Piaceri

Il tempo di Muccino

Il regista romano: "Quando guardo le lancette penso che vada assaporato ogni attimo"

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“Il mio primo orologio fu un regalo di mio padre: lo persi mentre ero a una fontanella di scuola. Fu un piccolo trauma, perché era un oggetto importante. Da allora ho preso l’abitudine di non toglierlo mai, neanche per fare il bagno. Gli orologi che porto hanno sempre un valore affettivo. Mi ricordano che il tempo va vissuto senza fretta, l’importante è guardarsi intorno e assaporare ogni minuto».
È un rapporto molto stretto quello che lega il regista Gabriele Muccino al suo orologio. Certo, qualunque responsabile di un centro assistenza ricorderebbe che, a prescindere dall’impermeabilità, sarebbe meglio togliere l’orologio prima di fare la doccia per non rischiare di rovinarlo, ma per lui, come per tanti altri, separarsi da un oggetto così funzionale e simbolico può essere difficile.
«Bisogna – specifica Gabriele Muccino – saper andare a braccetto con il proprio tempo. Io, per esempio, ho l’abitudine di dividerlo in tre atti, stagioni o fasi, esattamente come nella drammaturgia: c’è il momento per elaborare, quello per sperimentare e quello per metabolizzare. Per chi fa cinema come me, il senso del tempo ha un ruolo fondamentale: è il tempo che, all’interno di un film, crea la tensione, la catarsi, il dramma o la dolcezza. È proprio grazie al modo in cui si opera sul tempo narrativo che si costruisce la figura del regista e la sua personale firma».
Una narrazione, quella di Muccino, che dopo molti anni, ha scelto di tornare ad occuparsi del nostro Paese, come ha spiegato lo stesso regista ritirando il “Behind the Camera – Nastri d’Argento”, premio con il quale il marchio Hamilton celebra ogni anno un inizio o una particolare svolta nella carriera del vincitore.
«Con L’estate addosso ho scelto di fare un film leggero e malinconico, una sorta di ponte tra il genere drammatico (come i film realizzati in America) e il mio prossimo lavoro, che sarà ancora italiano ma meno leggero: un film corale e una grande commedia umana in cui si intersecano, in un crocevia di vite, un po’ le storie di tutti noi. È stata una pellicola transitoria, dunque, ma importante perché ho voluto riportare il mio amore per il cinema in Italia dove è nato e dove affonda radici, motivazioni e ispirazioni».
Quali sono i film che hanno segnato delle svolte nella sua carriera? «Ad oggi – ricorda Gabriele Muccino – nella mia storia professionale ci sono stati almeno due avvenimenti che hanno contribuito a cambiare la mia vita: il successo imprevisto e travolgente ottenuto grazie a L’ultimo bacio e il mio esordio americano alla regia con La ricerca della felicità; un film, quest’ultimo che mi ha “esposto” maggiormente ma simile all’altro per le emozioni, lo stordimento e l’euforia che mi ha trasmesso».