Butler e l’America delle stelle cadenti
Francesco Pacifico , di FRANCESCO PACIFICOUn Midwest di uomini sconfitti che assomiglia alle Langhe di Pavese. È lo scenario di 'Sotto il falò' di Nickolas Butler. Una letteratura lontana dalla città che dà un piacere fortissimo
Il Butler Country è una terra di beoni di grandi sentimenti e pericolosa vitalità, figlia devota del Carver Country e del Midwest di Kent Haruf. I personaggi di Nickolas Butler sono soprattutto uomini di un'età e una generazione che dovrebbe andarsene dal Butler Country ma non ci riesce. "Le colline si erano svuotate della gente come loro (...) Gli anziani che avevano gestito le botteghe per decenni erano morti, lasciando gli scaffali deserti, le porte aperte. I figli di quegli imprenditori avevano appiccicato cartelli con la scritta in vendita alle finestre e poi se n'erano andati".
Le comunità di Butler muoiono "come se una malattia le avesse contagiate in silenzio (...) Nelle edicole ignorate da tempo, notizie vecchie di anni marcivano nella storia". Quella morte è il motivo stesso per cui Butler sta conquistando lettori nel suo paese ma anche in Europa: i destini chiari dei suoi personaggi sconfitti danno una forma di…
Le comunità di Butler muoiono "come se una malattia le avesse contagiate in silenzio (...) Nelle edicole ignorate da tempo, notizie vecchie di anni marcivano nella storia". Quella morte è il motivo stesso per cui Butler sta conquistando lettori nel suo paese ma anche in Europa: i destini chiari dei suoi personaggi sconfitti danno una forma di…
Il Butler Country è una terra di beoni di grandi sentimenti e pericolosa vitalità, figlia devota del Carver Country e del Midwest di Kent Haruf. I personaggi di Nickolas Butler sono soprattutto uomini di un'età e una generazione che dovrebbe andarsene dal Butler Country ma non ci riesce. "Le colline si erano svuotate della gente come loro (...) Gli anziani che avevano gestito le botteghe per decenni erano morti, lasciando gli scaffali deserti, le porte aperte. I figli di quegli imprenditori avevano appiccicato cartelli con la scritta in vendita alle finestre e poi se n'erano andati".
Le comunità di Butler muoiono "come se una malattia le avesse contagiate in silenzio (...) Nelle edicole ignorate da tempo, notizie vecchie di anni marcivano nella storia". Quella morte è il motivo stesso per cui Butler sta conquistando lettori nel suo paese ma anche in Europa: i destini chiari dei suoi personaggi sconfitti danno una forma di conforto.
I racconti di questa raccolta sono essenziali fino a sembrare ballate (possono piacere o non piacere esattamente in questi termini). Nelle sue storie di provincia, omogenee come in un romanzo di Elizabeth Strout, una deliberata semplicità morale scandisce il racconto: "Non sapevo più di chi fosse la colpa, e forse non aveva importanza. L'intera faccenda era molto stupida e mi stava facendo perdere il mio migliore amico". Oppure: "(Lei) era in trappola, in una gabbia fatta dalla dolcezza e dalla ferocia di lui mescolate insieme".
È proprio la contraddizione a essere presentata con certezza. "Come si crea una distanza così profonda tra due persone che vivono insieme in maniera tanto intima? Due persone che si sono amate? Non riesce a spiegarselo".
Si può dire che i lettori di Butler lo cerchino con spirito conservatore. Il lettore spaesato e disgustato dal mondo si rifugia nelle sue atmosfere fresche e tristi: meglio i guai di giovani alcolisti dal cuore d'oro di ritorno dall'Afghanistan o da una festa nel bosco, che le domande impossibili che ci pone la società contemporanea.
A eccezione di parabole simboliche sul petrolio e allusioni alla fine del lavoro, Butler non interroga il mondo globale, e con una sega elettrica taglia la sezione di mondo che conosce meglio: "A volte un bar è un bozzolo, un grembo, un posto che non vorresti lasciare mai.
