Quello <TB><TB>che continuiamo a chiamare cinema è completamente diverso da ciò che con questo nome si intendeva solo dieci anni fa. Il racconto per immagini non è certo finito, ma viene fruito in maniere assai diverse. La sala, data in crisi da decenni, non morirà a breve, ma è costretta a ripensarsi in modi nuovi, per fronteggiare la concorrenza di film, serie, ma anche mostre e concerti da vedere in televisione, su Internet e sulle pay tv. Il cinema è stato costretto a gonfiarsi, a puntare sugli effetti speciali, il 3d, la fidelizzazione attraverso saghe, serie e sequel, l’intreccio con il merchandising e con altre forme espressive, dal fumetto al web. E il luogo fisico in cui vederlo subisce, in tutto il mondo, cambiamenti radicali.
Oggi la maggior parte degli schermi si trova nei centri commerciali, lontano dai centri abitati e inseriti in una catena del consumo più ampia. Ma è in questo paesaggio che si cercano strade più originali. Dall’Oriente arrivano immagini favolose: lo Shinjuku Piccadilly (Tokyo), che comprende posti differenziati e salottini, il lussuosissimo Orange Cinema Club (Pechino), o il Blitz Megaplex in Indonesia, sale con divani, letti, privé. A Londra è celebre l’Electric Cinema, sala storica a Notting Hill, riadattata con poltrone, letti e coperte. E sempre qui è nata l’idea dello Hot Tube Cinema, proiezioni in piscine riscaldate che, lanciate nel 2012, sono state replicate in varie città inglesi (prossima tappa in Australia, a Sydney). Pe restare sul folcloristico, Ikea ha organizzato proiezioni riempiendo di letti l’Olympia di Parigi e il Kinostar De Luxe presso Mosca. Il cinema diventa un luogo di eventi .
In Italia queste iniziative eccentriche in realtà finora non hanno attecchito ancora molto. I due casi più interessanti vengono da Napoli: il Posillipo e l’Hart, ex Ambasciatori, con tavolini per cenare, divani, letti, e lampadari vintage. Invece la recentissima riapertura del cinema Alcazar di Roma, trasformato in un “bistrot con vista performance”, senza più i posti a sedere del cinema, ha suscitato molte polemiche. La dicitura “sala polivalente” a volte serve per aggirare le norme sulle destinazioni d’uso. Molto simile, sempre a Roma, il destino del vecchio cinema Corso progettato da Marcello Piacentini, trasformato in un enorme negozio Vuitton, mantenendo uno spazio per proiezioni da 20 posti.
In molti casi, la “polivalenza” è una necessità, e chi ha monosale in piccoli centri per sopravvivere deve alternare concerti, proiezioni ed eventi (come il Pegasus di Spoleto, in una ex chiesa romanica). Ma c’è anche la tendenza al recupero delle sale storiche, magari dell’epoca d’oro del déco o del razionalismo. E quella al rinnovamento delle cineteche stesse, che non sono più meri archivi: si pensi alla nuova sede del BFI a Londra, con libreria e ristorante, a quella dell’Eye Film Institute di Amsterdam o alla Filmoteca de Catalunya. Magari guardare i film in pellicola diventerà l’ultima delle mode. Per abituare i bambini a frequentare i cinema, intanto, la Cineteca di Bologna ha all’interno dei suoi spazi una ludoteca che è stata ribattezzata, con gioco di parole dialettale, “Cinnoteca” (il cinno è, in bolognese, il bambino).
Oggi la maggior parte degli schermi si trova nei centri commerciali, lontano dai centri abitati e inseriti in una catena del consumo più ampia. Ma è in questo paesaggio che si cercano strade più originali. Dall’Oriente arrivano immagini favolose: lo Shinjuku Piccadilly (Tokyo), che comprende posti differenziati e salottini, il lussuosissimo Orange Cinema Club (Pechino), o il Blitz Megaplex in Indonesia, sale con divani, letti, privé. A Londra è celebre l’Electric Cinema, sala storica a Notting Hill, riadattata con poltrone, letti e coperte. E sempre qui è nata l’idea dello Hot Tube Cinema, proiezioni in piscine riscaldate che, lanciate nel 2012, sono state replicate in varie città inglesi (prossima tappa in Australia, a Sydney). Pe restare sul folcloristico, Ikea ha organizzato proiezioni riempiendo di letti l’Olympia di Parigi e il Kinostar De Luxe presso Mosca. Il cinema diventa un luogo di eventi .
In Italia queste iniziative eccentriche in realtà finora non hanno attecchito ancora molto. I due casi più interessanti vengono da Napoli: il Posillipo e l’Hart, ex Ambasciatori, con tavolini per cenare, divani, letti, e lampadari vintage. Invece la recentissima riapertura del cinema Alcazar di Roma, trasformato in un “bistrot con vista performance”, senza più i posti a sedere del cinema, ha suscitato molte polemiche. La dicitura “sala polivalente” a volte serve per aggirare le norme sulle destinazioni d’uso. Molto simile, sempre a Roma, il destino del vecchio cinema Corso progettato da Marcello Piacentini, trasformato in un enorme negozio Vuitton, mantenendo uno spazio per proiezioni da 20 posti.
In molti casi, la “polivalenza” è una necessità, e chi ha monosale in piccoli centri per sopravvivere deve alternare concerti, proiezioni ed eventi (come il Pegasus di Spoleto, in una ex chiesa romanica). Ma c’è anche la tendenza al recupero delle sale storiche, magari dell’epoca d’oro del déco o del razionalismo. E quella al rinnovamento delle cineteche stesse, che non sono più meri archivi: si pensi alla nuova sede del BFI a Londra, con libreria e ristorante, a quella dell’Eye Film Institute di Amsterdam o alla Filmoteca de Catalunya. Magari guardare i film in pellicola diventerà l’ultima delle mode. Per abituare i bambini a frequentare i cinema, intanto, la Cineteca di Bologna ha all’interno dei suoi spazi una ludoteca che è stata ribattezzata, con gioco di parole dialettale, “Cinnoteca” (il cinno è, in bolognese, il bambino).