Mete&Sapori

Torino, benvenuti nella città del gusto

Sotto la Mole ristoranti stellati, bar aristocratici, le tipiche piole ed enotavole moderne e informali. E naturalmente i mercati
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Vanta un’antica cultura gastronomica. E un pubblico attento e smaliziato che non si lascia distrarre da fuochi fatui. Ma da quando Torino si è anche scrollata di dosso un po’ di polvere e di austerità, la scena della ristorazione è più che vivace. Sotto la Mole convivono ristoranti stellati, aristocratici bar, piole (i tipici locali della tradizione gastronomica piemontese e torinese con buon cibo e vino a prezzi contenuti) ed enotavole moderne e informali. E naturalmente i mercati. Come quello di Porta Palazzo, un buon punto di partenza per iniziare a respirare i profumi della piccola metropoli sabauda: non un mercato “contemporaneo” (come si usa ora) ma una verace piazza di incontro e scambio di culture diverse. Siamo ai confini del Quadrilatero Romano, la porzione di Centro Storico dove si trova anche il locale più divertente e appagante di Torino, Banco Vini & Alimenti, luogo del cuore di tanti gourmet dal palato curioso: acciughe del Cantabrico, bocadillo di maiale, formaggi e salumi locali da sballo, cervella fritta, animelle e tutto il repertorio del quinto quarto. E nel bicchiere vini naturali, vermouth e birre. Dietro al successo di questa insegna ci sono Andrea Gherra e Pietro Vergano, ovvero gli stessi artefici, insieme allo chef Miro Mattalia, del vicino Ristorante Consorzio (via Monte di Pietà 23), che per inciso è la miglior osteria moderna della città.

Tra le novità più convincenti delle ultime stagioni bisogna inserire di diritto Laleo, un bistrot dal décor sofisticato (carta da parati vintage, tavolini con specchi, lampade berlinesi industriali e un lungo bancone), ideale tanto per uno spuntino veloce quanto per una scorpacciata di zuppe di stagione, pocha (ovvero le tasche di pane farcite), dorata (una versione locale delle arancine) e tiramisù alle fragole. Si beve molto bene, tra champagne, cocktail e estratti di frutta e verdura. Innovativo nella sua semplicità è pure il format di Poormanger, un locale che propone patate ripiene, farcite con carciofi, provola e speck in inverno o feta, olive e pomodorini in estate. A Torino si deve esplorare con tempi slow anche il mondo del caffè, del cioccolato e del gelato. Da Orso Laboratorio Caffè si possono assaggiare monorigini da tutto il mondo preparate con metodi estrazione alternativa, non solo espresso ma anche French Press o V60.

Tappa successiva da Alberto Marchetti, per una coppetta di crema all’uovo e gianduja, e poi da Marta Dalmaviva della cioccolateria Insaid (via Galliari, 16) dove gustare la ganache al miele di tarassaco e pepe rosa o il cioccolatino alla crema di marroni. Per approfondire la cultura enologica cittadina c’è Magazzino 52: sugli scaffali una selezione di bottiglie di personalità (con ricarichi ultra corretti) da accompagnare con piatti di grandi materie prime. Non può mancare un’autentica “piola” di quartiere, di quelle solide e rassicuranti. Da Antiche Sere si mangia il carpione, gli gnocchi, il coniglio al vino bianco, lo zabajone, su tavoli di legno, coccolati come a casa della nonna. Chi invece vuole un’esperienza “alta” d’albergo, ma senza le convenzioni della cucina d’hôtellerie, può prenotare al Carlina dell’NH Collection Piazza Carlina, dove lo chef Vasyl Andrusyshyn contamina con estro il repertorio piemontese con sapori e tecniche del mondo. L’Hotel Victoria è un’altra valida alternativa per un soggiorno di charme, con un servizio attento, una bella Spa e camere dalla raffinatezza old-style, tanto da essere la residenza più amata dagli intellettuali e artisti di passaggio in città. Si conclude la serata al Mad Dog, uno speakeasy dall’atmosfera intima, con buona musica e bravi mixologist che rendono omaggio al patrimonio liquoristico della regione.