Moda

Il Jeans in sartoria

Roy Roger's 
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Adesso i jeans si fanno fare dal sarto. E’ l’ultimo grido di Pitti Uomo, l’ultima civetteria di un signore sempre più alieno dall’apparire sciatto ma anche rigidamente formale. Cosa di meglio del pantalone simbolo di libertà e gioventù  rivisto dall’occhio  del sarto che usava un tempo? A benedire l’unione da  350 euro a capo è Roy Roger’s che presenta una collezione, per ora limitata ma in seguito ampliabile, di jeans in collaborazione con la sartoria fiorentina simbolo del fatto a mano nel mondo, Liverano&Liverano. «Abbiamo in comune una lunga tradizione – dice l’ad di Roy Roger’s Niccolò Biondi – Noi abbiamo fatto il primo jeans in Italia nel 1952, la sartoria è del 1948. Siccome si adesso si fa un gran parlare di jeans sartoriali ci è venuta la curiosità di uscire dai discorsi e andare a scoprire concretamente come un sarto vede i jeans».
 Il sarto li vede con la cintura bassa come quella degli abiti, con gli accorgimenti d’antan come i rivetti interni che fissano le tasche ma sono coperti di stoffa fuori, con le cuciture verdi caratteristiche di Liverano&Lieverano, compresa una trasversale in cima alla cerniera per impedire che l’abbottonare e sbottonare allenti il tessuto, le fodere interne fatte con stoffe di archivio delle cravatte Liverano, le tasche stondate perché tagliate a mano da un sarto che fa tutto a mano salvo cucire i jeans, perché il denim è troppo duro. Il denim è giapponese tinto con l’indaco naturale tratto dalle foglie delle piante. «La mia è in questo momento l’ultima grande sartoria di Firenze – dice Antonuo Liverano – Ma non sono una razza in estinzione, ho 15 giovani che lavorano per me e diventeranno grandi sarti, gli uomini tornano al fatto a mano». E forse non ha torto visto, che la sartorialità è  diventata un pensiero dominante. Tanto che Manuel Ritz lo applica perfino ai pantaloni da jogging trasformandoli come se fossero usciti dalle mani del sarto. Possono accoppiarsi a una giacca in lana alpaca così leggera da venire battezzata giacca nuvola. E camminare sul passo della 247, la nuova sneaker di New Balance in stile contemporanea, tra pelle di qualità  e costruzione a calzino in tessuto tecnico, presentata ieri  insieme all’Uomo Vogue a Palazzo Strozzi.   
 Pitti dimostra che il denim non tramonta mai. Lo si può mandare in sartoria ma anche far girare indietro negli anni ’80 come fa Gas con i cinque tasche di aspetto usato, forti, quasi destroyed, con rotture, rammendi, toppe. Anche Rifle rimette al centro il denim e torna alle origini pur in chiave attuale. Molto denim, perfino nelle camicie, per Liu Jo Uomo che ha ieri presentato la nuova campagna pubblicitaria interpretata dal top model e influencer  Francisco Lachowski che coglie l’essenza del nuova collezione in stile metropolitano tra casa, lavoro, spazi cittadini. Cinque tasche in tutti i tessuti anche per Siviglia che nella linea Heritage ripercorre i suoi dieci anni iniziati, appunto, con i cinque tasche. Utilizzando i tessuti più di successo, dalla gabardine, al fustagno al raso, alle lane cardate. Più ampi invece i pantaloni di Seventy che punta sullo stile easy chic ma non disdegna tagli vivi e tessuti giapponesi tecno intrecciati con lane italiane. Quanto a combinazioni tecnologiche, Herno, nella linea Magma, osa la  vulcanizzazione per fondere senza cuciture, e dunque senza spifferi, i tessuti del bomber e il parka imbottiti di piume. Incrocia  tessuti diversi anche Add. «L’uomo moderno vuole essere elegante ma anche stare al caldo», spiega l’ad Maurizio Cittone. Un rebus che si risolve combinando nylon e tessuti tecnici con la lana.  «Avevamo reso chic il piumino da donna ora ci proviamo con l’ uomo», conclude Cittone.