Per Serena Dandini la Brexit non sarà un problema. Da ragazza la sua città preferita era Londra, ma di ritorno da un lungo soggiorno nel Regno Unito la tappa nella Ville Lumière provocò un tradimento e un innamoramento che dura ancora oggi. Avremo sempre Parigi è un dizionario “amoroso e disordinato” della capitale francese, dalla A di arrondissement alla Z di zinco, il tipico bancone di zinco nei bistrot che sono più di un luogo ma una vera e propria filosofia. «Un mezzo sicuro e a portata di mano per sconfiggere la solitudine e assaporare una piccola dose giornaliera di joie de vivre» commenta Dandini. L’autrice e popolare conduttrice tv ha scritto una guida molto personale, tra cultura, moda, gastronomia, e tanti fantasmi del passato, «perché ognuno — spiega — è libero di disegnare la sua Parigi ideale». In fondo, “Parigi è solo un sogno”, diceva già Queneau, che si può realizzare in tanti diversi modi.
Anche chi è convinto di conoscere bene la capitale francese dovrà ricredersi. Dandini spazia da consigli classici, non per questo trascurabili, come la Libreria Shakeaspeare and Company, dove la Beat Generation ha fatto la storia, o il piccolo Musée de la Vie Romantique in rue Chaptal, fino a svelare angoli meno conosciuti: il ristorante Rosa Bonheur in cima al parco di Buttes Chaumont, quello dello chef Eric Frechon dentro alla Gare Saint-Lazare. Tanti indirizzi di negozi tutti da scoprire, da “Thanx God I’m a V.i.p”, regno del vintage, rue de Lancry, vicino al Canal Saint-Martin, a Mademoiselle Chapeaux, rue de Tournelles, tra velette, piume e romantiche infiorate. Sulle immancabili tappe nei bistrot, oltre alle leggendarie brasserie di Montparnasse – dalla Coupole, al Select, alla Closerie des Lilas – Dandini parla di alcuni dei suoi posti preferiti. Come il Breban, aperto nel 1865 all’angolo di boulevard Poissonnie?re con rue du Faubourg-Montmartre, con “uno dei banconi piu? luccicanti di Parigi, che si snoda come un lungo serpente attraverso il bistrot”. Oppure ancora il quasi segreto Bistrot du Peintre, vicino alla Bastiglia, “piccolo gioiello liberty con boiserie floreali. «Vi consiglio caldamente la saletta al primo piano con il camino e i vecchi tavoli in legno che vi aspettano come se foste invitati a casa dei nonni».
“Avremo sempre Parigi”, la battuta di Bogart nella scena d’addio a Greta Garbo nel film Casablanca, è l’idea che anche nei peggiori momenti esiste un rifugio dell’anima, basta cercarlo. Per esempio la libreria galleggiante “L’Eau et les Re?ves”, allestita dentro a una peniche ancorata sul Canale dell’Ourcq, con un carico di volumi che parlano di mare, viaggi e imprese avventurose. Sono tante le chicche disseminate nella guida, posti meno battuti dal turismo: il parc André Citroën e la sua mongolfiera gigante, il mercato dei fiori in place Louis-Lépine, i giardini di Albert Kahn in fondo al Bois de Boulogne.
Il libro è una lunga dichiarazione d’amore alla Ville Lumière, anche e soprattutto dopo gli attentati che hanno colpito la città. «Perché a Parigi tutto si sovrappone e nulla si distrugge – osserva l’autrice – . Nonostante la violenza del terrorismo che sembrava aver mutato per sempre i connotati e il carattere dei suoi cittadino, l’esprit del luogo riemerge sempre dalle tragedia che rimangono incastonate nei marciapiedi e nell’anima delle persone che continueranno a calpestarli». Dandini ama perdersi tra gli arrondissement che formano una chiocciola, ma anche un vortice a cui è impossibile resistere. Come altri in passato, da Charles Baudelaire a Walter Benjamin, anche lei è diventata una perfetta flâneuse, che si dovrebbe tradurre “passeggiatrice” se non avesse tutt’altro significato. Resta che Parigi è una città femminile, rappresentata già per l’Esposizione Universale come una donna o con quel corpo sinuoso verso il cielo, la Dama di Ferro chiamata Tour Eiffel. Ed essere una vera parigina per fortuna non è una questione di anagrafe o residenza, ma uno stile, una predisposizione, quasi un luogo dello spirito.
