Tutte pazze per la birra. Se Matisse avesse dipinto nel 2017 il quadro “Le amiche”, tra le due ragazze avrebbe inserito una birretta. Cresce infatti il piacere di ritrovarsi con l’amica del cuore, davanti a una bionda rinfrescante (possibilmente artigianale). La birra è oggi sempre più al femminile: 6 donne su 10 la consumano regolarmente e il 43% la preferisce perché è la perfetta compagna di molti piatti. Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione generazionale visto che, non più di 20 anni fa, solo due donne su dieci si avvicinavano alla birra. La nuova sommelier ha tra i 25 e i 35 anni, ama bere al momento dell’aperitivo ma anche per accompagnare la cena. E’ una giovane donna impegnata che studia o lavora. Predilige la “cervogia” ad altri alcolici perché è leggera, fresca e, soprattutto, economica. Non a caso sono le più junior a scegliere la bevanda con la schiuma. “Quella delle millenials è stata una generazione capofila di un cambiamento epocale nei confronti della birra – spiegano dal centro ricerche di Assobirra - negli anni ottanta trovare una ragazza che bevesse un bicchiere di Lager senza storcere la bocca per l’amaro era un’impresa quasi impossibile. Allora, tre donne su quattro la consideravano una bevanda di nessun interesse, decisamente lontana dal loro gusto. Oggi i numeri ci dicono che più della metà delle nostre connazionali la bevono, conoscono e apprezzano, contro il 25% delle loro sorelle più grandi negli anni ottanta”. A contribuire al successo è anche il venir meno di pregiudizi, come l’errata convinzione che la birra sia nemica della linea.
Una ricerca AssoBirra fotografa le consumatrici di mondo. Le italiane sono appassionate ma moderate. Verificando i consumi di birra delle donne in 11 paesi (europei e non solo), scopriamo infatti che siamo il paese con la maggior platea di bevitrici (circa il 60% del totale) ma anche il più virtuoso: con il minor consumo procapite di birra (appena 14 litri). In altre parole, in Italia le bevitrici bevono meno e soprattutto meglio. Il 70% scelgono di consumarla durante i pasti e non superando il quinto di litro. Per le giovani degustatrici le birre però non sono tutte uguali. E soprattutto quella artigianale è la vera passione. Non è certo difficile trovarla. Se nel 2004 in Italia si contavano una trentina di piccoli birrifici, dal 2008 ad oggi si sono moltiplicati e (dati di Coldiretti) negli ultimi 10 anni sono addirittura aumentati del 1900 per cento.
E chissà che, per le donne, la passione non diventi anche un business. In Svezia, tanto per fare un esempio, le donne la producono anche. “We Can Do It” è una marchio speciale perché la bevanda è prodotta interamente ed esclusivamente da donne. La fabbrica si trova a Goteborg, grazie al gruppo “FemAle” (gioco di parole tra l’aggettivo “female”, femminile in inglese, e “Ale”, termine con cui si designano determinati tipi di birre) che comprende tante appassionate. E mentre a Milano sta per essere lanciato un crowdfunding per costruire il primo parco tematico della birra artigianale a Perugia nasce il primo corso di laurea in Tecnologie Birrarie. C’è da giurare che molte allieve saranno donne. Sono tante, infine, le storie di donne che hanno aperto la loro birreria. Una fra tutte è quella di Roberta e Carlotta, e la loro Beer Wagon, che dallo scorso settembre hanno aperto un punto vendita in centro a Cagliari dove gli appassionati possono trovare tutte le varietà possibili, dalle marche più conosciute alle produzioni di nicchia. Entrambe con un passato in giro per il mondo hanno deciso di fermarsi a Cagliari unite dalla passione per la birra e stanno conquistando la città.
Una ricerca AssoBirra fotografa le consumatrici di mondo. Le italiane sono appassionate ma moderate. Verificando i consumi di birra delle donne in 11 paesi (europei e non solo), scopriamo infatti che siamo il paese con la maggior platea di bevitrici (circa il 60% del totale) ma anche il più virtuoso: con il minor consumo procapite di birra (appena 14 litri). In altre parole, in Italia le bevitrici bevono meno e soprattutto meglio. Il 70% scelgono di consumarla durante i pasti e non superando il quinto di litro. Per le giovani degustatrici le birre però non sono tutte uguali. E soprattutto quella artigianale è la vera passione. Non è certo difficile trovarla. Se nel 2004 in Italia si contavano una trentina di piccoli birrifici, dal 2008 ad oggi si sono moltiplicati e (dati di Coldiretti) negli ultimi 10 anni sono addirittura aumentati del 1900 per cento.
E chissà che, per le donne, la passione non diventi anche un business. In Svezia, tanto per fare un esempio, le donne la producono anche. “We Can Do It” è una marchio speciale perché la bevanda è prodotta interamente ed esclusivamente da donne. La fabbrica si trova a Goteborg, grazie al gruppo “FemAle” (gioco di parole tra l’aggettivo “female”, femminile in inglese, e “Ale”, termine con cui si designano determinati tipi di birre) che comprende tante appassionate. E mentre a Milano sta per essere lanciato un crowdfunding per costruire il primo parco tematico della birra artigianale a Perugia nasce il primo corso di laurea in Tecnologie Birrarie. C’è da giurare che molte allieve saranno donne. Sono tante, infine, le storie di donne che hanno aperto la loro birreria. Una fra tutte è quella di Roberta e Carlotta, e la loro Beer Wagon, che dallo scorso settembre hanno aperto un punto vendita in centro a Cagliari dove gli appassionati possono trovare tutte le varietà possibili, dalle marche più conosciute alle produzioni di nicchia. Entrambe con un passato in giro per il mondo hanno deciso di fermarsi a Cagliari unite dalla passione per la birra e stanno conquistando la città.