Chiamatele slippers, mule oppure pantoufle, come fanno i francesi. Ma non chiamatele ciabatte. La moda le ha sdoganate anche fuori casa, sono l’accessorio di punta dell’estate ma se andate a fare shopping e cercate un paio di “ciabatte” raramente vi accoglieranno con il sorriso sulle labbra. Sarà per una questione di esterofilia, il termine ciabatta non fa trend, forse perché rimanda a una visione, poco allettante, di chi le indossa in maniera trasandata senza uno spirito fashion. Eppure girare in ciabatte rasoterra o andare al ristorante o agli eventi sfoggiando ciabatte glamour, è diventato di moda. Chi, tra i primi, ha consacrato le slippers è stato Gucci, con le ciabatte pelose e griffate, disegnate da Alessandro Michele che le ha elevate a simbolo del nuovo corso in casa Gucci. Ma la mania della ciabatta è dilagante: ci sono quelle chiuse davanti, quella a fascia singola o incrociata. Miuccia Prada ha privilegiato una versione pop-art con fiori applicati. I Dolce e Gabbana che da svariate stagioni le amano, le propongono decorate come un vero e proprio gioiello con pizzi e fiori di Swarovski colorati, in una dimensione spettacolar-mediterranea.
Non chiamatele ciabatte
Mentre Alberta Ferretti ha scelto quelle che lei chiama “mia mule”, molto preziose, vere ciabattine couture, con fiori e foglie ricamati con fili di seta colorati. Ma al di là delle versioni, più o meno sportive o più o meno romantiche, minimaliste (come quelle che si usano in palestra) o super decorate, piuttosto che le storiche Birkenstock, sempre sulla cresta dell’onda, le ciabatte vanno portate seguendo regole precise di bon ton. “Innazitutto bisogna avere la consapevolezza che sono pezzi speciali e vanno portate con una attitudine particolare” spiega Alberta Ferretti che indica per le sue mule, ma più in generale anche le altre, tre soluzioni: l’accostamento può essere fatto, di giorno, con i jeans, di sera con un abito lungo e al mare sono perfette con un caftano.E in ufficio? “Dipende dal lavoro che si fa” spiega la stilista. “Chi lavora in banca e deve rispettare un “dress code” deve preferire un sandalo, viceversa chi opera in un ambiente creativo può anche permettersi la ciabatta ma sempre interpretata con l’allure giusta”. Ma perché la moda concentra la sua attenzione sul piede “svelandolo” con ciabatte che lo mettono a nudo? Andando oltre tutte le possibili letture feticiste, secondo la psicoanalista Maria Rita Parsi questa tendenza segna un svolta che va oltre la semplice estetica: “era ora che le donne mettessero i piedi a terra per dare un calcio alla stupidità dell’umanità che si arma e vuole le guerre”. E aggiunge: “Stando sui tacchi è difficile muoversi con agilità. Viviamo tempi difficili e le donne, con i piedi ben piantati a terra, possono essere più combattive. Meglio se alleate tra loro”. Forse gli stilisti non se ne sono resi conto ma le loro frivolissime slippers hanno creato un accessorio che può avere anche un’anima “combat”.