C'è tutto quello di cui hai bisogno: birra fresca, musica familiare, pizza surgelata". C'è la barista che "ti dice che le piacciono i tuoi gusti musicali e ti allunga una moneta perché l'aggeggio continui a pompare".
Le storie parlano di donne che scappano di casa lasciando gli uomini soli; di genitori non all'altezza; soprattutto parlano di quella che gli americani chiamano "bromance": l'amore platonico tra amiconi maschi. Un irresistibile veterano ancora giovane, canonicamente incapace di evitare i guai, può avere tutte le donne che vuole, ma la sua vera compagnia sono gli uomini, quelli con cui va in giro a fare risse e quelli che guarda in tv: "Uomini giovani, uominidella sua età, uomini come quelli con cui aveva fatto amicizia in Afghanistan. Atletici, sudati, uomini che correvano, urlavano, si attaccavano a vicenda mandandosi al tappeto".
Non c'è omoerotismo, gli uomini vanno a letto con le donne, ma qui gli uomini non capiscono il mondo che in termini semplificati. Lo scrittore americano maschio cerca sempre il grande romanzo, cerca l'impresa, mentre la donna - l'esempio principe è Alice Munro, pur canadese - crea arazzi con le sfumature. Butler riserva questo trattamento ai suoi maschi, ma arriva a far pensare che i maschi non valgano tanta sottigliezza. Nel Midwest di Butler gli uomini abbandonati dalle compagne smettono di menzionare il loro nome; gli altri invece amano le fidanzate perché basta loro "avere il suo odore addosso tutto il giorno, come un profumo da annusare che ti rende felice".
Se qui lo sguardo maschile non presenta ricchezza o varietà, il punto è che questa è una letteratura lontana dalla città e dà un piacere fortissimo quando fuori dal bar spuntano un miliardo di stelle, "e più vicino una matrice di lucciole che si sollevavano da terra per formare la loro galassia, accendendosi a intermittenza". I maschi fatti e ubriachisi afflosciano dall'emozione nelle loro "orbite private". Paragoniamo questo Midwest alle Langhe. I falò di Pavese erano raccontati da chi tornava dopo aver visto altro e rientrava
in contatto con la propria terra. Chi torna a questi falò invece non sembra aver visto molto. E i riti sono solo serate folli e divertenti, che producono delirio sessualee rimescolano le coppie. Alla festa per il solstizio d'inverno, detta "della motosega", si accatasta la legna per scaldare la chiesa. "Al mattino presto andavamo tutti nel bosco con le fiaschette piene di whiskey o di brandy e tagliavamo i rami secchi o le cime pericolanti degli alberi ancora vivi(;) in quelle rare ore di luce lavoravamo sodo, sudando attraverso strati di vestiti, e il rumore delle motoseghe era ovunque. Dopo ci aspettavano un maiale arrostito, un fusto di birra e un falò".
Titolo: Sotto il falò
Autore: Nickolas Butler
Editore: Marsilio
Prezzo: 17,50 euro
Pagine: 240
Le comunità di Butler muoiono "come se una malattia le avesse contagiate in silenzio (...) Nelle edicole ignorate da tempo, notizie vecchie di anni marcivano nella storia". Quella morte è il motivo stesso per cui Butler sta conquistando lettori nel suo paese ma anche in Europa: i destini chiari dei suoi personaggi sconfitti danno una forma di conforto.
I racconti di questa raccolta sono essenziali fino a sembrare ballate (possono piacere o non piacere esattamente in questi termini). Nelle sue storie di provincia, omogenee come in un romanzo di Elizabeth Strout, una deliberata semplicità morale scandisce il racconto: "Non sapevo più di chi fosse la colpa, e forse non aveva importanza. L'intera faccenda era molto stupida e mi stava facendo perdere il mio migliore amico". Oppure: "(Lei) era in trappola, in una gabbia fatta dalla dolcezza e dalla ferocia di lui mescolate insieme".
