Dopo l’ambito alimentare, è la volta dei prodotti di bellezza ad essere “certificati” e dunque pieni di bollini stampati sulle etichette. Da quelli bio ai vegani ai recenti kosher agli halal, scegliere non è facile. Basti pensare che per le certificazioni “naturale” e “biologico” lo scorso anno c’erano almeno 5 standard diversi in Europa e 8 nel mondo e ora siamo arrivati a 20 metodi di certificazione in Europa e 30 mondiali, attesta Ecovia Intelligent che svolge ricerche di mercato globali. I bollini bio sono troppi, forse perché sono anche i più richiesti. A che punto siamo? Lo spiega Marinella Trovato, presidente Società italiana scienze applicate alle piante officinali e ai prodotti per la salute: «In Europa non ci sono approcci comuni o standard riconosciuti da una legge, seppur qualcosa si sta muovendo. Per certificare cosmetici biologici e naturali ad oggi abbiamo soprattutto due standard, Natrue e Cosmos. Natrue è una fondazione delle principali aziende produttrici tedesche e fornisce punteggi, sotto forma di stelle, in base alla quantità di ingredienti naturali e/o biologici contenuti nel singolo prodotto. Cosmos è invece lo standard creato da un consorzio fra diversi enti di certificazione che seguono parametri comuni, pur mantenendo a livello nazionale i propri e molto diversi standard. Infine è stato appena pubblicato lo standard ISO 16128, che contiene linee guida per la certificazione secondo calcoli complessi ma, in sostanza, abbassa le soglie e permette di definire naturali e biologici prodotti che tali non sarebbero per i due attuali standard Natrue e Cosmos.
Negli ultimi anni, accanto al bollino bio si affianca anche una nuova certificazione, quella halahl che piace non solo ai musulmani, è gradita anche da chi cerca prodotti rispettosi dell’ambiente. Spiega Anna Maria Aisha Tiozzo, presidente dell’ ente certificatore halal per l’Italia Whad , specializzato in cosmetici e farmaci: «Il 30 per cento dei consumatori di prodotti halal non è musulmano e la domanda cresce in tutto il mondo. I bollini in Italia sono una quindicina, ma sono pochi quelli fedeli ai principi richiesti. L’ente che certifica si assume la responsabilità sia giuridica che morale della conformità. È bene controllare che nel logo sia citato l’ente così da verificarne l’esistenza e l’accreditamento. L’ente deve, per norme internazionali, essere di proprietà musulmana, con tecnici e board musulmani. Dovrebbe anche avere sede nel Paese in cui produce l’azienda da certificare, per garantire i controlli. Oltre agli ingredienti che vanno esclusi nei prodotti halal è vietato usare anche derivati da animali e piante di specie protette. Uno dei cardini della religione islamica è infatti il rispetto per l’ambiente».
E se gli halal seguono i dettami islamici, in internet spuntano anche elenchi di prodotti di bellezza “kosher”. Spiega Elena Toselli, economista e autrice del libro Le diversità convergenti: Guida alle certificazioni alimentari kasher, halal e di produzione biologica (FrancoAngeli): «Ci sono diversi bollini anche se in realtà i cosmetici non richiedono la certificazione. Il loro uso è libero perché non vengono ingeriti ma la richiesta di prodotti kohser è in effetti in aumento, soprattutto sulla spinta di una nuova moda. Per l’attestazione kosher in Italia operano soprattutto i rappresentanti degli organismi di certificazione esteri, prevalentemente statunitensi. Le certificazioni si rifanno alle regole seguite in ambito alimentare. Vanno inoltre seguiti principi etici e di rispetto ambientale». Adesso non resta che decidere quale bellezza ci piace di più.
Negli ultimi anni, accanto al bollino bio si affianca anche una nuova certificazione, quella halahl che piace non solo ai musulmani, è gradita anche da chi cerca prodotti rispettosi dell’ambiente. Spiega Anna Maria Aisha Tiozzo, presidente dell’ ente certificatore halal per l’Italia Whad , specializzato in cosmetici e farmaci: «Il 30 per cento dei consumatori di prodotti halal non è musulmano e la domanda cresce in tutto il mondo. I bollini in Italia sono una quindicina, ma sono pochi quelli fedeli ai principi richiesti. L’ente che certifica si assume la responsabilità sia giuridica che morale della conformità. È bene controllare che nel logo sia citato l’ente così da verificarne l’esistenza e l’accreditamento. L’ente deve, per norme internazionali, essere di proprietà musulmana, con tecnici e board musulmani. Dovrebbe anche avere sede nel Paese in cui produce l’azienda da certificare, per garantire i controlli. Oltre agli ingredienti che vanno esclusi nei prodotti halal è vietato usare anche derivati da animali e piante di specie protette. Uno dei cardini della religione islamica è infatti il rispetto per l’ambiente».
E se gli halal seguono i dettami islamici, in internet spuntano anche elenchi di prodotti di bellezza “kosher”. Spiega Elena Toselli, economista e autrice del libro Le diversità convergenti: Guida alle certificazioni alimentari kasher, halal e di produzione biologica (FrancoAngeli): «Ci sono diversi bollini anche se in realtà i cosmetici non richiedono la certificazione. Il loro uso è libero perché non vengono ingeriti ma la richiesta di prodotti kohser è in effetti in aumento, soprattutto sulla spinta di una nuova moda. Per l’attestazione kosher in Italia operano soprattutto i rappresentanti degli organismi di certificazione esteri, prevalentemente statunitensi. Le certificazioni si rifanno alle regole seguite in ambito alimentare. Vanno inoltre seguiti principi etici e di rispetto ambientale». Adesso non resta che decidere quale bellezza ci piace di più.