Un mondo sempre più “en marche”. L’estate del 2017 sembra essere quella di un turismo a piedi che intravede nel passeggiare un piacere. Siamo tutti camminatori? Zaino in spalla, scarpe comode e giacche antipioggia, nulla intimidisce il nuovo esercito. Sulla via Francigena, in un anno, si è registrato un boom delle presenze del 30%. Nello stesso periodo ben 278 mila pellegrini hanno percorso il Cammino di Santiago. Si tratta di un numero mai raggiunto prima: il 6% in più rispetto al 2015, neanche in occasione dell’Anno Santo del 2010 il Cammino fu così battuto. E il record delle presenze è avvenuto proprio da parte dei ”diversamente pigri” italiani: primissimi in classifica sono seguiti da tedeschi, americani, portoghesi, francesi.
Per gli appassionati in cerca di nuove avventure è appena uscita una nuova bibbia: L’histoire du monde en 500 marches, della globetrotter Sarah Baxter. L’incipit del libro dice tutto: “Camminare è un atto primordiale: rinunciando ad auto, treno, aereo, ci mettiamo nelle stesse condizioni dei nostri lontani antenati, possiamo vedere il mondo con i loro occhi”. Sfogliando le pagine si trovano infiniti sentieri: compaiono i cammini religiosi, come quelli sull’isola scozzese di Iona, dove nel 563 sbarcò l’abate irlandese Columba. Non mancano i sentieri dei beduini della Giordania, tra Petra e Dana. Ma anche percorsi famosi come la via Appia, il sentiero del Vallo di Adriano e la Grande Muraglia Cinese. E circuiti semi-sconosciuti, come la via Egnatia, che ai tempi dei romani collegava l’Adriatico con la grande Bisanzio. Quell’andamento lento (soprattutto se paragonato alla corsa) è anche protagonista della mostra “Camminamente” che, nella basilica di San Francesco ad Assisi, sino al 17 settembre, espone le scarpe dei più grandi camminatori della storia.
Tra i più instancabili del genere c’è lo scrittore Enrico Brizzi. Il primo zaino sulle spalle lo ha messo a 20 anni. Da allora non si è mai fermato. In questi giorni sta percorrendo quel tour del Monte Bianco che, in circa 10 giorni di fatica e gioia, permette di attraversare tre paesi: Svizzera, Francia e Italia. «Io per lavoro sono sempre seduto e appena posso scappo sulle montagne, è un modo per stare in contatto con la parte vitale di me stesso – spiega Brizzi – solo così rivivo quella sensazione di avventura e il fascino di esplorare che provavo da bambino». Camminare, soprattutto in montagna, è però anche fatica. Spesso piove, lo zaino è pesante. Ma ne vale “sempre” la pena. «Ogni giorno per dieci ore, o anche più, ci si aiuta a vicenda nelle difficoltà della montagna – aggiunge Brizzi - ma camminare insieme favorisce discorsi più profondi e soprattutto aiuta a capire l’essenza vera delle persone. Impossibile nascondersi per chi è egoista o per chi è disposto ad aiutare gli altri».
Brizzi cammina sempre in compagnia di un gruppo di amici: «Con loro ho riscoperto il gusto della felicità nelle cose semplici, come festeggiare per una giornata di sole o un panorama inaspettato». Sensazioni uniche che risvegliano anche i più pigri: «La sveglia suona prestissimo tra le valli e talvolta sembra di avere la segatura nelle gambe, ma basta uno sguardo fuori dalla finestra per cambiare la giornata». E sono sempre più le anime che s’incontrano sui sentieri: «Da 3 e 4 anni c’è un’esplosione di persone, la via Francigena che avevo fatto nel 2006 e ho ripercorso lo scorso anno è ora molto più battuta. E anche quando acquisto gli scarponi mi dicono che la richiesta di attrezzature è aumentata tantissimo». Perché c’è tanta voglia di avventurarsi? «Perché sapere che starai con i tuoi amici e che con loro passerai delle giornate in libertà, con il solo scopo di muoversi, raccontarsi e mangiare sano, è una delle gioie della vita». Di più: «Aiuta a conoscere il mondo e ad entrare in relazione con gli altri».
Per gli appassionati in cerca di nuove avventure è appena uscita una nuova bibbia: L’histoire du monde en 500 marches, della globetrotter Sarah Baxter. L’incipit del libro dice tutto: “Camminare è un atto primordiale: rinunciando ad auto, treno, aereo, ci mettiamo nelle stesse condizioni dei nostri lontani antenati, possiamo vedere il mondo con i loro occhi”. Sfogliando le pagine si trovano infiniti sentieri: compaiono i cammini religiosi, come quelli sull’isola scozzese di Iona, dove nel 563 sbarcò l’abate irlandese Columba. Non mancano i sentieri dei beduini della Giordania, tra Petra e Dana. Ma anche percorsi famosi come la via Appia, il sentiero del Vallo di Adriano e la Grande Muraglia Cinese. E circuiti semi-sconosciuti, come la via Egnatia, che ai tempi dei romani collegava l’Adriatico con la grande Bisanzio. Quell’andamento lento (soprattutto se paragonato alla corsa) è anche protagonista della mostra “Camminamente” che, nella basilica di San Francesco ad Assisi, sino al 17 settembre, espone le scarpe dei più grandi camminatori della storia.
Tra i più instancabili del genere c’è lo scrittore Enrico Brizzi. Il primo zaino sulle spalle lo ha messo a 20 anni. Da allora non si è mai fermato. In questi giorni sta percorrendo quel tour del Monte Bianco che, in circa 10 giorni di fatica e gioia, permette di attraversare tre paesi: Svizzera, Francia e Italia. «Io per lavoro sono sempre seduto e appena posso scappo sulle montagne, è un modo per stare in contatto con la parte vitale di me stesso – spiega Brizzi – solo così rivivo quella sensazione di avventura e il fascino di esplorare che provavo da bambino». Camminare, soprattutto in montagna, è però anche fatica. Spesso piove, lo zaino è pesante. Ma ne vale “sempre” la pena. «Ogni giorno per dieci ore, o anche più, ci si aiuta a vicenda nelle difficoltà della montagna – aggiunge Brizzi - ma camminare insieme favorisce discorsi più profondi e soprattutto aiuta a capire l’essenza vera delle persone. Impossibile nascondersi per chi è egoista o per chi è disposto ad aiutare gli altri».
Brizzi cammina sempre in compagnia di un gruppo di amici: «Con loro ho riscoperto il gusto della felicità nelle cose semplici, come festeggiare per una giornata di sole o un panorama inaspettato». Sensazioni uniche che risvegliano anche i più pigri: «La sveglia suona prestissimo tra le valli e talvolta sembra di avere la segatura nelle gambe, ma basta uno sguardo fuori dalla finestra per cambiare la giornata». E sono sempre più le anime che s’incontrano sui sentieri: «Da 3 e 4 anni c’è un’esplosione di persone, la via Francigena che avevo fatto nel 2006 e ho ripercorso lo scorso anno è ora molto più battuta. E anche quando acquisto gli scarponi mi dicono che la richiesta di attrezzature è aumentata tantissimo». Perché c’è tanta voglia di avventurarsi? «Perché sapere che starai con i tuoi amici e che con loro passerai delle giornate in libertà, con il solo scopo di muoversi, raccontarsi e mangiare sano, è una delle gioie della vita». Di più: «Aiuta a conoscere il mondo e ad entrare in relazione con gli altri».