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Benvenuti nella fabbrica del sale

Le Saline Conti Vecchi di Assemini (Cagliari) diventano un sito di archeologia industriale. A disposizione dei turisti
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Le ferite aperte da un’economia scellerata sono a un passo, ma con il progetto del sito di archeologia industriale delle Saline Conti Vecchi di Assemini, alle porte di Cagliari, la Sardegna prova a guardare avanti. Grazie alla collaborazione tra il Fai ed Eni, proprietaria dell’area attraverso la società Syndial, la struttura produttiva più longeva dell’isola diventa attrazione culturale e turistica, senza perdere la sua natura di fornitrice di sale marino a livello internazionale. Le vasche rosse dove il sale sta “maturando” per la raccolta di ottobre e novembre sono le stesse di quasi cento anni fa. Quando tra il 1921 e il 1929 un imprenditore illuminato, Luigi Conti Vecchi, avviò lo sfruttamento industriale delle saline di Machiareddu e dello stagno di Capoterra, il sale si raccoglieva a mano, ora ci sono le ruspe. Per il resto le montagne bianche abbacinanti e gli specchi d’acqua dove durante l’inverno sono recensiti f…
Le ferite aperte da un’economia scellerata sono a un passo, ma con il progetto del sito di archeologia industriale delle Saline Conti Vecchi di Assemini, alle porte di Cagliari, la Sardegna prova a guardare avanti. Grazie alla collaborazione tra il Fai ed Eni, proprietaria dell’area attraverso la società Syndial, la struttura produttiva più longeva dell’isola diventa attrazione culturale e turistica, senza perdere la sua natura di fornitrice di sale marino a livello internazionale. Le vasche rosse dove il sale sta “maturando” per la raccolta di ottobre e novembre sono le stesse di quasi cento anni fa. Quando tra il 1921 e il 1929 un imprenditore illuminato, Luigi Conti Vecchi, avviò lo sfruttamento industriale delle saline di Machiareddu e dello stagno di Capoterra, il sale si raccoglieva a mano, ora ci sono le ruspe. Per il resto le montagne bianche abbacinanti e gli specchi d’acqua dove durante l’inverno sono recensiti fino a 40mila uccelli acquatici di specie diverse sono identici. È cambiato il paesaggio intorno, le montagne di Capoterra hanno visto lo stupro dell’area di Macchiareddu, dove a partire dagli anni Sessanta la Rumianca prima e la Sir dei Rovelli poi, hanno impiantato industrie che succhiati i soldi della cassa per il Mezzogiorno hanno lasciato lo scempio dell’inquinamento e la disoccupazione.

Dal 1982 è l’Eni a rilevare gli stabilimenti per la produzione di pvc, cloro e soda caustica. Le saline sono un’industria ecosostenibile, sfruttano acqua e sole, il vicino impianto (che sfruttava anche il sale), no. Dal 2013 Eni Syndial ha fermato la produzione di dicloroetano e avviato bonifica e riqualificazione dell’intero sito ed è per questo che la collaborazione con il Fai è così importante. È la prima volta che il Fondo ambiente italiano lavora con un’industria ancora operante e la missione dell’associazione, aprire al pubblico spazi inutilizzati raccontandone la storia e il contesto, nelle Saline Conti Vecchi si esprime al meglio. Con un esemplare restauro conservativo, Il Fai ha recuperato gli edifici dismessi della direzione, degli uffici, delle officine e dei laboratori rendendoli uno spaccato di vita industriale del primo Novecento. Sulla parete del capannone dell’officina meccanica ora viene proiettato un video sulla storia delle Saline.

Facile fare retorica quando si parla di Sardegna, di tradizione e bellezze naturali, eppure il filmato riesce a contestualizzare il progetto di Luigi Conti Vecchi con il tessuto sociale e naturalistico di un’isola spesso soltanto depredata. L’imprenditore toscano, così come Olivetti, volle una solida realtà industriale, costruì il villaggio degli operai (prossimo obiettivo di restauro insieme al molo) fornì mezzi perché i bambini studiassero. Un altro filmato spiega il processo di estrazione del sale oggi. Quando si esce nell’abbacinante bellezza degli stagni si vanno a visitare le vasche e si scalano montagne di sale mentre sono in corso le normali attività. Il Fai suggerisce di proseguire la visita a piedi o in bici, lungo quattro possibili itinerari che portano nelle vicinanze, alla scoperta di un paesaggio unico, fra la macchia mediterranea e i resti del villaggio operaio della fabbrica, fino al margine della laguna di Santa Gilla, lì da dove partiva il sale diretto a Cagliari e al resto del mondo.

C’è paesaggio, c’è storia, c’è la Sardegna con la sua drammatica unicità: l’inaugurazione delle Saline Conti Vecchi non a caso ha richiamato le autorità locali e nazionali. Ma è stata la visione del presidente del Fai, Andrea Carandini, a dare la misura di quanto sia innovativo il recupero delle Saline. «La collaborazione fra Fai e Eni-Syndial è coraggiosa e nuova perché unisce mondi in apparenza inconciliabili che in realtà si completano creando un contesto inedito, dove si lavora accanto a chi racconta quel lavoro». A un passo dal mare meraviglioso di Chia, quest’esempio di archeologia industriale è un monito e insieme un richiamo. Ricorda ai turisti che in questa bella isola non ci sono solo spiagge candide e acque cristalline ma un passato prossimo che l’ha segnata profondamente.