Mete&Sapori

Va' dove ti porta il cuoco, quando le stelle aiutano il turismo

Piccoli borghi spesso dimenticati, grazie alla presenza di ristoranti glorificati dalle guide diventano mete dei viaggiatori
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Metti una sera a cena (oppure a pranzo) in un buon ristorante. Anzi, un grande ristorante, meritoriamente adornato con una o più stelle Michelin. Mangi, gusti e degusti, servito e riverito come un principino. Alla fine, paghi in modo adeguato, pensando di avere esplicitato in modo basico e comune l’esercizio del dare&avere.
In realtà, frequentare un ristorante stellato, soprattutto se pluristellato, è un attività sociale con ricadute profonde e impensate. Borghi dimenticati, o semplicemente sconosciuti ai più, si vestono di un allure imprevista, promossi a imperdibile meta turistica.
Cittadine che fino a ieri traccheggiavano a metà classifica nel mare magnum della bella Italia, riscoperte nelle loro bellezze più nascoste. Campagne lontane dai percorsi abituali, tagliate fuori dalla mappa autostradale e malamente servite da bus e treni, inserite tra gli itinerari da raggiungere con qualsiasi mezzo.

Gli esempi sono così tanti da ridisegnare una carta gastro-geografica dell’Italia, con paesi e frazioni “stellate” al posto delle città. Alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di Canneto sull’Oglio prima che la Michelin attribuisse al ristorante “Dal Pescatore” la terza stella Michelin. Affondato nella pianura mantovana, Canneto impiega tradizionalmente buona parte dei suoi quattromila abitanti nel settore vivaistico, tra piante ornamentali ed edibili. La famiglia Santini ne ha fatto un luogo di culto culinario, dove arrivare con i brividi del desiderio addosso. Così, anno dopo anno, nel raggio di una manciata di chilometri sono fioriti piccoli locali deliziosi, che fanno da contraltare all’alta cucina del Pescatore, come La Crepa di Isola Dovarese o la Trattoria al Ponte di Acquanegra sul Chiese, entrambe insignite del Bib Gourmand dalla guida Michelin.

Ma non è solo il senso di emulazione ai fornelli a cambiare le sorti del territorio che ospita un super ristorante. Ad Alba, il progetto visionario della famiglia Ceretto, barolisti di razza, è stato declinato a 360 gradi: prima il vino, con una produzione “pop” (il bianco Blangè) a trainare l’economia aziendale, poi il supporto dell’arte, con alcuni dei migliori artisti internazionali a marcare il territorio con le loro creazioni architettoniche, cantina in primis. E infine il ristorante affacciato al primo piano sulla piazza del duomo di Alba, che Bruno Ceretto ha affidato a un ragazzo brianzolo di nascita e giapponese nell’anima. La personalissima interpretazione della cucina langarola di Enrico Crippa ha portato le tre stelle al ristorante Piazza Duomo, ma anche migliaia di turisti ai tavoli della sottostante Piola, dove vengono serviti in modo più semplice i piatti-culto della tavola piemontese. Crippa, appassionato di erbe e verdure, ha attivato contadini e giardinieri per allestire un orto sontuoso e rendere entrambi i locali autosufficienti, inducendo altri ristoranti a seguire il suo esempio. La ricaduta virtuosa ha coinvolto anche alberghi e B&B, la cui alta (e unica) stagione coincide per tradizione con il tempo della vendemmia e quello del tartufo.

La destagionalizzazione del turismo è una delle grandi scommesse vinte. Senigallia – meta classica dell’estate adriatica – riceve stuoli di buongustai in autunno, quando il bistellato Mauro Uliassi vara il menù a base di selvaggina. Sulla stessa spiaggia, poche centinaia di metri più a sud, le due stelle della Madonnina del Pescatore di Moreno Cedroni cominciano a brillare in febbraio, rianimando l’atmosfera depressa dei luoghi del mare d’inverno. Senza di loro – e il loro predecessore stellato Lucio Pompili – oggi la cittadina marchigiana non ospiterebbe le magnifiche pizze di “Mezzometro”, i piatti modernamente tradizionali di “Ferro e Fuoco” o gli squisiti bocconi del bistrot “Nana”. Piccoli comuni crescono anche grazie alle stelle. Gli amministratori inappetenti sono avvertiti.