Benessere

Luce blu sotto accusa: "Invecchia la pelle"

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Dopo i raggi ultravioletti, quelli infrarossi e l’inquinamento, è la volta della luce blu ad invecchiare la pelle? A nuove abitudini, come quella di consultare anche la notte lo smartphone o il tablet per controllare la posta e i social, corrispondono nuovi crucci estetici. La luce HEV (acronimo di High-Energy Visibile light ovvero la luce blu-violetta, che fa parte dello spettro visibile) emessa dagli schermi in modo concentrato, è ora sotto accusa perché sarebbe in gradi di provocare nuove macchie scure sulla pelle, rughe e colorito grigiastro. Per non considerare le occhiaie e le borse sotto gli occhi, che una notte frammentata a guardare il telefonino regala di sicuro. Tenendo conto che, secondo la società di indagini di mercato Mintel, solo negli Stati Uniti i millennials, nati immersi nella tecnologia e con una eccellente dimestichezza con i dispositivi elettronici, controllano la posta elettronica in media 175 volte al giorno mentre i loro genitori fanno un check 30 volte al dì, è facile allarmarsi.
Cosa c’è di vero? Se qualche studio ha dimostrato i rischi di tali raggi emessi dai dispositivi elettronici portatili per la salute degli occhi, nella pletora di 40.000 nuovi sieri antirughe immessi nel mercato lo scorso anno, almeno una decina vantano già nuovi effetti anti luce-blu, si legge su Cosmetics & Toiletries science applied. La rivista fa il punto della situazione, ricordando che ancora non ci sono prove nel lungo termine sui rischi perché l’uso notturno dei telefonini è relativamente nuovo. Tenendo conto però che il primo smartphone è stato immesso sul mercato solo un decennio fa’ e che in futuro saremmo tutti sempre più ‘digitalized-addicted’ è chiaro che l’esposizione alla luce blu sia destinata ad aumentare ancora. Intanto si segnalano i primi risultati su alcuni ingredienti di bellezza che le imprese stanno studiano per frenare gli effetti della luce blu che colpisce la pelle così da vicino. Li riportiamo nel disegno accanto. Nel frattempo che fare? I dermatologi consigliano di ridurre la luminosità degli schermi quando si consultano al buio, oltre a mantenerli a debita distanza (inforcare gli occhiali se non si vede bene) e, soprattutto, resistere dalla tentazione di consultarli ripetutamente. Gli stessi specialisti ricordano anche che non tutti i raggi blu sono dannosi e che speciali lampade di luce blu (ad un range di 400-500 nm) vengono impiegate nei loro ambulatori per la cura dell’acne perché sono dotate di azione antibatterica.