È come se il profumo fosse il genio della lampada, pronto se non ad esaudire ogni desiderio, per lo meno a condurci in ogni luogo del pianeta, dalla Scozia al Sahara, all’Islanda al Kenya. Per quali sinuose vie le fragranze aiutano a spiegare il mondo, a raccontarlo, a ricrearlo, a farlo rivivere? Chiudi gli occhi e ti trovi davanti a un confessionale in una chiesa affacciata sul mediterraneo in un giorno d’agosto; oppure sei dentro un’alcova, a un passo da un letto disfatto in cui si sono appena incontrati due amanti; o all’improvviso ti trovi nel deserto del Sahara fra le sue dune, o immerso in un parco acquatico, o ti si spalanca davanti la vastità di un prato in Scozia color verde smeraldo, umido di pioggia.
È una chiave che porta dritta a Londra, alla Somerset House dove fino al 17 settembre è in cartellone la mostra intitolata “Perfume. A sensory journey through contemporary scent”. Non la solita mostra fatta di tabelloni da leggere e provette e alambicchi da annusare, bensì un percorso multi-sensoriale più articolato e complesso che esplora e svela la scena internazionale del profumo contemporaneo attraverso le intuizioni di dieci maestri profumieri. Dieci nomi selezionati fra i pionieri delle mode e delle tendenze che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni, da Daniela Andrier, autrice di tanti profumi per Armani, Bulgari ma soprattutto Prada, a Mark Buxton (Givenchy, Chopard, Cartier), da Olivia Giacobetti <TB>(fra gli altri Guerlain) a Lyn Harris, nota per aver composto L’Air de rien, profumo su misura per Jane Birkin, da Antoine Lie noto per le sue creazioni al bergamotto a Andy Tauer, specializzato in profumi di nicchia.
In ognuna delle dieci sale è ricreata un’atmosfera diversa in cui gli stimoli suggeriti dall’olfatto, il più antico dei sensi, quello più strettamente collegato all’inconscio, si mescolano alle emozioni sprigionate dagli altri sensi: una sorta di bombardamento che proietta i visitatori in luoghi remoti collegati a esperienze molto diverse fra loro. I riferimenti e le sollecitazioni non solo olfattivi ma anche visivi, uditivi e tattili organizzati in vere e proprie installazioni. Le sale del museo sono state trasformate in laboratori avveniristici dotati degli strumenti ma soprattutto degli ingredienti e degli oli essenziali – qui sono duecento – fra cui un naso seleziona quelli indispensabili a creare un nuovo profumo. Non solo di rose, di gigli e di viole sono composti i nuovi profumi: spesso sono miscelati a odori decisamente non tradizionali, per esempio l’aroma del fumo e persino quello del sudore. Familiarizzando con aromi inusuali e catalogati come negativi, i visitatori hanno modo di immergersi in un mondo olfattivamente non convenzionale che offre loro la possibilità di capire passo dopo passo il processo non sempre semplice che accompagna la messa a punto di un nuovo profumo.
I profumieri che si sono messi in gioco sfidando con il proprio operato la lunga e millenaria storia del profumo sono stati selezionati in base all’alto tasso di audacia e creatività che hanno riversato nel loro lavoro. Un lavoro che spazia dal design alla comunicazione al packaging. La mostra è stata allestita in collaborazione con Coty, Peroni Ambra e Givaudan. Poiché le emozioni che una fragranza può scatenare andrebbero sempre raccontate e comunque fissate con termini e parole in grado di rispecchiarle, all’entrata del museo ai visitatori viene consegnato un taccuino su cui annotare le proprie sensazioni e constatare come un odore magari anche banale – non necessariamente un profumo in senso classico – possa suscitare reazioni tanto diverse e articolate.
È una chiave che porta dritta a Londra, alla Somerset House dove fino al 17 settembre è in cartellone la mostra intitolata “Perfume. A sensory journey through contemporary scent”. Non la solita mostra fatta di tabelloni da leggere e provette e alambicchi da annusare, bensì un percorso multi-sensoriale più articolato e complesso che esplora e svela la scena internazionale del profumo contemporaneo attraverso le intuizioni di dieci maestri profumieri. Dieci nomi selezionati fra i pionieri delle mode e delle tendenze che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni, da Daniela Andrier, autrice di tanti profumi per Armani, Bulgari ma soprattutto Prada, a Mark Buxton (Givenchy, Chopard, Cartier), da Olivia Giacobetti <TB>(fra gli altri Guerlain) a Lyn Harris, nota per aver composto L’Air de rien, profumo su misura per Jane Birkin, da Antoine Lie noto per le sue creazioni al bergamotto a Andy Tauer, specializzato in profumi di nicchia.
In ognuna delle dieci sale è ricreata un’atmosfera diversa in cui gli stimoli suggeriti dall’olfatto, il più antico dei sensi, quello più strettamente collegato all’inconscio, si mescolano alle emozioni sprigionate dagli altri sensi: una sorta di bombardamento che proietta i visitatori in luoghi remoti collegati a esperienze molto diverse fra loro. I riferimenti e le sollecitazioni non solo olfattivi ma anche visivi, uditivi e tattili organizzati in vere e proprie installazioni. Le sale del museo sono state trasformate in laboratori avveniristici dotati degli strumenti ma soprattutto degli ingredienti e degli oli essenziali – qui sono duecento – fra cui un naso seleziona quelli indispensabili a creare un nuovo profumo. Non solo di rose, di gigli e di viole sono composti i nuovi profumi: spesso sono miscelati a odori decisamente non tradizionali, per esempio l’aroma del fumo e persino quello del sudore. Familiarizzando con aromi inusuali e catalogati come negativi, i visitatori hanno modo di immergersi in un mondo olfattivamente non convenzionale che offre loro la possibilità di capire passo dopo passo il processo non sempre semplice che accompagna la messa a punto di un nuovo profumo.
I profumieri che si sono messi in gioco sfidando con il proprio operato la lunga e millenaria storia del profumo sono stati selezionati in base all’alto tasso di audacia e creatività che hanno riversato nel loro lavoro. Un lavoro che spazia dal design alla comunicazione al packaging. La mostra è stata allestita in collaborazione con Coty, Peroni Ambra e Givaudan. Poiché le emozioni che una fragranza può scatenare andrebbero sempre raccontate e comunque fissate con termini e parole in grado di rispecchiarle, all’entrata del museo ai visitatori viene consegnato un taccuino su cui annotare le proprie sensazioni e constatare come un odore magari anche banale – non necessariamente un profumo in senso classico – possa suscitare reazioni tanto diverse e articolate.