Piaceri

L'invasione dei maggiordomi elettronici

Alessia, Echo, Home: ecco gli assistenti che stanno conquistando gli americani
2 minuti di lettura
iscreta, ma sempre sveglia e obbediente, Alexa è la “fatina” elettronica che vive nelle case di dieci milioni di americani e li assiste nella loro vita quotidiana. Basta chiedere “Alexa, che ore sono?”, per ricevere all’istante una risposta dalla voce femminile del gadget. Ma le richieste di aiuto possono essere tante: “Alexa, suonami una canzone dei Beatles”, “Dimmi le ultime notizie”, “Telefona a mamma”, “Leggimi un romanzo di Stephen King”, “Spegni la luce della cucina”, “Che giorno è nato Obama?”. E ogni desiderio viene subito accontentato: benvenuti nel mondo di Alexa, di Amazon Echo, di Google Home e degli altri “smart speaker”, ovvero dei maggiordomi elettronici di nuova generazione.
Chiamati anche “assistenti virtuali a controllo vocale”, sono gadget che promettono un rapporto diverso, più amichevole, intelligente e costruttivo, con i loro proprietari. E che stanno rivoluzionando le case degli americani e il mondo dell’elettronica di largo consumo. Il primo a intuire le potenzialità del nuovo mercato è stato Jeff Bezos, 53 anni, fondatore di Amazon e terzo uomo più ricco del pianeta. Due anni fa ha lanciato il primo assistente virtuale, Amazon Echo, con un successo che ha subito spiazzato gli avversari. La Apple di Tim Cook sta ancora cercando di far leva sulle capacità di Siri negli iPhone e iPad per recuperare il tempo perduto. Google ha lanciato da poco il suo prodotto Home, che promette di essere più “intelligente” di Echo, ma che per il momento sconta i ritardi e una minore praticità rispetto a Amazon. Comunque la sfida è appena cominciata e promette di cambiare molte cose.
La vera sorpresa dei nuovi assistenti-gadget è che costano relativamente poco e che riescono a capire molto bene gli ordini impartiti (per ora solo in inglese, anche se la Amazon e gli altri si stanno attrezzando per sbarcare presto negli altri mercati). Il modello più economico di Amazon è alto 23 centimetri e costa sui 45 euro, quello di Google è sui 110 euro, mentre Echo Show, munito di un piccolo schermo, che Bezos lancerà a fine giugno, sarà venduto sui 210 euro. A queste somme bisogna solo aggiungere l’abbonamento Prime (per gli utenti Amazon), la spesa per il Wifi di casa, cui il gadget si collega, ed eventuali acquisti fatti sul Web. Ad esempio, perché l’apparecchio legga un libro di King, bisogna comprare prima su internet la versione audio.
Proprio la facilità degli acquisti attraverso Alexa Echo aveva fatto pensare, all’inizio, che Bezos lo considerasse un modo per alimentare l’e-commerce di Amazon. È vero che bastano pochi comandi verbali per comprare e far spedire a casa qualsiasi prodotto, ma l’impressione degli esperti è che la linea di “smart speakers” stia diventando un business a sé stante. Del resto nessuno si aspettava, tanto meno Bezos, il trionfo che hanno avuto i gadget grazie anche alla facilità di installazione e alle ottime prestazioni. Ed è decisamente un mercato in crescita e con grandi prospettive: nel senso che ogni settimana si aggiungono nuove potenzialità a quelle già esistenti, in collaborazione con aziende esterne, in particolare con quelle specializzate nella automazione di casa. Si possono già comprare lampadine, interruttori e apparecchi anch’essi collegati al WiFi di casa e comandabili con la voce attraverso Amazon Echo (cioè Alexa). Un altro software consente, ad esempio, di chiedere ad Alexa di far suonare il cellulare in modo da ritrovarlo in caso di smarrimento.
Come ogni novità tecnologica, anche gli “smart speakers” si portano dietro polemiche, cambiamenti di costume e anche qualche teoria complottistica. Alcuni bloggers si lamentano per il fatto che, ad Alexa, non bisogna mai chiedere “per favore”, né dire “grazie”. Il rischio? Che i giovani, specie i più piccoli che ormai crescono con Alexa a casa, perdano la buona educazione. Un altro pericolo, a dire di alcuni, è che questi gadgets registrino segretamente le conversazioni in barba alla privacy. Ma sono solo congetture, ovviamente smentite da Amazon e Google, anche se è vero che, ricostruendo i comandi impartiti ad Alexa, è già stato risolto un caso giudiziario nel Arkansas.