Moda

Tentazione dandy

 L'eleganza casual di Eleventy 
Nell'ultimo giorno di Pitti Uomo si fondono le due anime del maschio, quella formale e la più sportiva
 
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Hai voglia a dirgli che deve essere moderato, un po’ sportivo se si veste formale e un po’ formale quando è sportivo. Quello “sporty chic” o “formale soft”, come le parole d’ordine di Pitti Uomo che chiude oggi i battenti. Ma lui, l’uomo vanitoso, non rinunzia alla tentazione che ha sempre in fondo al cuore di fare il dandy, magari un po’ meno estroso che in passato. Gusto retrò, giacche in tessuti bouclé o lavorati, sopra maglie a collo alto, fantasie da signore d’antan tra pied de poule e galles, effetti signorile flanella, maglie a nido d’ape per Massimo Rebecchi. Oppure l’abito tre pezzi in lana a micro disegni jacquard, la camicia bianca, il ferma cravatta, la scarpa da smoking con nastro in raso a qualsiasi ora del giorno, il gilet di flanella cammello e il cappotto con i bottoni militari per Gabriele Pasini che non rinunzia al suo tocco eccentrico.
Il rigore classico di Gabriele Pasini 
Tanto dandy, il nuovo uomo, da tramutare l’abito in orologio. Dimmi come sei vestito e ti dirò che ore sono. È l’abito che scandisce la giornata di Eleventy, che presenterà domenica la sua nuova collezione a Milano. Si va in ufficio con il collo alto e la camicia fuori dei pantaloni sotto la giacca formale, i cappotti più lunghi e più morbidi. Si viaggia con giacche destrutturate da piegare come un maglione e i caldi cappotti in cachemire, peso piuma, si civetta con i cardigan fatti a mano da esperte magliaie, si calzano scarpe su misura. Dandy ma anche misterioso: un uomo a due anime. Se il completo spezzato appare formale con i suoi bei pantaloni grigio scuro un po’ ampi, come è il comandamento, e una formalissima giacca sale e pepe, si scopre poi che quella di Cruciani è di maglia, ripiegabile senza danni e convivente con maglioni a trecce color senape anch’essi più ampi sul corpo.
Massimo Rebecchi, sovrapposizioni 

Dandy sì, ma rilassato. Come in camera per uno dei talenti della nuova generazione della moda italiana, Lucio Vanotti, che ha mandato ieri in passerella la moda da casa: cappotti come vestaglie, giacche da camera, pantaloni con l’elastico in vita, maglie e camicie con la zip, blazer che sembrano fatti con le coperte pesanti, scarpe in neoprene tipo calzini. «L’ispirazione viene anche dai Masai», dice Vanotti. D’altra parte, vestirsi «loose è cool», il vestirsi sciolto è moderno, decreta Michael Azoulay, creatore del brand American Vintage, bandiera del vestire giovane che usa solo materiali preziosi come il cotone Supima e presenta, in una fiera maschile, anche la Donna. Fenomeno diffuso in un Pitti Uomo che essendo il primo salone dell’anno nel calendario della moda offre la possibilità di scoprire tutto in una sola gita a buyers – si parla di 24 mila compratori – cui i department stores non pagano più due viaggi. Vedi la crisi che la britannica giacca Husky fronteggia con una novità. «Per la prima volta ho creato capi a strati rimovibili da usare inverno e estate», spiega il patron, Saverio Moschillo che confessa: «Ho tremato per la salute della regina Elisabetta, visto che è lamia testimonial».
Lucio Vanotti 

Arrivato qui armi e bagagli, Tommy Hilfiger non solo ha presentato per la prima volta a Pitti Uomo la sua collezione simbolo di un’America modaiola, ma è venuto di persona a illustrarla con installazioni digitali. Ultima novità, l’affermazione dello stile «agender», indossabile dai due sessi e portato in passerella ieri, in forme oversize, dalla nuova generazione della moda. Dal brand giapponese