È proprio la contraddizione a essere presentata con certezza. "Come si crea una distanza così profonda tra due persone che vivono insieme in maniera tanto intima? Due persone che si sono amate? Non riesce a spiegarselo".
Si può dire che i lettori di Butler lo cerchino con spirito conservatore. Il lettore spaesato e disgustato dal mondo si rifugia nelle sue atmosfere fresche e tristi: meglio i guai di giovani alcolisti dal cuore d'oro di ritorno dall'Afghanistan o da una festa nel bosco, che le domande impossibili che ci pone la società contemporanea.
A eccezione di parabole simboliche sul petrolio e allusioni alla fine del lavoro, Butler non interroga il mondo globale, e con una sega elettrica taglia la sezione di mondo che conosce meglio: "A volte un bar è un bozzolo, un grembo, un posto che non vorresti lasciare mai.
C'è tutto quello di cui hai bisogno: birra fresca, musica familiare, pizza surgelata". C'è la barista che "ti dice che le piacciono i tuoi gusti musicali e ti allunga una moneta perché l'aggeggio continui a pompare".
Le storie parlano di donne che scappano di casa lasciando gli uomini soli; di genitori non all'altezza; soprattutto parlano di quella che gli americani chiamano "bromance": l'amore platonico tra amiconi maschi. Un irresistibile veterano ancora giovane, canonicamente incapace di evitare i guai, può avere tutte le donne che vuole, ma la sua vera compagnia sono gli uomini, quelli con cui va in giro a fare risse e quelli che guarda in tv: "Uomini giovani, uominidella sua età, uomini come quelli con cui aveva fatto amicizia in Afghanistan. Atletici, sudati, uomini che correvano, urlavano, si attaccavano a vicenda mandandosi al tappeto".
Non c'è omoerotismo, gli uomini vanno a letto con le donne, ma qui gli uomini non capiscono il mondo che in termini semplificati. Lo scrittore americano maschio cerca sempre il grande romanzo, cerca l'impresa, mentre la donna - l'esempio principe è Alice Munro, pur canadese - crea arazzi con le sfumature. Butler riserva questo trattamento ai suoi maschi, ma arriva a far pensare che i maschi non valgano tanta sottigliezza. Nel Midwest di Butler gli uomini abbandonati dalle compagne smettono di menzionare il loro nome; gli altri invece amano le fidanzate perché basta loro "avere il suo odore addosso tutto il giorno, come un profumo da annusare che ti rende felice".
Se qui lo sguardo maschile non presenta ricchezza o varietà, il punto è che questa è una letteratura lontana dalla città e dà un piacere fortissimo quando fuori dal bar spuntano un miliardo di stelle, "e più vicino una matrice di lucciole che si sollevavano da terra per formare la loro galassia, accendendosi a intermittenza". I maschi fatti e ubriachisi afflosciano dall'emozione nelle loro "orbite private". Paragoniamo questo Midwest alle Langhe. I falò di Pavese erano raccontati da chi tornava dopo aver visto altro e rientrava
in contatto con la propria terra. Chi torna a questi falò invece non sembra aver visto molto. E i riti sono solo serate folli e divertenti, che producono delirio sessualee rimescolano le coppie. Alla festa per il solstizio d'inverno, detta "della motosega", si accatasta la legna per scaldare la chiesa. "Al mattino presto andavamo tutti nel bosco con le fiaschette piene di whiskey o di brandy e tagliavamo i rami secchi o le cime pericolanti degli alberi ancora vivi(;) in quelle rare ore di luce lavoravamo sodo, sudando attraverso strati di vestiti, e il rumore delle motoseghe era ovunque. Dopo ci aspettavano un maiale arrostito, un fusto di birra e un falò".
Titolo: Sotto il falò
Autore: Nickolas Butler
Editore: Marsilio
Prezzo: 17,50 euro
Pagine: 240