Compie duecento anni lo storico locale di villa Borghese a Roma, che sorge a due passi dalla Terrazza del Pincio. Conobbe alti e bassi, ma tuttora è una delle location più ambite della Capitale
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Compie 200 anni – e se li porta decisamente bene - la Casina Valadier, troppo bella e troppo speciale per vivere un'esistenza quieta. E' un'origine nobile quella che può vantare, se è vero che fu ispirata dallo stesso Napoleone durante il Regno d'Italia la scelta urbanistica di commissionare al Valadier il nuovo assetto di Villa Borghese con un edificio che potesse godere di una delle viste più spettacolari del mondo. Un giardino pubblico con un numero impressionante di opere d'arte era la villa, il polmone verde della città, una villa che proprio in quegli anni cambiò aspetto, sottoposta a un restyling radicale. Sul barocco prevalse un'architettura del paesaggio alla francese, a collegare aiuole geometriche, viali a raggiera, orologi ad acqua, fontane, laghetti, logge, esedre, boschetti, terrazze e belvedere. E a due passi dalla terrazza del Pincio sorse la Casina Valadier.
Più che per la sorvegliata eleganza neoclassica dell'edificio, ingentilito con un'esedra di colonne, la Casina va famosa per ciò che rappresenta: una delle location più ambite della capitale, teatro di feste, matrimoni, cocktail, eventi promozionali di aziende, party post-sfilate di moda, cene “in onore di”, appuntamenti esclusivi, con i paparazzi asserragliati dietro la siepe pronti a scattare.
La casina Valadier tra storia e fasti
E' alla Casina che Francesca Pascale festeggiò il suo trentesimo compleanno, presente ovviamente il Cavaliere. E' alla Casina che un sontuoso lunch aprì i due giorni di celebrazioni indette per le nozze di Flavio Briatore con Elisabetta Gregoraci. E' nella Casina che Radio Dimensione Suono ha festeggiato i primi vent'anni dell'emittente con altissimo tasso di rockstar nella lista dei presenti. Ed è qui ovviamente che, il 19 settembre, si terranno le celebrazioni per i due secoli, con un sontuoso party i cui invitati, come recita l'invito, per quanto riguarda il dress code dovranno ispirarsi alla luce. La Casina Valadier fu progettata e realizzata fra il 1817 e il 1837 rielaborando in stile neoclassico il Casino della Rota, un fabbricato seicentesco appartenuto ai Frati Agostiniani di Santa Maria del Popolo ed edificato, a sua volta, sui resti di un'antica cisterna romana: già duemila anni fa l'area, nota come il Collis Hortulorum che corrispondeva con il punto più alto del Pincio, ospitava i giardini privati più lussureggianti e sfarzosi della città. Le tubature di questa cisterna furono utilizzate come nascondiglio e come via di fuga durante il sacco di Roma nel 1527.
Progettata per essere un luogo di ristoro sul modello dei bistrot francesi, la Casina Valadier diventò durante il Risorgimento e fra le due guerre uno dei locali più alla moda di Roma, ritrovo di artisti, intellettuali, personalità della cultura e uomini politici. Ma conobbe alti e bassi; a fine Ottocento era diventata la casa in cui abitava il custode del parco. Nel 1913, con scandalo dei benpensanti, fu aggiunta al centro della fontana a scogliera che si trova nel giardino sulla destra dell'edificio una statua di bronzo in grandezza naturale che ritrae una fanciulla nuda con in mano una conca ciociara da cui zampilla l'acqua. Durante l'ultima guerra la Casina fu occupata dai tedeschi e successivamente, dopo la Liberazione, dagli inglesi che, data l'amenità del luogo, la trasformarono nel loro circolo ufficiali.
Il resto è storia nota. Una storia fatta di alterne vicende, vicissitudini, successi, rilanci, gestioni sbagliate, ampliamenti, meticolosi restauri, investimenti massicci ad opera degli attuali gestori, la famiglia Montefusco. Il tutto non lontano dal punto esatto in cui, accanto al busto dell'astronomo Angelo Secchi, passa il meridiano di Roma.