Sedersi alla tavola di un grande chef, ma al centro di una vigna: per un enoturista è tutta un’altra storia. Andar per cantine, oggi, non vuol dire (solo) scoprire le etichette del territorio ma anche provare alcuni dei migliori ristoranti d’Italia. Il turismo del vino sta cambiando rapidamente e la cucina diventa parte integrante della proposta delle aziende, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, dalla Toscana alla Sicilia. Che oggi ci sia una nuova cultura dell’accoglienza lo dimostrano progetti come "The Grand Wine Tour”, appena presentato alla Vigna di Leonardo di Milano, un viaggio attraverso diciotto cantine italiane capaci di offrire esperienze sartoriali di eccellenza (disponibili poi sul portale Musement): visite guidate, ospitalità di charme o cucina di qualità. Di questo network fanno parte, ad esempio, Tenuta Carretta a Piobesi d’Alba e Villa Sparina a Gavi, i cui ristoranti sono diventati una destinazione nella destinazione.
Il nome più celebre in Piemonte è naturalmente Piazza Duomo: oltre dieci anni fa Ceretto, oltre che sui Barolo e Barbaresco, ha voluto investire sul fine dining e oggi quello di Enrico Crippa, nel cuore di Alba, è il 15mo miglior ristorante al mondo. D’obbligo citare pure Guido, l’insegna della famiglia Alciati simbolo dell’alta ristorazione di Langa, che oggi si trova all’interno della Villa Reale della Tenuta Fontanafredda: qui lo chef Ugo Alciati propone classici come il vitello tonnato, la finanziera e, naturalmente, gli agnolotti al tovagliolo secondo la ricetta di mamma Lidia, da abbinare alle centinaia di bottiglie della carta.
Anche in Toscana sono ormai così tanti i ristoranti delle wineries da poter delineare agevolmente un itinerario dedicato: dal ristorante Campo del Drago di Castiglion del Bosco a Montalcino all’Osteria del Borro a San Giustino Valdarno, da Rinuccio 1180 di Antinori a Bargino alla Foresteria di Cecchi a Castellina in Chianti, dal Falconiere a Cortona al Ristoro di Castello di Ama a Gaiole in Chianti. Aziende di lunga tradizione che oggi si trasformano in cantine “totali”, capaci di attrarre i visitatori anche grazie a strutture ricettive di livello e cucine curate e coerenti con l’identità vitivinicola.
Scendendo più a Sud si fa tappa in Campania, al ristorante Morabianca del Radici Resort di Mastroberardino, circondato dai vigneti di Aglianico, e al Marennà di Feudi San Gregorio. Nel Salento, terra del Primitivo, ecco il Vinilia Wine Resort, un maniero dei primi del ‘900 recuperato con gusto e rispetto. Anche l’offerta gastronomica non è stata trascurata, tanto che il menù del ristorante gourmet Casamatta è stato creato dalla cuoca due stelle Michelin Valeria Piccini e interpretato con tecnica sicura dal resident chef Pietro Penna. Il tour si può chiudere idealmente in Sicilia, un’altra delle regioni che sta registrando la crescita maggiore (per numeri e qualità) del fenomeno enoturistico. A Capofaro, lo spettacolare resort della famiglia Tasca a Salina, non si va solo per godere di un panorama unico al mondo, immersi tra le vigne di Malvasia, ma anche per assaggiare i raffinati ravioli con foglie di cappero, palamita affumicata e finocchio fermentato dell’ottimo Ludovico De Vivo. Dalle Eolie a Menfi, dove l’azienda Planeta ospita i turisti del vino nella sua Foresteria, un resort circondato da colline vitate e da cespugli di erbe aromatiche. La cucina si muove tra le ricette tradizionali di casa (raccolte anche nel bellissimo libro “Sicilia”) e proposte più innovative firmate da Angelo Pumilia, bravo a valorizzare i prodotti dei piccoli artigiani locali.
Il nome più celebre in Piemonte è naturalmente Piazza Duomo: oltre dieci anni fa Ceretto, oltre che sui Barolo e Barbaresco, ha voluto investire sul fine dining e oggi quello di Enrico Crippa, nel cuore di Alba, è il 15mo miglior ristorante al mondo. D’obbligo citare pure Guido, l’insegna della famiglia Alciati simbolo dell’alta ristorazione di Langa, che oggi si trova all’interno della Villa Reale della Tenuta Fontanafredda: qui lo chef Ugo Alciati propone classici come il vitello tonnato, la finanziera e, naturalmente, gli agnolotti al tovagliolo secondo la ricetta di mamma Lidia, da abbinare alle centinaia di bottiglie della carta.
Anche in Toscana sono ormai così tanti i ristoranti delle wineries da poter delineare agevolmente un itinerario dedicato: dal ristorante Campo del Drago di Castiglion del Bosco a Montalcino all’Osteria del Borro a San Giustino Valdarno, da Rinuccio 1180 di Antinori a Bargino alla Foresteria di Cecchi a Castellina in Chianti, dal Falconiere a Cortona al Ristoro di Castello di Ama a Gaiole in Chianti. Aziende di lunga tradizione che oggi si trasformano in cantine “totali”, capaci di attrarre i visitatori anche grazie a strutture ricettive di livello e cucine curate e coerenti con l’identità vitivinicola.
Scendendo più a Sud si fa tappa in Campania, al ristorante Morabianca del Radici Resort di Mastroberardino, circondato dai vigneti di Aglianico, e al Marennà di Feudi San Gregorio. Nel Salento, terra del Primitivo, ecco il Vinilia Wine Resort, un maniero dei primi del ‘900 recuperato con gusto e rispetto. Anche l’offerta gastronomica non è stata trascurata, tanto che il menù del ristorante gourmet Casamatta è stato creato dalla cuoca due stelle Michelin Valeria Piccini e interpretato con tecnica sicura dal resident chef Pietro Penna. Il tour si può chiudere idealmente in Sicilia, un’altra delle regioni che sta registrando la crescita maggiore (per numeri e qualità) del fenomeno enoturistico. A Capofaro, lo spettacolare resort della famiglia Tasca a Salina, non si va solo per godere di un panorama unico al mondo, immersi tra le vigne di Malvasia, ma anche per assaggiare i raffinati ravioli con foglie di cappero, palamita affumicata e finocchio fermentato dell’ottimo Ludovico De Vivo. Dalle Eolie a Menfi, dove l’azienda Planeta ospita i turisti del vino nella sua Foresteria, un resort circondato da colline vitate e da cespugli di erbe aromatiche. La cucina si muove tra le ricette tradizionali di casa (raccolte anche nel bellissimo libro “Sicilia”) e proposte più innovative firmate da Angelo Pumilia, bravo a valorizzare i prodotti dei piccoli artigiani locali.