Difficile raccontare un’estate ancora in corso. Il grande caldo “luciferino”, il reggaeton invasivo e internazionale di “Despacito”, la mania dei fenicotteri rosa. Troppo poco. E sul fronte vacanze? La percentuale di chi è andato o andrà in vacanza in questo 2017 risale un po’ rispetto alla media degli ultimi anni (a inizio decennio, tra 2012 e 2013, picco in basso), ma scende di poco se confrontata con quella dello scorso anno. Gli albergatori, comunque, hanno recuperato ottimismo. Più della metà degli italiani si sposta per le ferie, con molta accortezza sul budget. Molti si affidano a sistemazioni economiche, ad appoggi presso amici e parenti. 34 milioni i vacanzieri estivi, orientati in larga parte verso destinazioni italiane (78,6 per cento, quattro punti percentuali in più rispetto all’anno scorso): in testa, Puglia, Isola d’Elba, costiera adriatica, Sardegna. Chi va all’estero, sceglie soprattutto Grecia, Croazia, Spagna – considerate le mete più rassicuranti negli anni dell’ansia da attentato terroristico. Spesa media pro capite: 838 euro.
La vera grande agenzia di viaggio, naturalmente, è la Rete: nel mare delle proposte, si confronta, si verifica, si contratta. Si condivide. Ma non si tratta solo degli scatti, più o meno “filtrati”, e dei video da postare, delle “dirette” più o meno seguite – le vacanze social, le sequenze in posa su Instagram, con cui ci divertiamo, illudendoci di essere quasi vip. La vacanza condivisa comincia su Booking e su TripAdvisor: le scelte che facciamo, a monte – nell’individuare alloggi, itinerari, tappe e giorno per giorno - ristoranti, caffè, attrazioni -, passano per la somma dei giudizi altrui. Milioni di recensioni nel tempo della critica di massa: le stellette le danno gli utenti, generando l’immensa nube acustica del sentito dire (TripAdvisor vanta oltre mezzo miliardo di commenti). È un passaparola trasversale e universale, che determina e orienta le preferenze, incoraggiandoci a mettere in gioco le nostre. Così, la stanza d’albergo poco pulita, il cameriere scortese, la pasta scotta, il piatto che arriva freddo, il museo deludente entrano nel vasto racconto corale, la centrifuga planetaria di idiosincrasie, tic, pretese, da cui affiora la “verità media” a cui spesso ci affidiamo. Talvolta, pentendoci. Lo smartphone è la nostra Lonely Planet sempre fresca di giornata: localizza e indirizza. Conforta, e – quando serve – ricalcola il percorso, in senso concreto e in senso astratto.
La fortuna di Airbnb – il portale che raccoglie annunci di affitti da tutto il mondo – è un segno ulteriore della forza della condivisione. Home sharing, appunto. Stanze, case, ville, barche e perfino igloo: c’è di tutto, anche divani in salotti privati su cui passare qualche ora in attesa di una coincidenza ferroviaria. Per l’eclissi solare del 21 agosto, visibile negli Stati Uniti, proprio Airbnb ha lanciato un concorso: il vincitore potrà godersi lo spettacolo su un jet privato.
Occorre spiegare in modo originale perché un evento simile spinge le persone a radunarsi. Condividere, condividere! La casa – scambiandola con altri viaggiatori: il fenomeno “house swapping” ha radici antiche, è nato come “alternativo”, oggi è sempre più diffuso e professionale. La macchina: il car sharing sta cambiando la mobilità urbana, comincia a estendersi anche nelle periferie e in provincia e guadagna nuovi operatori. Il car pooling – uso condiviso di automobili in gruppo – consente di macinare chilometri risparmiando parecchio e facendo nuove conoscenze.
La tabella di marcia delle vacanze di fine decennio, così, ha lati imprevedibili, ma limita gli imprevisti troppo scomodi. È “mirata”, anche quando avventurosa. E che sia l’intramontabile settimana da spiaggiati o quella con il golfino in alta quota; che sia il tour enogastronomico, quello spirituale, la movida o la vacanza studio, è sempre più un viaggio tagliato su misura. O almeno ci piace crederlo.
