu infatti la regina Roses di Noorjahan ad iniziare la preparazione dei profumi (e degli aromi per i dolci) distillando rose e kewra con l’Attar, alambicchi rudimentali che sfornano oli profumati senza usare l’alcol, molto simili all’odore dei fiori e delle piante originali.
Usati un po’ ovunque per la produzione del Pan Masala (miscela di semi ed erbe da cucina) e nell’industria del tabacco, i forni Attar vivono una seconda giovinezza, in particolare a Kannauj, grazie alla produzione di essenze e profumi che, negli ultimi anni, stanno superando i confini per essere esportati in tutto il mondo. Con questi alambicchi, infatti, si distillano essenze miscelando le piante nell’acqua e facendole bollire su bracieri di legna o carbone per poi essere versati in bottiglie di pelle a riposare. Oltre ad essere il più grande esportatore di olio essenziale di menta, il Paese produce essenze da molte altre piante come ajowan, angelica, artemisia, cumino, corteccia di cannella, citronella, coriandolo, menta, incenso, ginger, patchouli, rosa e sandalo.
Sui profumi autoctoni del continente ci scommette anche il governo indiano. «L’India è l’unico paese ad avere organizzato una istituzione governativa che si occupa di supportare la ricerca e la qualità nella coltivazione e nella produzione di aromi e materie prime per la profumeria», spiega Shakti Vinay Shukla, direttore del Fragrance and flavour development center (FFDC), centro ministeriale che ha sede a Kannauj dove affluiscono oltre 400 imprese che coltivano e producono piante ed oli essenziali. «Il mercato indiano delle fragranze avrà un tasso di crescita annuale composto di circa il 12 per cento nei prossimi sei anni e il fatto che, col metodo Attar, non si impiega l’alcol, queste materie prime sono sempre più richieste dai musulmani che non usano l’alcol per motivi religiosi», spiega Roney Simon, managing director di CRS trendLAB, società di promozione degli scambi fra India ed Italia, con sede a Torino e a Noida, alle porte di Nuova Delhi.
«I paesi industrializzati vanno a caccia di ingredienti tradizionali, autentici ma crescerà anche il mercato interno dei profumi — precisa Simon —. L’India ha una popolazione di circa 1,3 miliardi di persone e una crescita del Pil reale del 7,5 per cento nello scorso anno. Nel 2020 sarà il mercato più grande, il 65 per cento del totale della popolazione è giovane, è nata dopo il 1980, e sono circa sette milioni i laureati per anno che lavorano in tutto il mondo. Questa generazione ritorna nel proprio paese più facoltosa, aumentando la ricchezza generale e nel 2030 avremo un mercato di consumatori di ceto medio più elevato della Cina e degli Stati Uniti».