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La rinascita di Valenza città dell'oro

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Un ponte tra passato e futuro. Un laboratorio che valorizza quel sapere artigiano che ha dato all’Italia la leadership mondiale nella produzione di gioielleria e oreficeria. Un investimento industriale che porta nuova linfa e posti di lavoro al distretto orafo di Valenza. Questo è, in sintesi, il significato della nuova manifattura di gioielli della maison Bulgari, inaugurata ieri 17 marzo, «a diciotto mesi dalla posa della prima pietra», ha ricordato Jean-Christophe Babin, amministratore delegato del gruppo Bulgari. Taglio del nastro affidato all’attrice Isabella Ferrari (da anni ambasciatrice del marchio) e, insieme ai top manager della maison, c’erano anche il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino. «La nuova manifattura rappresenta la nostra filosofia che mette al centro la valorizzazione dei valori più profondi del Made in Italy», dice Babin. Con questo investimento, da un lato la maison si assicura un’eccellenza produttiva. Dall’altro crea indotto intorno a quella che è stata la culla dell’arte orafa italiana, «riportando Valenza a essere un polo di riferimento», commenta Mauro Di Roberto managing director della divisione gioielli di Bulgari. Un ritorno al futuro, anche dal punto di vista architettonico. Il progetto ha curato sia il recupero della Cascina dell’Orefice – la casa laboratorio di Francesco Caramora, il primo maestro orafo che dalla metà dell’800 ha avviato il percorso che trasformerà Valenza nella città dell’oro conosciuta in tutto il mondo – sia la realizzazione di un nuovo building produttivo, «con diciotto laboratori, articolato su tre livelli, con una corte interna ispirata alla domus romana», spiegano i responsabili di Open Projet, la società che ha firmato il progetto.

Perfettamente integrato con l’ambiente che lo circonda, costruito con tecnologie innovative, materiali a basso impatto ambientale nel rispetto dei criteri di sostenibilità, il nuovo corpo della manifattura Bulgari, entro la fine di quest’anno otterrà la certificazione internazionale Leed(leadership in energy&environment design). Con l’obiettivo di conservare e tramandare i mestieri della tradizione, è nata Bulgari Jewellery Academy, la scuola che nei prossimi tre anni formerà 300 nuovi maestri orafi. Portando a oltre 700 il numero dei posti di lavoro. La manifattura di Valenza, dove vengono realizzate tutte le maggiori collezioni di gioielli firmate Bulgari tra cui le storiche creazioni B.zero1, Serpenti, Diva’s Dream, Bulgari-Bulgari e Parentesi, «rappresenta l’unione di due eccellenze italiane: la qualità del design ideato a Roma e le capacità tecniche e produttive degli orafi di Valenza», dice Babin. A conferma che il gruppo Bulgari, entrato nell’orbita del polo del lusso Lvmh dal 2011, è un convinto portabandiera del made in Italy. Fatta eccezione per gli orologi (prodotti e assemblati in Svizzera) la maison produce l’alta gioielleria a Roma, gli accessori a Firenze, le fragranze a Lodi e le sete a Como. Oggi, grazie alla nuova manifattura, “Bulgari inizia una nuova avventura, la’ dove Francesco Caramora ha iniziato la sua”. Non a caso, la Cascina dell’Orefice, «rilevata nelle carte geografiche napoleoniche, valorizzata e ampliata con l’aggiunta di un’ala rivestita di vetro, è il cuore della nostra manifattura», conclude Jean-Christophe Babin.