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Moda, quell'eterno ritorno ogni volta differente

Cosa bolle nel pentolone dello stile? Nuova vita per la couture (che sta reinventando sé stessa) mentre ai giovani designer piace l’alta sartorialità (contaminata con le nuove tecnologie)
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Trend e tendenze, parole che sentiamo spesso, soprattutto durante le fashion week. Ma come si prevedono? Chi li decide? La moda rispecchia i cambiamenti della società e del tempo in cui viviamo. Come ha osservato Maria Luisa Frisa nel suo saggio Le Forme della moda (Il mulino), “la moda è circolare perché ha un rapporto simultaneo con il futuro e con il passato. Questa attenzione a due diverse dimensioni temporali costringe la moda a quell’eterno ritorno che propone ciclicamente quelle che all’apparenza appaiono come ripetizioni delle stesse forme, e che sono invece ogni volta differenti…”. Come si sposta il barometro dello stile e quali le previsioni per il futuro? Risponde Lidewij Edelkoort, una delle più riconosciute trend forecaster, tra le prime ad aver aperto una vera e propria agenzia che, attraverso mostre e pubblicazioni, prevede le tendenze e i cambiamenti socio-culturali. Proprio questa visionaria autrice aveva dich…
Trend e tendenze, parole che sentiamo spesso, soprattutto durante le fashion week. Ma come si prevedono? Chi li decide? La moda rispecchia i cambiamenti della società e del tempo in cui viviamo. Come ha osservato Maria Luisa Frisa nel suo saggio Le Forme della moda (Il mulino), “la moda è circolare perché ha un rapporto simultaneo con il futuro e con il passato. Questa attenzione a due diverse dimensioni temporali costringe la moda a quell’eterno ritorno che propone ciclicamente quelle che all’apparenza appaiono come ripetizioni delle stesse forme, e che sono invece ogni volta differenti…”. Come si sposta il barometro dello stile e quali le previsioni per il futuro? Risponde Lidewij Edelkoort, una delle più riconosciute trend forecaster, tra le prime ad aver aperto una vera e propria agenzia che, attraverso mostre e pubblicazioni, prevede le tendenze e i cambiamenti socio-culturali. Proprio questa visionaria autrice aveva dichiarato la morte della moda e della creatività uccisa dal marketing. E come antidoto prevedeva il ritorno della couture, che sta reinventando sé stessa.

Sempre più i giovani designer guardano con rinnovato interesse all’alta sartorialità contaminandola con le nuove tecnologie. Dall’Olanda Anouk Wipprecht, figura intermedia tra la stilista e l’ingegnere, progetta capi micro-comandati servendosi di sofisticate tecnologie robotiche e, per realizzarli, si avvale delle più avanzate tecniche di stampa 3D. Una tech couture che apre a un nuovo saper fare artigiano. Sono 37 i pezzi da lei realizzati con le wearable technologies che smettono di essere semplici rilevatori di uno status esistente (come ad esempio la temperatura del corpo, la pressione sanguigna) per diventare protagonisti di una relazione attiva fra corpo, indumento e tecnologie. Tra le sue creazioni è l’abito Synapse, che interpreta le onde cerebrali di chi lo indossa, cambiando forma, luminosità e aspetto adeguandosi ai bisogni del corpo. «Va ancora oltre lo Spider Dress, dotato di sensori e braccia mobili, un abito robotico che reagisce quando qualcuno si avvicina troppo – spiega Wipprecht – in modo tale che le interazioni che abbiamo con l’ambiente non siano solo un sistema di norme universalmente codificate, ma anche una reazione personalizzata e determinata dall’unicità di ogni singolo individuo».

Non solo moda futuribile, ma anche un forte sguardo al passato, come sottolinea la stessa Edelkoort, che ha previsto un forte ritorno delle lavorazioni antiche come broccati, ricami, arazzi, velluti e jacquard, tutte tradizioni da recuperare. Orietta Pellizzari, International Industry Trend Scouter, commenta: «Il nuovo design parte dai materiali e dalle performance che si possono ottenere. I creativi oggi pensano a un consumatore nomade per stile, stagionalità e atteggiamento, più che globalizzato». Proprio questo equilibrio fra passato e modernità si nota in tante collezioni e marchi: Dolce&Gabbana punta su merletti e broccati, declinati in tutte le sfaccettature possibili, Fragiacomo, che ha festeggiato i 60 anni di storia, scavando nei suoi archivi per rinnovare le calzature con ricami preziosi lavorati artigianalmente in linea con il proprio heritage. Una tendenza anche nei marchi di ricerca come Greta Boldini disegnato da Alexander Flagella dall’anima sartoriale con allure rétro, Melampo, che ha trasformato un’azienda manifatturiera di famiglia in brand d’avanguardia, fino alla maglieria greca oggi cosmopolita di Oneonone che ha debuttato al salone White, passando per gli accessori pensati come pezzi unici di Roberto di Stefano o gli occhiali Delirious, realizzati a mano, perfetta sintesi di artigianato e design.

Non solo sguardo al passato, emerge anche una nuova società fluida, che è sempre più ossessionata dai selfie su Instagram, e in cui è sottile la divisione tra i generi, come si vede in tanti collezioni di moda agender, tra cui spicca la purezza minimalistica fuori dal coro del nuovo brand Sartorial Monk di Sabàto Russo. Conclude Paola De Luca, founder e creative director di The Futurist, piattaforma dedicata allo scouting e alle tendenze: «Nell’era dei selfie, delle immagini photoshoppate, delle presunte identità digitali e dell’omologazione del gusto, affiora l’autenticità dell’imperfezione come identità assoluta. Il corpo diventa una tela bianca che racconta l’universo personale sul quale si gioca con l’asimmetria dei prodotti non più venduti come set, ma da abbinare singolarmente, come il consumatore preferisce. E il personal styling diventa tendenza preponderante, più di quella imposta dai global brand».