Il calendario è infinitamente meno rigido di mezzo secolo fa; e se quel 26 per cento di italiani che potevano permettersi quattro notti fuori casa nel ‘67 non aveva altro orizzonte che il ferragosto, nel 2017 il popolo delle ferie è fatto di “multi-vacanzieri”. Gente che – se può – parte anche fuori stagione, più volte all’anno, e si accontenta di tirare il fiato anche solo per un pugno di giorni. La vecchia villeggiatura è quasi archeologia.
La vera grande agenzia di viaggio, naturalmente, è la Rete: nel mare delle proposte, si confronta, si verifica, si contratta. Si condivide. Ma non si tratta solo degli scatti, più o meno “filtrati”, e dei video da postare, delle “dirette” più o meno seguite – le vacanze social, le sequenze in posa su Instagram, con cui ci divertiamo, illudendoci di essere quasi vip. La vacanza condivisa comincia su Booking e su TripAdvisor: le scelte che facciamo, a monte – nell’individuare alloggi, itinerari, tappe e giorno per giorno - ristoranti, caffè, attrazioni -, passano per la somma dei giudizi altrui. Milioni di recensioni nel tempo della critica di massa: le stellette le danno gli utenti, generando l’immensa nube acustica del sentito dire (TripAdvisor vanta oltre mezzo miliardo di commenti). È un passaparola trasversale e universale, che determina e orienta le preferenze, incoraggiandoci a mettere in gioco le nostre. Così, la stanza d’albergo poco pulita, il cameriere scortese, la pasta scotta, il piatto che arriva freddo, il museo deludente entrano nel vasto racconto corale, la centrifuga planetaria di idiosincrasie, tic, pretese, da cui affiora la “verità media” a cui spesso ci affidiamo. Talvolta, pentendoci. Lo smartphone è la nostra Lonely Planet sempre fresca di giornata: localizza e indirizza. Conforta, e – quando serve – ricalcola il percorso, in senso concreto e in senso astratto.
La fortuna di Airbnb – il portale che raccoglie annunci di affitti da tutto il mondo – è un segno ulteriore della forza della condivisione. Home sharing, appunto. Stanze, case, ville, barche e perfino igloo: c’è di tutto, anche divani in salotti privati su cui passare qualche ora in attesa di una coincidenza ferroviaria. Per l’eclissi solare del 21 agosto, visibile negli Stati Uniti, proprio Airbnb ha lanciato un concorso: il vincitore potrà godersi lo spettacolo su un jet privato.
Occorre spiegare in modo originale perché un evento simile spinge le persone a radunarsi. Condividere, condividere! La casa – scambiandola con altri viaggiatori: il fenomeno “house swapping” ha radici antiche, è nato come “alternativo”, oggi è sempre più diffuso e professionale. La macchina: il car sharing sta cambiando la mobilità urbana, comincia a estendersi anche nelle periferie e in provincia e guadagna nuovi operatori. Il car pooling – uso condiviso di automobili in gruppo – consente di macinare chilometri risparmiando parecchio e facendo nuove conoscenze.
La tabella di marcia delle vacanze di fine decennio, così, ha lati imprevedibili, ma limita gli imprevisti troppo scomodi. È “mirata”, anche quando avventurosa. E che sia l’intramontabile settimana da spiaggiati o quella con il golfino in alta quota; che sia il tour enogastronomico, quello spirituale, la movida o la vacanza studio, è sempre più un viaggio tagliato su misura. O almeno ci piace crederlo.
Il calendario è infinitamente meno rigido di mezzo secolo fa; e se quel 26 per cento di italiani che potevano permettersi quattro notti fuori casa nel ‘67 non aveva altro orizzonte che il ferragosto, nel 2017 il popolo delle ferie è fatto di “multi-vacanzieri”. Gente che – se può – parte anche fuori stagione, più volte all’anno, e si accontenta di tirare il fiato anche solo per un pugno di giorni. La vecchia villeggiatura è quasi archeologia.