C’è ancora qualcuno che invece di fare la doccia fa (regolarmente) il bagno? C’è eccome, e lo rivendica. Torna il bagno in vasca formato vacanza, lusso sibaritico riservato a chi ha tempo da immolare a un rituale altamente gratificante fatto di sali profumati, oli essenziali, scrub raffinatissimi, messa in scena a lume di candela, musica di sottofondo, un buon bicchiere di vino, cellulare spento.
Il dibattito è vecchio e usurato: è meglio la doccia o è meglio il bagno? La doccia si fa per lavarsi, il bagno per indulgere a qualcosa che può essere molto piacevole e rilassante. La doccia è igiene, il bagno è piacere, è edonismo. La doccia è la regola, il bagno l’eccezione. La doccia è fretta e routine, il bagno è un cerimoniale che richiede tempo libero. La doccia è una sferzata di energia, il bagno una calda carezza su tutto il corpo che predispone al riposo e alla meditazione. In fondo Alex Britti è diventato famoso proprio sciogliendo un inno alla vasca e al suo liquido amniotico: “Voglio restare tutto il giorno nella vasca con l’acqua calda che mi coccola la testa, un piede fuori che s’infreddolisce appena, uscire solo quando è pronta già la cena”.
Spendiamo in bagni-schiuma il quadruplo che in saponette tradizionali. Il consumo di saponette diminuisce del 2 per cento (in un anno la spesa è stata di 116 milioni di euro). In bagni-schiuma, bagni-doccia e oli vari abbiamo speso in un anno la non indifferente cifra di 442 milioni di euro, con un aumento del 2,5 per cento rispetto all’anno precedente, secondo i dati forniti da Cosmetica Italia, la confindustria di settore. «La cifra non specifica se gli italiani consumino più bagni-schiuma o più bagni-doccia, anche se sono più numerosi i secondi. La differenza è solo di marketing: si tratta dello stesso prodotto con diciture diverse. E la voce sali da bagno, pur essendo piccola e residuale, resiste alle flessioni», osserva Gian Andrea Positano, che dirige l’ufficio studi di Cosmetica Italia.
Fare il bagno quotidianamente può innescare legittimi sensi di colpa sul fronte dei consumi. Quando apri il rubinetto e riempi la vasca neanche ci pensi: sono almeno cento i litri d’acqua indispensabili per fare un bagno decoroso, contro i 50 scarsi di una doccia medio-lunga. Cento litri corrispondono alla quantità d’acqua potabile che un abitante del pianeta Terra consuma in media in cento giorni. È comprensibile che chi fa il bagno tutti i giorni venga considerato uno scialacquatore di risorse, ergo un inquinatore. E non è detto che ne esca pulito: come ripetono i detrattori, facendo il bagno resti a mollo nella tua acqua sporca, ti ci crogioli dentro.
La tradizione viene da lontano. Una storia affascinante quella della vasca da bagno, dal primo esemplare rinvenuto nel Palazzo di Cnosso, 1700 avanti Cristo, alla Jacuzzi, frutto di un’invenzione capitata per caso, visto che a scoprirla e a lanciarla fu un signore che produceva turbine per aerei e non certo sanitari per la sala da bagno. In mezzo ci sono le istantanee di un immaginario popolare che naviga dalla tinozza di Poppea riempita di latte d’asina alla sexy vasca a forma di coppa di champagne in cui palpita Dita VonTeese in un delirio di bollicine burlesque. C’è la vasca in terracotta di Archimede che, immergendosi nell’acqua e vedendola tracimare, al grido di eureka! scopre per caso il principio dell’idrostatica che ancora oggi porta il suo nome. E c’è la tinozza fumigante riempita d’acqua medicamentosa in cui Jean-Paul Marat, il difensore dei sanculotti, fu pugnalato a morte da Charlotte Corday.
La vasca è anche un set fotografico per i soliti noti, l’intimità violata, la privacy data in pasto alle folle. Da Hemingway a Paul McCartney, da Charlie Chaplin a mollo nella vasca completamente vestito a Bono degli U2. Sono vestiti pure Yoko Ono e John Lennon, stretti come fossero a letto in una vasca completamente a secco. La meno inquietante è Marilyn Monroe, coperta a stento da un velo di schiuma. Foto tutte di grande atmosfera paragonate alla noia dei vari selfie postati dalle celebrities sui social secondo l’ultima moda che vuole la bella di turno gratificare i propri follower con un’immagine di sé immersa nella vasca, meglio se fra banali petali di rosa, candele profumate e l’immancabile flute di champagne.
