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Zoe Kazan: una nerd tutta casa e cinema

L’attrice: portare il nome del nonno non mi ha aiutata, conta solo il talento
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Zoe Kazan è una di quelle attrici che riescono a coinvolgere lo spettatore e stabilire un rapporto emotivo perfino in uno stato di coma. È quello che succede nel suo nuovo film, The Big Sick, molto amato dai critici. La commedia romantica narra di un aspirante cabarettista pakistano-americano (Kumal Nanjiani) che si innamora di Emily (Zoe Kazan) e si trova ad affrontare le resistenze della propria famiglia tradizionalista, oltre ad un’atroce malattia di Emily. La Kazan, 33 anni, recita con una dolcezza genuina e mai eccessiva. Riesce a lasciare il segno pur essendo il suo personaggio quasi sempre immobile. The Big Sick è tratto da una storia vera. «Ho incontrato la vera Emily, che non è morta, ed è per questo che ci siamo sentiti liberi di affrontare il cancro con toni da commedia – racconta la Kazan – la stessa Emily direbbe che il sorriso è forse la cura migliore per ogni afflizione». Zoe Kazan ne sa qualcosa di sfide. Ma soprattutto di attori e di cinema. E se il suo cognome suona familiare non è un caso. Fa infatti parte dell’aristocrazia hollywoodiana: il nonno era il celebre regista Elia Kazan (Fronte del porto, La valle dell’Eden) il padre Nicholas Kazan (Reversal of Fortune) e la madre Robin Swicord (Lo strano caso di Benjamin Button) notissimi sceneggiatori. Insomma, Zoe è cresciuta dentro il cinema a Los Angeles, frequentando le migliori scuole private e in compagnia dei figli di Steven Spielberg e Dustin Hoffman. Oltre a fare teatro, musica e arte fin da bambina.

«Sono nata in un ambiente che ha sempre incoraggiato l’iniziativa individuale – racconta la Kazan che oggi è legata all’attore Paul Dano, suo compagno teatrale di gioventù – alla mia creatività è stato sempre stato dato spazio, e quando avevo una storia da raccontare i miei genitori mi ascoltavano con attenzione». La scrittura è una costante della sua vita: «Vengo da una famiglia di scrittori e da piccola ero convinta che tutti gli adulti scrivessero. Poi all’università ho frequentato un corso di sceneggiatura. Non avevo mai pensato di diventare una drammaturga ma non avevo altri interessi e non ho altri hobby che questa cosa chiamata teatro, cinema, narrativa». Zoe Kazan confessa che da ragazzina si sentiva spesso sola. Con la sorella giocava a “bambole senza bambole”, lavorando molto d’immaginazione. Era più vicina ai libri che alle persone: «Da adolescente ero una nerd della letteratura, per fortuna a Yale ho incontrato altri nerd come me e mi sono sentita parte di una comunità di intellettuali occhialuti». Il debutto nel cinema come attrice è avvenuto a 19 anni (The Savages), per poi recitare in una serie di produzioni indipendenti e apparizioni in serie tv. Per lei recitazione e scrittura sono andati a braccetto: «Recitavo in teatro di sera e di giorno scrivevo». Chiamarsi Kazan non è stato di nessun aiuto quando ha dovuto vendere i suoi testi e affrontare le prime audizioni come attrice: «A Hollywood non si dà peso alla provenienza: conta solo il talento e la costanza». Il fatto di essere la nipote del “grande” Kazan – morto quando lei aveva 20 anni – non ha influenzato il suo cammino professionale. «Piuttosto ha avuto un’influenza positiva il fatto di essere cresciuta intorno a tanti grandi del cinema, amici dei miei genitori, e stare seduta a tavola ascoltando interessanti conversazioni, per esempio con Karl Malden e Teresa Wright. Ecco, questa esperienza di crescita certo mi ha segnata e mi ha avvantaggiato quando dovevo affrontare certe situazioni, come saper parlare con certe persone».

Adesso vive a New York dove, assieme al compagno, sta producendo un adattamento di Wildlife, da un romanzo di Richard Ford. Nel frattempo ha girato il telefilm Max e alcuni episodi di una nuova serie TV, The Deuce. I suoi modelli di riferimento? «Jane Fonda, e ovviamente Gena Rowlands. Ammiro Robert Duvall e John Cazale, che passava dal teatro al cinema senza batter ciglio. Attori di teatro come Jason Robards, oppure Denzel Washington, credibile in qualsiasi genere. E poi ho un debole per Glenn Close. Sono modelli altissimi d’ispirazione con cui mi vergogno a confrontarmi. Sono una Kazan molto umile e modesta. La vanità non è nel mio DNA».