Le vendite calano e la Mattel corre ai ripari creando un mondo online
2 minuti di lettura
La bambola intramontabile invece tramonta. Scendono drammaticamente le vendite di Barbie, addirittura del 13 per cento nei primi tre mesi di quest'anno, uno scivolone per la Mattel soprattutto negli Usa e in Europa, mercati evidentemente saturi. Che tonfo, proprio alla vigilia dell'uscita, prevista in giugno, della sua autobiografia multimediale in puro stile millennial dal titolo (gemello del suo Instagram) “Barbie. The Art of @barbiestyle”.
Il restyling- flop
Spilungona, cicciotta, bassetta? No grazie. Il restyling escogitato per fare breccia evidentemente non ha funzionato. Ritoccata recentemente “verso il basso”, meno inarrivabile e dunque più reale, meno formosa, meno sexy, meno perfetta nelle tre nuove versioni politically correct lanciate l'anno scorso sul mercato - cioè tall, curvy e petite – raggiunta l'età della menopausa non vende più, non piace più, non ipnotizza più.
Un'icona senza tempo che invece sembra aver fatto il suo tempo. Perde terreno fra le bambine, affascinate da bambole più ciniche e sguaiate, e comunque assorbite dai giochi al computer. La Barbie ormai è arcaica. Resiste, ma solo come feticcio, come ricordo, fra le figlie del baby boom, fra le sue coetanee cresciute con lei, che continuano ad amarla & odiarla, e possono raccontare e spiegare come un giocattolo sia diventato un oggetto di culto. Cinquantotto anni, tanti ne ha compiuti il 9 marzo scorso, combattuti a colpi di ritocchi vari, restyling e lifting: un traguardo difficile, una svolta critica per una ragazza di plastica che è sempre stata perfetta.
I mille volti di Barbie
Il cyberspazio
Ma se le vendite sono in caduta libera, si corre ai ripari creando un universo parallelo, un mondo Barbie online e interattivo, un cyberspazio che naturalmente è rosa, luccicante e impeccabile. Puoi creare abiti, accessori, case, castelli, ville, piscine, città, basi spaziali, pianeti, mondi e il tuo doppio in total pink. Dove il rosa, sia ben chiaro, non è un ghetto per le bambine: “Il rosa – recita il Barbie pensiero – non è un colore, è un'attitudine!”
Simbolo di consumismo occidentale, sinonimo di leziosa e vanesia fatuità, modello controverso, in realtà Barbie può esibire un curriculum di tutto rispetto. Molte carriere, non solo quella di icona fashion o la più recente, quella di fashion blogger, sono nel suo portfolio: oltre cento arti & mestieri, fra cui spicca in anticipo sui tempi quella di candidata presidente degli Stati Uniti, una campagna elettorale lanciata nel 2004, ben prima che scendesse in campo Hillary Clinton. E' stata astronauta in occasione del primo viaggio nello spazio di una donna, è stata ambasciatrice dell'Unicef, veterinaria, poliziotta, vigile del fuoco, paleontologa, regista, pilota di aerei di linea, acrobata e anche sergente dei Marines. Non solo party girl, accessoriatissima (un miliardo di abiti per 980 milioni di metri di stoffa), star e topmodel o non solo semplice commessa o dogsitter o hostess, ma una ragazza piena di legittime ambizioni paritarie. Barbie doll puntava sul look ma era anche un modello dinamico, un'emancipata donna in carriera, così emancipata da permettersi il lusso di non sposarsi mai. Né con Ken né con altri mai.