Il dibattito è vecchio e usurato: è meglio la doccia o è meglio il bagno? La doccia si fa per lavarsi, il bagno per indulgere a qualcosa che può essere molto piacevole e rilassante. La doccia è igiene, il bagno è piacere, è edonismo. La doccia è la regola, il bagno l’eccezione. La doccia è fretta e routine, il bagno è un cerimoniale che richiede tempo libero. La doccia è una sferzata di energia, il bagno una calda carezza su tutto il corpo che predispone al riposo e alla meditazione. In fondo Alex Britti è diventato famoso proprio sciogliendo un inno alla vasca e al suo liquido amniotico: “Voglio restare tutto il giorno nella vasca con l’acqua calda che mi coccola la testa, un piede fuori che s’infreddolisce appena, uscire solo quando è pronta già la cena”.
Spendiamo in bagni-schiuma il quadruplo che in saponette tradizionali. Il consumo di saponette diminuisce del 2 per cento (in un anno la spesa è stata di 116 milioni di euro). In bagni-schiuma, bagni-doccia e oli vari abbiamo speso in un anno la non indifferente cifra di 442 milioni di euro, con un aumento del 2,5 per cento rispetto all’anno precedente, secondo i dati forniti da Cosmetica Italia, la confindustria di settore. «La cifra non specifica se gli italiani consumino più bagni-schiuma o più bagni-doccia, anche se sono più numerosi i secondi. La differenza è solo di marketing: si tratta dello stesso prodotto con diciture diverse. E la voce sali da bagno, pur essendo piccola e residuale, resiste alle flessioni», osserva Gian Andrea Positano, che dirige l’ufficio studi di Cosmetica Italia.
Fare il bagno quotidianamente può innescare legittimi sensi di colpa sul fronte dei consumi. Quando apri il rubinetto e riempi la vasca neanche ci pensi: sono almeno cento i litri d’acqua indispensabili per fare un bagno decoroso, contro i 50 scarsi di una doccia medio-lunga. Cento litri corrispondono alla quantità d’acqua potabile che un abitante del pianeta Terra consuma in media in cento giorni. È comprensibile che chi fa il bagno tutti i giorni venga considerato uno scialacquatore di risorse, ergo un inquinatore. E non è detto che ne esca pulito: come ripetono i detrattori, facendo il bagno resti a mollo nella tua acqua sporca, ti ci crogioli dentro.
La tradizione viene da lontano. Una storia affascinante quella della vasca da bagno, dal primo esemplare rinvenuto nel Palazzo di Cnosso, 1700 avanti Cristo, alla Jacuzzi, frutto di un’invenzione capitata per caso, visto che a scoprirla e a lanciarla fu un signore che produceva turbine per aerei e non certo sanitari per la sala da bagno. In mezzo ci sono le istantanee di un immaginario popolare che naviga dalla tinozza di Poppea riempita di latte d’asina alla sexy vasca a forma di coppa di champagne in cui palpita Dita VonTeese in un delirio di bollicine burlesque. C’è la vasca in terracotta di Archimede che, immergendosi nell’acqua e vedendola tracimare, al grido di eureka! scopre per caso il principio dell’idrostatica che ancora oggi porta il suo nome. E c’è la tinozza fumigante riempita d’acqua medicamentosa in cui Jean-Paul Marat, il difensore dei sanculotti, fu pugnalato a morte da Charlotte Corday.
La vasca è anche un set fotografico per i soliti noti, l’intimità violata, la privacy data in pasto alle folle. Da Hemingway a Paul McCartney, da Charlie Chaplin a mollo nella vasca completamente vestito a Bono degli U2. Sono vestiti pure Yoko Ono e John Lennon, stretti come fossero a letto in una vasca completamente a secco. La meno inquietante è Marilyn Monroe, coperta a stento da un velo di schiuma. Foto tutte di grande atmosfera paragonate alla noia dei vari selfie postati dalle celebrities sui social secondo l’ultima moda che vuole la bella di turno gratificare i propri follower con un’immagine di sé immersa nella vasca, meglio se fra banali petali di rosa, candele profumate e l’immancabile flute di champagne.