Là dove tutto è cominciato. Per Pitti Uomo e tramite l’imprenditore-designer fiorentino Stefano Ricci, che festeggia i 45 anni dell’omonima maison, la moda torna a sfilare, mercoledì 11, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti dove, nel 1952, nacque il made in Italy. Da lì spiccò il volo nel mondo, sulle ali di tutti i maggiori stilisti italiani che in Sala Bianca sfilarono per la prima volta: da Emilio Pucci a Schuberth, Fontana, Veneziani e poi Valentino, Armani, Missoni, Cavalli, solo per citarne alcuni. La sala del Palazzo, dimora dei Medici, i Lorena e i Savoia e ora museo del polo Gallerie degli Uffizi, fu fino al 1982 il tempio della moda internazionale. Poi tornò museo. Si riapre ora per la collezione invernale 2017-2017 della maison Stefano Ricci, che è simbolo del lusso maschile italiano tra gli uomini importanti e facoltosi del mondo, dopo avere iniziato con le camicie che incantarono Mandela.
Nel sospeso candore degli stucchi, gli specchi e gli undici lampadari in cristallo di Boemia dei Lorena, sfilerà, spiega Ricci, «un uomo testimone dell’evoluzione dell’eleganza tradizionale, che per lusso intende consapevolezza della qualità e della perfezione di lavorazioni fatte interamente in Italia da abili maestranze, con tessuti che studio appassionatamente e che mi faccio fare in esclusiva». Direttamente suoi, invece, i preziosi jacquard di seta tessuti nell’Antico Setificio Fiorentino, l’altra impresa di Ricci, e usati per alcune giacche da sera di un uomo accanto a cui sfileranno anche alcuni capi della linea Stefano Ricci junior: «Come figli in continuità con i padri». Massimo rispetto per la grazia e la leggerezza del contesto, assicura il designer: «Sarà una sfilata d’antan, niente di rutilante e tecnologico ma solo 180 spettatori, nessun effetto speciale, musica attenta. Unico sfizio, diecimila rose bianche».
Dice che era un sogno. «Ma la vita è fatta di sogni – continua Ricci – Non osavo crederci finché mio figlio Filippo, direttore creativo della maison mentre l’altro, Niccolò, è l’ad, si è accordato con il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, che ringrazio calorosamente. Io devo tutto alla mia città. Per la bellezza, l’armonia, l’artigianalità che vi ho respirato e che riconosco nella storia della Sala Bianca dove sono onorato e emozionato di sfilare». Soddisfatto anche Schmidt che esclude sfilate agli Uffizi ma ne annuncia altre possibili, dopo il via dato da Ricci, in Sala Bianca, «purché per eventi eccezionali». Spiega che l’iniziativa è «in un solco storico: prima che museo, Palazzo Pitti fu vivo e abitato e la Sala Bianca ha internazionalmente rappresentato la moda per trent’anni». Il direttore delle Gallerie degli Uffizi è un sostenitore dell’affinità arte-moda. Ha firmato un accordo con il Centro di Firenze per la moda italiana e Pitti Immagine per iniziative di cui è esempio l’inaugurazione oggi, sempre a Palazzo Pitti, della mostra organizzata in collaborazione con il Centro moda e il Gruppo editoriale, “Fashion in Florence through the lens of Archivio Locchi”: cento scatti inediti di storia della moda a Firenze. Schmidt esorta a «avere un approccio meno vasariano per cui arte sono solo architettura, scultura e pittura. Ci sono popoli che non conoscono la pittura ma tutti hanno esperienza di una qualche forma di moda, di artigianato, di tessuti, usati peraltro anche dagli artisti contemporanei».
Nel sospeso candore degli stucchi, gli specchi e gli undici lampadari in cristallo di Boemia dei Lorena, sfilerà, spiega Ricci, «un uomo testimone dell’evoluzione dell’eleganza tradizionale, che per lusso intende consapevolezza della qualità e della perfezione di lavorazioni fatte interamente in Italia da abili maestranze, con tessuti che studio appassionatamente e che mi faccio fare in esclusiva». Direttamente suoi, invece, i preziosi jacquard di seta tessuti nell’Antico Setificio Fiorentino, l’altra impresa di Ricci, e usati per alcune giacche da sera di un uomo accanto a cui sfileranno anche alcuni capi della linea Stefano Ricci junior: «Come figli in continuità con i padri». Massimo rispetto per la grazia e la leggerezza del contesto, assicura il designer: «Sarà una sfilata d’antan, niente di rutilante e tecnologico ma solo 180 spettatori, nessun effetto speciale, musica attenta. Unico sfizio, diecimila rose bianche».
Dice che era un sogno. «Ma la vita è fatta di sogni – continua Ricci – Non osavo crederci finché mio figlio Filippo, direttore creativo della maison mentre l’altro, Niccolò, è l’ad, si è accordato con il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, che ringrazio calorosamente. Io devo tutto alla mia città. Per la bellezza, l’armonia, l’artigianalità che vi ho respirato e che riconosco nella storia della Sala Bianca dove sono onorato e emozionato di sfilare». Soddisfatto anche Schmidt che esclude sfilate agli Uffizi ma ne annuncia altre possibili, dopo il via dato da Ricci, in Sala Bianca, «purché per eventi eccezionali». Spiega che l’iniziativa è «in un solco storico: prima che museo, Palazzo Pitti fu vivo e abitato e la Sala Bianca ha internazionalmente rappresentato la moda per trent’anni». Il direttore delle Gallerie degli Uffizi è un sostenitore dell’affinità arte-moda. Ha firmato un accordo con il Centro di Firenze per la moda italiana e Pitti Immagine per iniziative di cui è esempio l’inaugurazione oggi, sempre a Palazzo Pitti, della mostra organizzata in collaborazione con il Centro moda e il Gruppo editoriale, “Fashion in Florence through the lens of Archivio Locchi”: cento scatti inediti di storia della moda a Firenze. Schmidt esorta a «avere un approccio meno vasariano per cui arte sono solo architettura, scultura e pittura. Ci sono popoli che non conoscono la pittura ma tutti hanno esperienza di una qualche forma di moda, di artigianato, di tessuti, usati peraltro anche dagli artisti contemporanei».