La moda non ha mai visto di buon occhio questa stagione della vita. Ma i Grandi Stilisti hanno imparato ad “usarla”
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La giovinezza è un'invenzione relativamente recente. Avendo trascorso almeno quattrocento anni come concetto e senza troppe conseguenze pratiche, se non poetiche e moraleggianti: la più abusata immagine della precarietà delle cose. Nulla è stato del resto tanto espressivo, tra poeti, quanto la lacrimosa recriminazione e il rimpianto. Ma poi la vita era altro, e con essa lo Stile. Una mutevolezza che comunque si voleva matura, autorevole, stabile, potente, e soprattutto redditizia. Mentre quell’insolente stato di grazia non somigliava che alla fragilità di un petalo di biancospino. Dunque niente di più irritante, di più inattendibile, oltre l’essere ormai una classica forma retorica, appunto.
E gli stilisti guardano ai giovani
Disegni buffi, pupazzi, occhiali da secchioni, cappelli da adolescenti, trasparenze. Da Gucci a Dolce &Gabbana i nuovi protagonisti della moda sono incantevoli creature nella primavera della vita
La Moda – che è sempre stata piuttosto concreta, pur aspirando a idealità e a utopie – non ha mai visto di buon occhio questa breve stagione, troppo emotiva e quasi sempre senza reddito: come l’infanzia, del resto. Due condizioni ininfluenti e, quel che è peggio, con scarsa liquidità a disposizione. Se non in prospettiva di matrimoni combinati e con pochissima attenzione alle sottigliezze di poeti, moralisti e pensatori in genere. I quali, d’altronde, continueranno a raccontarla o totalmente nuda o in impalpabili veli svolazzanti (a eccezione di certi bruttissimi abiti per giovinette tra ’800 e ’900): nonostante fosse invece condannata alle ingoffanti fogge della condizione adulta.
Fino a quando una rivoluzione non scoppiò tra le mani di emancipati e accorti Lucignolo. I quali al Paese dei Balocchi sostituiranno come meta un altrettanto irreale Mondo Nuovo: solo pace e amore.E fu a Londra – ma parallelamente anche negli States – che scoccò la scintilla. Cosicché a combattersi ci furono classi non più sociali ma generazionali ed estetiche. Da un lato, incantevoli creature nella primavera della vita e dall’altro, attoniti, livorosi adulti ingrigiti (lesti però a un’imitazione che ancora continua).
Nacque così, per gelosia, uno stato di perpetuo, faticoso e non di rado esilarante giovanilismo. Fino a quando i Grandi Stilisti Fondatori non inventarono vere e proprie linee dedicate a quella ex-fugace condizione: passibile ora di versatilità anche tra trentenni e oltre. Ma la Moda-Moda restava comunque sempre adulta, almeno al femminile. Poiché per gli uomini, con l’alibi dello sport, l’ambiguità generazionale si è trascinata fino a oggi.
Mai immaginando quel che sarebbe capitato di lì a poco, in una delle più eversive rivoluzioni dello Stile. Con luna park, ludoteche e irrefrenabili giochi di travestimento, come solo le piccole eroine delle favole sanno creare: scovando nei bauli della memoria l’inimmaginabile; con una grazia che non potrebbe essere più innocente e pura (Gucci, Prada e Dolce&Gabbana). Ed è questo il cuore più nascosto delle ultime stagioni dello Stile, il segreto dei segreti: fingersi adulti ma, per paura, rimanere con il cuore incatenato a un’eterna stanza dei balocchi, al piccolo carillon di un circo Barnum di carte colorate e porporina.
E così, se per caso (ma invece con cura e acutezza) una coroncina di fiori e piccole stelle di strass sfiora un curioso e impensabile collo di peluche, su un abito di velo trapunto di coleotteri e rose di velluto, calzerotti a losanghe e altissimi sandali d’oro, è solo perché – ingannando le voraci e vecchiotte aspettative dei controllori dello Stile – li si è immaginati come per gioco.
Addosso a fanciulle quali solo la giovinezza sa far fiorire così, per gioco appunto.