Anche chi è convinto di conoscere bene la capitale francese dovrà ricredersi. Dandini spazia da consigli classici, non per questo trascurabili, come la Libreria Shakeaspeare and Company, dove la Beat Generation ha fatto la storia, o il piccolo Musée de la Vie Romantique in rue Chaptal, fino a svelare angoli meno conosciuti: il ristorante Rosa Bonheur in cima al parco di Buttes Chaumont, quello dello chef Eric Frechon dentro alla Gare Saint-Lazare. Tanti indirizzi di negozi tutti da scoprire, da “Thanx God I’m a V.i.p”, regno del vintage, rue de Lancry, vicino al Canal Saint-Martin, a Mademoiselle Chapeaux, rue de Tournelles, tra velette, piume e romantiche infiorate. Sulle immancabili tappe nei bistrot, oltre alle leggendarie brasserie di Montparnasse – dalla Coupole, al Select, alla Closerie des Lilas – Dandini parla di alcuni dei suoi posti preferiti. Come il Breban, aperto nel 1865 all’angolo di boulevard Poissonnie?re con rue du Faubourg-Montmartre, con “uno dei banconi piu? luccicanti di Parigi, che si snoda come un lungo serpente attraverso il bistrot”. Oppure ancora il quasi segreto Bistrot du Peintre, vicino alla Bastiglia, “piccolo gioiello liberty con boiserie floreali. «Vi consiglio caldamente la saletta al primo piano con il camino e i vecchi tavoli in legno che vi aspettano come se foste invitati a casa dei nonni».
“Avremo sempre Parigi”, la battuta di Bogart nella scena d’addio a Greta Garbo nel film Casablanca, è l’idea che anche nei peggiori momenti esiste un rifugio dell’anima, basta cercarlo. Per esempio la libreria galleggiante “L’Eau et les Re?ves”, allestita dentro a una peniche ancorata sul Canale dell’Ourcq, con un carico di volumi che parlano di mare, viaggi e imprese avventurose. Sono tante le chicche disseminate nella guida, posti meno battuti dal turismo: il parc André Citroën e la sua mongolfiera gigante, il mercato dei fiori in place Louis-Lépine, i giardini di Albert Kahn in fondo al Bois de Boulogne.
Il libro è una lunga dichiarazione d’amore alla Ville Lumière, anche e soprattutto dopo gli attentati che hanno colpito la città. «Perché a Parigi tutto si sovrappone e nulla si distrugge – osserva l’autrice – . Nonostante la violenza del terrorismo che sembrava aver mutato per sempre i connotati e il carattere dei suoi cittadino, l’esprit del luogo riemerge sempre dalle tragedia che rimangono incastonate nei marciapiedi e nell’anima delle persone che continueranno a calpestarli». Dandini ama perdersi tra gli arrondissement che formano una chiocciola, ma anche un vortice a cui è impossibile resistere. Come altri in passato, da Charles Baudelaire a Walter Benjamin, anche lei è diventata una perfetta flâneuse, che si dovrebbe tradurre “passeggiatrice” se non avesse tutt’altro significato. Resta che Parigi è una città femminile, rappresentata già per l’Esposizione Universale come una donna o con quel corpo sinuoso verso il cielo, la Dama di Ferro chiamata Tour Eiffel. Ed essere una vera parigina per fortuna non è una questione di anagrafe o residenza, ma uno stile, una predisposizione, quasi un luogo dello spirito.